Lettori con segnalibro e lettori senza.
Lettore con segnalibro:
Utilizza sempre lo stesso segnalibro da anni. Gliel’ha regalato una fidanzata alle superiori quindici anni fa, e, per una ragione che neanche lui sa spiegarsi, non riesce a distaccarsene. Raccoglie tutti gli altri segnalibri in un piccolo fascio, tenuto su da un elastico giallo che di tanto in tanto si sfibra e che è costretto a sostituire. Gli esponenti più radicali di questa categoria, dopo aver comprato un libro, lo foderano con una sovracopertina di plastica trasparente, per evitare che si sciupi. Si tratta di soggetti ipercritici che prediligono i classici (meglio se russi, meglio se incomprensibili) e che distruggono metodicamente tutto quanto sia stato scritto dopo il 1901. Trattano l’oggetto-libro con una riverenza ai limiti del patologico. Diffidenti per natura, il gesto d’amore più grande che riescano a concepire è prestare un libro.
Una volta un mio amico che appartiene alla suddetta categoria, in un momento di slancio, me ne ha prestato uno: ancora mi ricordo del lutto nei suoi occhi, dovuto al distacco dal volume.
Conservai il romanzo sul ripiano più alto della libreria (al riparo dalla mia gatta), per riconsegnarglielo dopo due settimane, non prima di aver cercato sul web qualche notizia critica che poi spacciai per mia. Il lettore con segnalibro riconosce ai libri un potere taumaturgico, per questa ragione mi guardo bene dall’informare il mio amico che da un po’ scrivo anche io.
Lettore senza segnalibro:
Fa il tifo per l’autore a prescindere dalla qualità dello scritto, se un libro è loffo si dispiace sinceramente. Onnivoro, predilige la letteratura contemporanea, rifiuta solo i libri che cominciano con le descrizioni di un paesaggio (fatta eccezione per Pavese). È empatico con i personaggi dei romanzi al limite dello sdoppiamento di personalità: se il protagonista sta male, gli viene il mal di testa; se è contento sorride; se scopa, ha un’erezione. Adora l’oggetto-libro, lo annusa, lo accarezza, ma senza riverenza. Delle volte capita che si addormenti con un libro tra le gambe. Lo vive, se litiga con qualcuno mentre sta leggendo, lo usa come oggetto contundente. I libri che più ama non li ha in libreria: li ha regalati tutti. Si ripromette ogni volta di ricomprarli – cosa che poi non fa mai. Ha smesso da poco di sottolineare i passi che lo colpiscono con la penna, se è una donna scrive commenti ai margini del tipo “stupida che hai fatto!?!”.
Non ha la più pallida idea di cosa significhi utilizzare un segnalibro (figurarsi conservarne uno), per tenere il segno fa orecchie grandi mezza pagina.
Superfluo aggiungere che il mio lettore ideale sia quello che non concepisce la ragione per cui esistano i segnalibri. Se non siete d’accordo, problemi vostri. Non vi siete immedesimati nel dramma di un uomo che dai libri con le orecchie, si è fatto cambiare la vita.
A dirla tutta, un po’ me l’aspettavo.
7 Comments
Cazzo, l’ho sempre detto che sono bipolare.
Mi riconosco ampiamente nel “lettore senza segnalibro” ma non riesco a prestare i libri che ho letto. E’ più forte di me. Li ho tutti e ne sono gelosissimo. Anzi, se qualcuno mi regala (o mi compra – previo rimborso) “Il primo quarto di luna” di Giovanni Arpino e “Il meraviglioso tubetto” di Manuel Agnelli… gli faccio una statua equestre.
Sono gli unici che ho letto e che mi mancano.
decisamente senza segnalibro….
io uso segnalibro di fortuna e sottolineo con la matita, se ne ho una a portata di mano..sennò vengo fagocitata dalla lettura e mi dimentico. Mi immedesimo tanto che nel periodo in cui leggo sono il personaggio in cui mi identifico. Una volta ho usato il libro come oggetto contr’undente…
come dire che a fare la differenza tra un’anima e un’altra può valere di più l’abitudine o meno del segnalibro che non il voto o le inclinazioni sessuali.
così come in tante altre minime cose. ovviamente, ad impedire di tirare una riga bella dritta fra il bianco ed il nero, vengono quelli che usano sì il segnalibro, ma incarnato di volta in volta in accendino, foglio di carta igienica, biglietto del tram, talora un altro libro più sottile.
comunque, un piccolo pezzo da maestro.
complimenti a Gianluca.
anche se, a dirla tutta, un pò me l’aspettavo pure io.
Una volta, non avendo altro sotto mano, ho infilato una fetta di pane imburrato a pagina 327 de “I Guermantes”. La macchia è ancora lì.
Se per segnalibro si intendono anche cartine di caramelle, forcine per capelli, brandelli di carta, allora io ne faccio largo uso. Nel corso dell’ultima presentazione Neo Edizioni a Roma, sfogliando per puro caso “Cambiare idea” di Zadie Smith, ho trovato un nocciolo di pesca appiccicato a pagina 27. Nuova idea di segnalibro leggi e gusta.
Ricordo di essermi incazzato perché non c’avevo pensato io.