Ho tante cose ancora da raccontare,
per chi vuole ascoltare,
e a culo tutto il resto
(Francesco Guccini, L’avvelenata)
Il mio lettore, ammesso che ce ne sia uno, voglio che mi scelga anche per la passione che ci metto. Mi farebbe piacere parlare con lui, se ne avesse voglia, e spiegargli cosa significhino per me le mie storie. Dato che, alla fine, non scrivo perché mi preme, perché devo sfogarmi, perché fa tendenza, ormai. Scrivo perché mi diverte. E mi diverte divertire. E mi diverte far divertire chi invento.
Mi piacerebbe che il mio lettore girasse ogni pagina con un po’ di magone perché è una pagina in meno alla fine. Che dimentichi un problema. E che ricordi una cosa bella che gli è capitata nella vita.
Vorrei che il mio lettore si rigirasse la copertina del mio libro tra le mani, se la stampasse nella mente, ne carpisse i segreti del materiale tastandone la consistenza. Mi piacerebbe che lo facesse anche in bagno, o su un treno. Sul letto, anche.
Mi piacerebbe incontrare un mio lettore in metropolitana, distratto da una pagina mentre il treno sferraglia rumoroso. Magari con un i-pod e le gambe accavallate.
Mi piacerebbe che il mio lettore aspetti il mio libro di dopo, che ogni tanto mi chieda a che punto sto. E io glielo direi. Perché mi piacerebbe essere uno di loro, dato che io, lettore, lo sono stato e lo sarò sempre. E so quant’è bello parlare col proprio autore preferito, ammesso che io diventi un giorno l’autore preferito di qualcuno.
Vorrei, tanto, che il mio lettore sapesse da dove vengo. Sapesse bene che il mio primo libro l’ho pubblicato con la Noubs Edizioni di Chieti, senza scucire un centesimo e senza averne uno in cambio. E sappia che ora, che pubblicherò con Einaudi Stile Libero, resterò lo stesso scapestrato cazzone di prima. E voglio che capisca a fondo questo concetto, perché è la verità.
Però, sappia anche che questa è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita. Poter arrivare ovunque, in ogni libreria del paese. Poter pensare, tentare, di vivere di scrittura.
E che forse è anche la cosa più bella sua vita. Potrà trovarmi per davvero, questa volta, il mio lettore.
Vorrei che il mio lettore mi scusasse se a volte sembro un po’ un ragazzino, ma ho solo venticinque anni, e tutto sommato ragazzino lo sono ancora. E spero di rimanerci per un altro po’ ancora.
Infine, al mio lettore, vorrei chiedere di incrociare le dita insieme. Perché io, senza di lui, sono poco e niente.
3 Comments
onorato di essere qui 🙂
Tanta poesia in tutto ciò…
purtroppo sono d’accordo con sik.
bravo marco.