Judith Thompson
“Palace of the End solleva il velo… una scrittura chirurgica… un pugno nello stomaco… semplicemente indimenticabile quanto volutamente straziante”. Los Angeles Times
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Traduzione di Raffaella Antonelli
collana POTLACH
€11,00 €5,50
13 disponibili
Judith Thompson, canadese, è docente di Teatro e Arte Drammatica presso l’Università di Guelph, in Ontario. Prolifi ca e riconosciuta autrice per il teatro, i suoi maggiori lavori, spesso costruiti per monologhi, conservano una grandissima forza letteraria. È considerata una delle più eminenti drammaturghe canadesi e la sua opera ha riscosso un successo internazionale.
Tra i 12 maggiori testi pubblicati tra il 1980 ed il 2008, molti di questi hanno ricevuto premi e riconoscimenti. Sua la sceneggiatura di “Lost and Delirious”, film tratto dal romanzo “The Wives of Bath” di Susan Swan, uscito in Italia nel 2001 con il titolo “L’altra metà dell’amore”. Nel 2007 è stata nominata vincitrice del “Walter Carsen Prize for Excellence in the Performing Arts”. Con Palace of the End, nel 2008, le è stato conferito il “Susan Smith Blackburn Prize” per la migliore opera in lingua inglese scritta da una donna.
Attualmente vive a Toronto con suo marito e i suoi cinque figli.
Ad oggi le opere di Judith Thompson restano sconosciute in Italia.
La Neo Edizioni è fiera di pubblicare la prima traduzione di un suo lavoro.
La forza di Palace of the End risiede nella sua lucidità, nella sua semplicità, nella sua durezza. È un testo in cui la denuncia emerge spontaneamente. Un’urgenza che analizza e accusa tanto l’avamposto delle democrazie occidentali quanto l’avamposto della barbarie iracheno. E lo fa senza emettere giudizi ma usando le parole di chi di fatto subisce l’arroganza del potere, di ogni colore e nazione, di ogni etnia e religione. Né buoni né cattivi ma soltanto vittime. Un potere ora mediatico, ora militare, ora politico, al cospetto del quale il singolo resta schiacciato.
La Thompson, con stile crudo, intenso e preciso, dipinge come disumano tanto l’operato angloamericano quanto quello iracheno. Il suo sguardo diventa una testimonianza vivida e un’esortazione a capire che le origini del male possono essere lontane dai luoghi in cui solitamente ci ostiniamo a cercarle.
Testo in lingua originale a seguire.
Palace of the End, è stato messo in scena in Canada, Stati Uniti e Regno Unito col titolo di My Pyramids, in Canada è stato pubblicato nel 2007
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Ecco cosa dice la stampa americana:
““Judith Thompson dipinge un ritratto ricco di struttura… graffia in modo provocatorio fino ad arrivare al midollo di posizioni opposte… un lamento che è teologico e tragico insieme… di una bellezza rara e spaventosa”
——- Los Angeles Weekly
“Palace of the End emoziona quanto turba, lasciando il lettore, se non migliore, sicuramente più saggio”
——-Bloomberg
“Bello, poetico e brutalmente nitido”
——-New York Daily News
Paolo Zardi
Il viaggio di un uomo che sceglie di partire, nonostante a chiederlo sia il padre che non ha mai avuto.
Una telefonata sveglia Matteo all’alba mentre è in vacanza con la sua famiglia. All’altro capo la voce di un uomo che conosce appena. Suo padre lo sta chiamando da un passato rimosso. Gli chiede di incontrare la sorellastra, che conosce appena e il cui unico ricordo è intriso di una sensualità acerba, e insieme raggiungerlo in una remota città ucraina.
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Matteo non sa ancora quanto quel viaggio lo porterà lontano, né se avrà la forza di realizzare l’ultima volontà di un uomo morente la cui assenza ne ha scolpito il carattere, le chiusure, la vita intera. Come nell’opera di Bach, è l’umano il fulcro di questo romanzo. Un umano dimenticato, fatto di debolezze e rancori, di pulsioni e desideri, di una grazia terrena e scabrosa capace di contemplare dentro di sé il proprio contrario.
Paolo Zardi consegna al lettore una storia di rara intensità. La sua scrittura si immerge nella misteriosa sostanza degli affetti, ne percorre le profondità fino a toccare quel nucleo fondativo in cui le scelte hanno il peso delle colpe.
collana IENA
Jean-Baptiste Del Amo
Paragonato a scrittori del calibro di Balzac, Flaubert, Suskind, Jean-Baptiste Del Amo narra della verità dei corpi e delle menzogne fondatrici delle famiglie. Il sale racconta di un’unica giornata della vita di Louise e dei suoi tre figli, Jonas, Albin e Fanny. Vite legate e corrose dalla salsedine portata dal mare della cittadina francese di Sète.
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Col pretesto di una cena, l’anziana madre decide di riunire i figli, ormai adulti e lontani, nella casa paterna. Sembra una tranquilla occasione per rivedersi, ma l’attesa dell’incontro assume per ognuno le forme di un confronto definitivo. Il ciclo di un giorno si dilata nelle voci e nei ricordi dei protagonisti, fino a raggiungere la consistenza e la sostanza di intere esistenze. Ciascuno sprofonderà nel proprio passato e nei ricordi di una storia familiare problematica e misteriosa. A far da sfondo, la figura del padre, ormai morto, eppure personaggio centrale, ancora capace di proiettare la sua ombra sulla vita di tutti. Con una scrittura sensuale e materica, Jean-Baptiste Del Amo esplora temi essenziali come la morte, l’identità, il corpo e la malattia, la sessualità e l’omosessualità, la forza annichilente della memoria. Un’opera tanto giovane quanto impressionante che ha già la potenza di un classico.
Traduzione di Sabrina Campolongo
collana POTLACH
Vincent Devannes
Paragonato dalla stampa tedesca ai romanzi sul nazismo di Jonathan Littell e Martin Amis, il Tagesspiegel lo ha definito “un romanzo impressionante”.
Un uomo senza nome fugge da un’Europa lacerata dalla guerra per un misterioso crimine commesso. Al di là dell’oceano c’è l’Argentina.Leggi di più
Traduzione di Camilla Diez
collana POTLACH