poesia, Poesia e poesia da ufficio – di Alessandra Racca

Da qualche anno scrivo poesie. Da molti di più ne leggo.

La poesia è quella roba che scrivi andando a capo e che credono di scrivere in molti e leggono in pochi.

L’altro giorno ho risposto così a uno (d’ora in poi Interlocutore) che mi chiedeva, ma per te cos’è la poesia?
E’ una risposta che contiene una certa dosa di onestà, ma sicuramente è stato un modo di svicolare.
Interlocutore l’ha presa bene. Abbiamo sorriso entrambi decretando che il tono della conversazione poteva essere quello e lui ha continuato con un’altra domanda.
Ma secondo te, per te, a cosa serve la poesia?
Sicuramente non a pagarmi la birra che sto bevendo ora, ho detto.
A ripensarci poi, non era completamente vero: una birra ogni tanto la poesia me la paga. E non una piccola, proprio una media.
Interlocutore mi ha perdonato anche questo secondo tentativo di scantonamento e non si è dato per vinto, anzi, ha rilanciato.
Ha detto che ha notato che la poesia serve per esempio per scrivere degli ottimi status su facebook.
Gli ho ricordato che serve anche per personalizzare le postazioni di lavoro in ufficio. Avete mai fatto caso a quanta gente, negli uffici, accanto a fotografie di famigliari, bambini, o animali domestici, disegni dei suddetti bambini, foto con i colleghi scattate di fronte alla postazione di lavoro, insomma insieme a queste immagini, affigge poi dei testi, delle poesie.
Fra le poesie da ufficio (di cui prima o poi la Mondadori, per dire una casa editrice a caso, dovrebbe fare un’antologia), abbiamo continuato io e Interlocutore, va molto quella che inizia con “Lentamente muore chi…” attribuita, pare, erroneamente, a Pablo Neruda, mentre potrebbe essere di una brasiliana, Martha Medeiros. In merito a questa questione io e Interlocutore ci siamo ripromessi di riaggiornarci: il primo che scopriva di chi fosse veramente la poesia lo diceva all’altro.
Poi abbiamo citato Gibran, che va forte anche lui come poeta da ufficio, in particolare con alcune poesie tratte da Il Profeta, tipicamente, I figli.
Io e Interlocutore ci siamo detti che la poesia serve anche durante i matrimoni civili, letta dagli amici della sposa o dello sposo, e nelle ricorrenze funebri, se non c’è un prete nei paraggi ad accaparrarsi la scelta dei testi da leggere.
Infine, abbiamo detto, una buona poesia può essere anche utile per scrivere qualcosa in un bigliettino di auguri di compleanno o Natale evitando i soliti Tanti auguri.

Poi è arrivato un mio amico.
Ho presentato Interlocutore ad Amico e abbiamo iniziato a parlare di altro ed è probabile che io, Interlocutore, non lo veda più.
Ed ora mi dispiace, perché mi sarebbe piaciuto parlare di poesia con lui non in modo furbetto come ho fatto, ma rischiando un po’ di più.
E voi direte, scusa, perché non l’hai fatto? E che c’era da rischiare?

Vi voglio raccontare una cosa che mi è venuta in mente, quella sera, tornando a casa e che avrei forse dovuto raccontare a Interlocutore.

Mi sono ricordata di un’occupazione della scuola, agli inizi degli anni Novanta, all’inizio del Liceo. Avevo 15 anni. Ebbi un’auletta per me, per una “attività” che avevo proposto al CGOLCP (comitato di gestione occupazione Liceo Classico Porporato – non ricordo se la sigla fosse questa, ma era sicuramente qualcosa del genere per quest’attitudine curiosa dei giovani di sinistra di essere nostalgici sin da giovanissimi).
Sulla porta dell’auletta c’era scritto “letture di poesie”. L’idea era più o meno questa: avevo dei libri di poesia – pochi – quelli che avevo a casa, quando qualcuno entrava sceglieva un libro ed io gli leggevo una o più poesie. Chi voleva poteva entrare e leggere una poesia agli altri.
Non fu un grande successo: ero sola e piccola e molto imbarazzata, di poesie ne conoscevo poche (fra i libri c’erano Neruda – appunto – Borges, Achmatova, Merini e credo anche Shakespeare, poco altro) e chi entrava era più imbarazzato di me.
Tuttavia ricordo molto bene quanto ero emozionata all’idea di poter fare quella piccola cosa e soprattutto ricordo cosa mi muoveva: il desiderio di condividere con qualcuno quanto mi piacessero quelle poesie, quanto mi aveva “spostata” la loro scoperta, quanto avrei voluto far sentire ad altri che non erano solo belle ma potenti, capaci di farti meravigliare delle cose, precise, fatte di parole dense, capaci di scavare e come lo diventavano ancora di più quando le leggevi ad alta voce.
E soprattutto mi sarebbe piaciuto far sentire agli altri quanto mi stavano salvando.
Perché era esattamente questo che facevano con me quelle parole.
Mi toccavano e mi salvavano.

Parlo di quella salvazione tutta umana: il tocco dell’uomo sull’uomo.

E lo so che “salvazione” è un’altra di quelle parole che si porta attorno un alone di pericolo.

E lo so che, così dicendo, sono a un passo dal melodrammatico e dal ridicolo, e magari ci sono proprio già finita dentro.

E allora capisci, mio Interlocutore di quella sera, che ci vado cauta di fronte alle domande che mi hai posto tu.
Che è un attimo che mi scappa un piede nel melodrammatico o nel ridicolo.
E la sincerità ti scivola nella Sincerità e poesia diventa immediatamente Poesia e invece per me continua a essere la meraviglia che provava quella ragazzina in una stanzetta di Liceo e che avrebbe voluto condividere con altri.

Ma ti prometto che se ti incontro di nuovo, rischio di più e ti racconto queste cose.
E poi faccio a te le stesse domande, perché secondo me, una risposta pericolosa, ce l’hai anche tu.
(p.s. Spero che tu l’abbia poi scoperto se quella poesia è di Neruda o no, perché io, ancora, non ho notizie certe)

21 Comments

  1. Sik ha detto:

    Quanta bellezza, Racca!

  2. Dario Bolzan ha detto:

    si, ok, ma detto tutto questo: che cos’è per te la poesia?

  3. Sik ha detto:

    In effetti, neanch’io ho ben capito. 🙂

  4. Barkolla ha detto:

    La prosa dell’anima.
    Mi è venuta adesso ma è possibilissimo che abbia avuto una reminiscenza di qualcosa letto da qualche parte. Nel caso sia mia, prego la Neo di pagare i diritti, grazie. 🙂

  5. Sik ha detto:

    Barkò: la prostata amena.

  6. Paolo ha detto:

    Sei poetessa anche quando scrivi in prosa… 😉
    Tocco lieve, per rendere più ficcante l’affondo.
    Grazie!

    ps su Neruda: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/crisi-governo-2/poesia-neruda-no/poesia-neruda-no.html

  7. Micaela ha detto:

    Bellissimi pensieri!

  8. Alessandra Racca ha detto:

    Dario, mi hai beccata, non ho risposto. Ci provo:
    – risposta tecnica: un linguaggio
    – risposta fotografica (?): un linguaggio che mi permette di descrivere le cose che vedo oltre le cose
    – risposta esistenziale: un esercizio costante di autenticità che passa attraverso l’utilizzo di un linguaggio
    – risposta lirica: una ricerca di identità
    Ce ne sono molte altre. Ecco alcune che mi piacciono:
    http://www.youtube.com/watch?v=DDtNG9qKcN8
    http://www.youtube.com/watch?v=3D2tlHJGQmk
    “Una poesia è bella quando diventa memorabile per chi la legge e fondamentale per la sua vita, se aiuta il lettore anche per pochi istanti dandogli un senso di pienezza e di tempo ben vissuto, se ha funzione fisiologica e taumaturgica, se diventa balsamo ogni volta che ti vuoi medicare le ferite.
” http://www.criticaletteraria.org/2010/09/il-salotto-intervista-ad-andrea-de.html

  9. Alessandra Racca ha detto:

    Paolo, grazie! Lo speravo proprio che non fosse di Neruda!

  10. Arnold ha detto:

    Solo per dire… cosa ne pensate di Magrelli?
    La sua è poesia o Poesia?

  11. Zio Scriba ha detto:

    La chiave di tutto sta nella tua dichiarazione iniziale, cara Alessandra: “Da qualche anno scrivo poesie. DA MOLTI DI PIÙ NE LEGGO”. Troppa gente dalle nostre parti pretende di scrivere senza leggere, proprio perché non sa niente di quella magica voglia di condivisione salvifica, che sempre anima i veri scrittori e i veri lettori.
    Chi di noi non è stato mai minacciato da quelle temibili figure, fra il patetico e il mitomane, che io definisco “filosofo rionale” e “poeta del pianerottolo”, convinti che al mondo esistano solo le loro idee e le loro terribili sofferenze, e le parole (illeggibili) con cui le mettono su carta? E che magari, dopo averle pubblicate a loro spese, pretendono pure NON di regalartele (che già sarebbe un supplizio) ma di vendertele?
    Troppi pensano di essere Poeti perché usano le rime e perché vanno a capo. Io mi ritrovo la scrittura nel sangue, e quindi, inevitabilmente, qualche volta, specie da ragazzino, ho provato a scrivere anche poesie. Ma come poeta so di essere mooolto scarso, al punto che nel mio profilo di blogger mi definisco “poeta pentito”. 🙂
    Tu invece sei bravissima. E chi mi conosce sa che se lo dico è perché lo penso.
    Grazie di esserci. Un abbraccio, e a presto!

  12. alessandra Racca ha detto:

    Caro Zio Scriba, sì, hai ragione, c’è purtroppo una certa relazione fra la non lettura e una certo atteggiamento vagamente vampiresco e del tutto inconsapevole di sè. Quanto a me grazie davvero, spero che sia come tu dici, intanto son qui che cerco e questa è la parte più interessante della faccenda!
    Alessandra

  13. Arnold ha detto:

    Ehm… scusate. Dato che sono un profano che di poesia ne ha letta poca, rifaccio la mia domanda. Magrelli mi piace parecchio… secondo voi la sua è poesia o Poesia?

  14. Lu ha detto:

    “Perché era esattamente questo che facevano con me quelle parole. Mi toccavano e mi salvavano.”
    La poesia salva soprattutto da se stessi. Apre una breccia verso l’interno, mi fa sentire viva.
    Come le tue parole.
    Grazie Alessandra.

  15. Sik ha detto:

    Uh, c’è una storia d’ammore in procinto di nascere.

  16. Alessandra Racca ha detto:

    Scusate il ritardo con il quale rispondo, sono in giro in questi giorni. Alcune cose di Magrelli a me piacciono molto. Caro Arnold, quando dici “Magrelli mi piace moltissimo” secondo me tu parli di poesia (e non di Poesia) e non hai bisogno che nessuno ti dica se è poesia o Poesia. Se ti piace è già successo quello che doveva succedere.

  17. ogni volta che ti leggo…….spero che un briciolino di fortuna ti sfiori perché sei brava, hai fatto gavetta e nelle tue poesie c’è la vita (e non è una cosa da poco)

  18. Arnold ha detto:

    Grazie Alessandra. Se non chiedo troppo, potresti consigliarmi un poeta che, a tuo parere, merita di essere letto?

  19. Cristina Mosca ha detto:

    adesso condivido questa pagina su facebook, ma voi ci dovete aggiungere il tasto del like perchè senza mi sento frustrata.

  20. Alessandra Racca ha detto:

    Ti dico lei visto che ho fra le mani proprio adesso uno dei suoi libri: Rosaria Lo Russo. E’ anche la traduttrice di Anne Sexton, poetessa del passato che amo molto.

  21. Arnold ha detto:

    Rosaria Lo Russo… lo terrò a mente. Grazie Alessandra!