Il mio Eroe – di Otello Marcacci

Una delle cose che in assoluto mi annoiano di più, è sentire tromboni spiegare che cosa sia da considerare “vera” cultura e cosa invece no. Ho sempre avuto grosse difficoltà a intendere il mondo in modo manicheo: da una parte i buoni e dall’altra i cattivi. Con grande onestà ammetto di non saper dire che cosa faccia, davvero, la differenza tra un grande scrittore e uno mediocre. Tra la letteratura alta e quella bassa. È probabile che ciò sia dovuto solo alla mia ignoranza. O, forse, al fatto che da piccolo, nei film western, facevo sempre il tifo per gli indiani e che, quindi, mi piace pensare che, “mutatis mutandis” (insomma, cambiandoci le mutande), si potrebbe trovare, prima o poi, pure qualche qualità nei libri di Moccia e soci. Perché ciò possa avvenire, però, occorrerebbe non avere pregiudizi. Troppo spesso, invece, mi pare di intravedere autoreferenzialità nelle espressioni di coloro che ritengono di sapere cosa sia davvero la Kul-tura. Gli a-cul-turati, amano spalleggiarsi uniti, per dichiarare assiomi che vorrebbero far passare come leggi assolute quando, secondo me, la storia insegna che, in materia letteraria, le leggi assolute, non contano (quasi) mai, se si esclude, ovviamente, i grandi geni dell’umanità (e pure là, talora, si potrebbe discutere…) I poveri stitici non ricordano, infatti, che ci sono molti esempi che dimostrano che, ciò che è disprezzato in un dato momento storico, non vuol dire che lo sarà per sempre. E viceversa.

C’è, al contrario, un’altra cosa che io so per certo e che è, secondo me, molto più importante dei discorsi di cui sopra: tutti coloro che leggono, nessuno escluso, sono diversi da quelli che non lo fanno. Non importa chi sia l’autore che lo appassiona, non conta nemmeno il genere, chiunque prende in mano un libro, apre il suo mondo a visioni che, chi non legge, non avrà mai. E io ho profondo rispetto di chi si diletta in un’attività simile. Anche se ama cose che sono lontane dai miei gusti. Per questo motivo ritengo sia una volgarità gratuita far sentire sbagliato qualcuno solo perché, magari, preferisce Fabio Volo a Salinger. È una semplice questione di rispetto. La cosa divertente è che sono sempre coloro che si dichiarano “tolleranti” a praticare questo sport. Senza considerare che già dichiararsi tali implica che non lo si è poi davvero.

Transeat.

Rimane la circostanza che io credo fermamente che, una persona che legge, si abitua a escursioni mentali molto più ampie di chi non lo fa. E, anche se non se ne rende conto, diventa migliore sviluppando e rendendo attive parti del cervello che suscitano reazioni a catena che non capitano a chi non fa lo sforzo di mettere il proprio naso tra le pagine di un libro. Non è un caso che, chi legge, riesce con più facilità, a cambiare prospettiva. Questa cosa sembra niente, ma in realtà è gravida di conseguenze perché se si riesce a entrare in un personaggio lontano da noi, poi si finisce per capire cose che, nella vita, se non le avessimo vissute nei libri, ci sembrerebbero strane o sospette e che susciterebbero reazioni di difesa o di paura. Scrivere o leggere un romanzo è proprio questo: entrare in un territorio altrui e abitarlo e imparare qualcosa di nuovo, ogni volta. Una delle caratteristiche interessanti del leggere è il fatto che non sia un’attività legata alla sopravvivenza umana. Insomma non ce n’è bisogno materiale. E, infatti, molti non lo fanno. Tuttavia, se esiste la voglia di esplorare territori mentali, leggere romanzi diventa indispensabile.

E, poi, può persino capitare che, lungo il percorso, si possa incontrare un lettore più evoluto di noi, che ci obbliga a guardarci allo specchio e, magari, anche a cambiare atteggiamento mentale, qualora non si abbia come obiettivo quello di voler fare la fine di Dorian Gray.

A me, ad esempio, questa cosa è successo una sera, qualche tempo fa ed è stata una cosa devastante perché del tutto inaspettata e, per giorni, mi è stata proprio qua, sul gozzo. Vedete? Proprio qui. E mi stava qui perché non c’era proprio niente di cui andare fiero. Per spiegarla meglio facciamo una specie di gioco. Una cosa semplice. Niente di che. Provate a pensare un attimo e concentratevi sulla vostra immaginazione. Perché è di questo che stiamo parlando: l’immaginazione. Allora, ci sono le persone speciali e quelle normali, i vigliacchi e i coraggiosi, i buoni e i cattivi, i leader e la truppa che segue senza pensare. Bene, adesso tocca a voi. Provate a immaginarvi un soldato della truppa, uno un po’ vigliacco, vagamente malvagio, l’avete immaginato? Ok, mettetelo da parte e fate spazio. Adesso provate a immaginarvi un eroe invece, un capo, un condottiero, coraggioso e fondamentalmente buono. Ce l’avete in mente, più o meno? Ottimo. Adesso metteteli a confronto. Scommettiamo che il primo soldato è venuto fuori un po’ gobbo, brutto e sporco. Il secondo invece è bello, alto, fiero, luminoso. È così, no?

Non so se è un retaggio della nostra parte animale. È forse anche un fatto culturale. Platone diceva che tutto ciò che è bello è anche vero ed è buono. E l’eroe, è l’insieme del buono, bello e buono. E tutti gli Dei prima pagani e poi cristiani sono sempre belli. E i cattivi sono brutti. Ce l’abbiamo nel cuore e nella mente.  Quindi le persone di qualità devono essere necessariamente belle altrimenti qualcosa dentro di noi ci dice che, forse, non lo sono.

Possiamo far finta che non sia così, ma è solo sforzandoci che possiamo cambiare questa cosa.

Quella sera a cui accennavo prima, avevo in programma una cena con alcuni amici. Le chiamiamo le cena del Bar Sport perché il livello culturale è infimo. Il calcio è l’argomento principale e l’automobilismo a seguire. Poi, quando ci siamo stufati pure di quello, si passa a parlare di donne. Con i culi e le tette non si sbaglia mai e ci sono i soliti narratori di cose improponibili che hanno la loro serata sotto i riflettori. Se volessi darmi un tono forse dovrei dire che vi partecipo perché non voglio passare per un asociale ma che invece le sopporto poco e cerco di disertarle preferendo quelle (pallosissime) in cui i famosi a-cul-turati parlano solo di libri o di arte in generale. In realtà, al contrario, devo invece ammettere che io mi ci diverto da morire perché, lo sanno tutti, chi nasce sotto il segno del porco non può mica morir santo, ovvia. Insomma, sono andato a quel raduno, in macchina, con Nicola, a cui voglio molto bene, ma che, a parte lo sport e la maialaggine, condivide con me pochi altri interessi. Lui, ad esempio, non ha la minima idea, proprio come tutti gli altri che ci aspettavano, che a me piace non solo scrivere, ma, soprattutto, leggere. E che, se amo la letteratura russa e anche quella della beat generation, ho però una specie di fissazione per Kurt Vonnegut che reputo uno dei più grandi geni del secolo scorso. So che, se provassi a parlare a Nicola di Kurt Vonnegut, mi direbbe di sicuro che è un pilota di rally finlandese. Quindi evito. Non mi piace mettere in difficoltà nessuno, figuriamoci un amico. Visto che eravamo in anticipo, ci fermiamo in autostrada a prendere un caffè e lui mi dice che vuole prepararsi  per la serata che sta per iniziare e, per questo, vuole leggersi meglio alcuni articoli della Gazzetta dello Sport. Ha intenzione di crocifiggere i milanisti del gruppo che soffrono per come la squadra è indietro rispetto alle altre grandi e necessita di informazioni puntuali. A me, di leggere la Gazzetta con lui, proprio non va e, come spesso mi capita in Autogrill, mi fermo a dare un’occhiata al reparto libri. Amo l’odore del libro e della carta e adoro tenerlo in mano anche se quello non è il luogo dove, in genere, deve stare. Sfogliare un libro in libreria è come fare l’amore a letto. Bellissimo, niente da dire. Sfogliarlo in un autogrill è come farlo in macchina o su un prato. Emozioni diverse, ma entrambe molto forti. Incredibilmente scopro che, all’autogrill di Serravalle, hanno anche un  libro del mio idolo. “Mattatoio n. 5”. L’ho letto almeno tre volte, in fasi diverse della mia vita, ciò nonostante lo prendo in mano e comincio a farci petting. Ad un certo punto, mi si affianca una signora abbastanza anziana, brutta. Molto brutta. Bassa e tozza, aveva occhi, naso e orecchie sproporzionatamente più grandi di quelle che avrebbero dovuto essere, rispetto alla bocca, piccola e distante dal mento. Uno sguardo acquoso e una leggera torsione a sinistra del collo. La sensazione immediata che ho avuto è stata quella di allontanarmi da lei. Di andarmene proprio. Ma c’era qualcosa nel suo sorriso che mi ha paralizzato e sono rimasto là, come un babbaleo. Ad un certo punto mi dice: «Anche lei ama Vonnegut? Complimenti, del resto si vede che lei è una bella persona».

La cosa m’imbarazza oltre misura. Io vedo un mostro e lei, in me, una bella persona. Qualcosa non torna. Allora minimizzo e farfuglio qualcosa.

«Ah, uh, grazie. Vonnegut non piace proprio a tutti».

La signora allora rilancia e mi stende: «Kurt è un tipo che fa incazzare gli esteti che considerano le sue trovate strampalate e assurde, ma il suo genio assoluto viene fuori proprio così. Lui inserisce dati bislacchi e apparentemente senza significato o importanza che si accumulano. E alla fine c’è qualcosa che rimette insieme tutto, una luce improvvisa che dà al tutto dei colori seducenti e del tutti unici».

Quel mostro parlava e la sua voce, un po’ sgradevole, suonava una melodia assurdamente eccitante per la mia anima. Volevo continuare a parlare con lei ma, dopo qualche minuto, prende, con gentilezza, congedo e se ne va. Torno da Nicola che nel frattempo si stava bevendo le news sulle squalifiche e infortuni e mi dice che vuole finire quella parte perché è convinto che nessuno sappia che ci sono giocatori che sono sotto diffida e vuole stupire la platea con questi gioielli del sapere. In altre parole, vuole ancora un po’ di tempo prima di andare. Decido di fare una sosta tecnica in bagno per pisciare. Entro nella toilette e, seduta su una sedia vicina a un tavolino con sopra un cestino con i soldi delle mance, rivedo lei. La donna che conosceva Kurt Vonnegut meglio di me e con la quale avevo parlato dentro al bar. Mi sorride e arrossisce leggermente. Io, di sicuro, divento rosso peperone. In genere, quando vedo le donnine che chiedono i soldi nei cessi negli autogrill m’incazzo sempre. Lo trovo umiliante per loro, ma anche per chi deve espletare i suoi bisogni fisiologici. Una specie d’elemosina forzata. E, infatti, non ho mai pagato una lira né un centesimo da che ho memoria. Passo oltre. Mentre sto con il mio migliore amico in mano a svuotare la vescica, mi assale però la rabbia. Cazzo, come può una donna che conosce la letteratura meglio di un saccente borioso come me, pulire i cessi in una merda di autogrill?

Dovevo fare qualcosa. Dovevo sovvertire l’ordine delle cose. Così esco e le chiedo di raccontarmi la sua storia. Com’è che è finita là una che potrebbe insegnare al liceo. Lei mi sorride e dice: «Perché a casa sua lei non pulisce mai il bagno? Quando arriva qualche amico in visita le piace farlo andare in un bagno sporco?»

«Sì sì, certo, ma perché lei? Insomma una che pulisce qua deve per forza essere una che non ha studiato, che non ha altre possibilità».

«In effetti non ho altre possibilità. Sono vecchia e nessuno assumerebbe una donna come me, adesso. Ho lavorato nella pubblica amministrazione con mansioni anche direttive, ma ora ho una pensione che non basta ad andare avanti perché mia figlia è gravemente ammalata e ha bisogno di cure costose. Così, ho deciso che, lei, era più importante del mio stupido orgoglio e sono qua a cercar di tirar su qualche soldo senza vergognarmi di fare cose, che non pensavo avrei mai fatto».

La rabbia di prima era, se possibile, accresciuta dal fatto che mi sentivo impotente. Non sapevo che cosa fare. Che dire a una donna così, che non fossero le solita banalità del caso? Ho deciso, allora, di non dire niente. Sono stato zitto, le ho sorriso e mi sono frugato in tasca. Avevo con me solo 50 euro. Quelli che mi servivano per la cena e gliel’ho dati. Le ho detto di prenderli e basta e quando lei ha cercato di protestare ho solo aggiunto: «Diciamo che pago adesso tutte le volte che, nella mia vita, non ho dato un soldino a quelle che fanno il suo attuale lavoro».

E, in quel momento, è stata lei a sorridermi.

Esco da là dentro e mi ricongiungo con Nicola. Saliamo in macchina e, piano, ci riavviamo. Passiamo lentamente davanti all’entrata dei cessi e vediamo la signora uscire. Con un sorriso meraviglioso, mi urla: «Buona fortuna!»

Nicola allora dice: «Ma chi è quel cesso ambulante? Adesso ti metti a rimorchiare puttane sfondate nei cessi degli autogrill, brutto maiale?»

Avrei voluto tirargli un ceffone. Mi sono però limitato a dirgli: «Quel cesso ambulante che dici te è il mio eroe, ma questa è una lunga storia. La cosa che ti deve interessare è che stasera la cena me la offri te e questa cosa non è negoziabile».

62 Comments

  1. Sik ha detto:

    Passione, bellezza, dignità… direi che c’è tutto.

  2. Dimma ha detto:

    L’eleganza del riccio

  3. patrizia ha detto:

    sei un fottuto genio!

  4. Caro Marcacci ogni volta che ti leggo tu mi emozioni. Ma come diavolo ci riesci? Non riesco mai a smettere e quando finisce ci rimango male. Perché non scrivi di più?

  5. Ecco, caro Otello. A me quello che è piaciuto dei Gobbi è proprio questo. Il racconto di una persona qualunque, che nel momento in cui serve, esce dalla sua “aurea mediocritas” e fa qualcosa. E lo fa al meglio delle proprie possibilità, il che quindi non significa che improvvisamente diventa un supereroe con superpoteri e fa tutto in modo perfetto e inappuntabile. Lo fa come può. Come la signora dell’autogrill. Mantenendo la sua individualità, la sua personalità, e cercando di fare ciò che è giusto. E ciò che è giusto può essere sia correre il Tour sia mettersi in discussione e andare a fare il guardacessi perché hai una figlia malata. Il punto non è cosa, il punto è perché. E Bollini e la signora condividono una motivazione alta.
    Ecco, è questo che mi è piaciuto dei Gobbi. E io sono uno di quegli inguaribili romantici che pensano che chi scrive non è completamente estraneo allo scritto; cioè a dire che se scrivi di amore devi aver amato. E se, come accade nei Gobbi, tu scrivi del valore di essere uomo, del valore di guardarsi allo specchio la mattina senza abbassare lo sguardo, allora io credo che questi valori tu li abbia, caro Otello. E la consapevolezza che tu sia un certo tipo di persona mi fa leggere con ancora maggior interesse.
    E questo che hai scritto è una conferma di quanto ho detto poc’anzi.

  6. Gabriele ha detto:

    Piacerebbe anche a me, ora, fare il saccente borioso, scrivere qualcosa di brillante o accattivante per fare il figo di turno.
    Ma la realtà è che, quanto ti si legge, non si può far a meno di tacere. Perché hai questa fottuta capacità di far ridere, poi prendere il cuore del tuo lettore, stritolarlo e lasciarlo a terra stropicciato. Ecco, il momento più bello del leggerti è proprio questo: quando il mio cuore è a terra stropicciato dalla violenza dei tuoi racconti.
    Ti domandi cosa faccia la differenza tra il grande scrittore e quello mediocre, te la dico io: la capacità di arrivare non solo alla testa ma anche al cuore di un lettore. Di lasciargli un’emozione, un sentimento, un senso di mancanza, di riflessione, di turbamento. Il fine stesso dell’arte è proprio quello di suscitare emozioni. E tu lo sai fai.
    Ecco cosa fa di te un grande scrittore. Ecco cosa non ti rende mediocre.

  7. Otello Marcacci ha detto:

    Avendo un cromosoma sbagliato non riesco a capire come si risponde a ognuno individualmente quindi provo in quest’altro modo:

    @Sik: in effetti convengo che di quel che c’è non manca proprio niente..! 🙂

    @Dimma: Nel mio caso parlerei più di eleganza del PORCOspino, ma va bene lo stesso…

    @Patrizia: Mi sento di sicuro fottuto ma ben poco genio. Tuttavia adoro le bugie pietose e ti ringrazio dal profondo del cuore.

    @Riccardo: Pensa che io invece rimango male quando mi finisce l’Amatriciana fatta con la ricetta di Alda Boni da un mio amico gentiluomo che mi ha iniziato al Taoismo. Ti ringrazio per le parole gentili. Mi chiedi di scrivere di più. Il problema non è (non solo almeno) scrivere di più quanto trovare qualcuno che ritenga che ciò che uno scrive sia meritevole di essere letto. Occorre pazienza. Molta pazienza.

    @Massimiliano: io preferisco gli insulti alle lodi. Le lodi come quella che tu mi hai fatto mi imbarazzano non poco e non so mai bene come approcciarle. A volte cerco vie di fuga e divento un dissacratore. Non voglio però fare adesso con te questo errore. Mi limito solo a dirti GRAZIE, non lo scorderò mai.

    @Gabriele: Oh Madonna mia. Sicuro che stai parlando di me? forse hai sbagliato persona 🙂 Solo per questo errore sei comunque diventato caro al mio cuore tanto desideroso di affetto. Ti confesserò allora una piccola cosa. Non sopporto chi si definisce “scrittore” solo perchè ha pubblicato qualche romanzetto. Tolstoj era uno scrittore, Salinger o Musil erano scrittori. Io al massimo sono uno scrivente, uno scribacchino, non ho l’arroganza di pensarmi loro collega. Però è bello infinocchiare ancora qualcuno e lasciarglielo pensare 🙂 .
    Davvero mille grazie Gabriele, sei una persona generosa e io adoro quel tipo essere umano…

  8. elisabetta ha detto:

    E’ chiaro che c’è una differenza tra leggere Moccia e, che so, Miyazachi, e lo dico senza voler fare l’intellettuale snob, cosa che tra l’altro non sono. (A dimostrazione di quanto ho appena detto confesso di aver letto tutta la serie di twiligth, facendo finta di comprare i libri per mia figlia.) Aiutare i bambini ad imparare ad apprezzare diversi tipi di letture è pari a insegnargli a mangiare tutto, o almeno a sperimentarlo con la teoria dei tre bocconi, fatti i quali si può anche decidere che proprio non ci piace. E’ lecito quindi aprire un libro e dopo alcuni capitoli decidere che proprio non fa per noi. Anche si trattasse di un classico o di un premio nobel per la letteratura. L’importante è sperimentare.
    Detto questo, la cosa che ho apprezzato di più nella tua scrittura è stata proprio la capacità di avvincere il lettore con una vicenda in cui è facile immedesimarsi, che prende e si ha voglia di seguire fino in fondo, infarcendo (perdona il termine mangereccio) il testo di spunti filosofici e pensieri profondi che vengono così ingoiati insieme al resto (come gli spinaci che frullo nel risotto di Hulk che preparo a mio figlio)
    Capisco che la mia critica casalinga possa sembrare poco letteraria, ma dopotutto tra casalinghe e guardacessi non c’è molta differenza.
    Bell’editoriale, davvero!
    A quando il prossimo?

  9. elisabetta ha detto:

    Piesse- scusa forse non sono stata chiara. Mi riferivo alla scrittura del tuo libro, ovviamente, Gobbi come i Pirenei. Ma anche al tuo secondo libro Il ritmo del Silenzio, che è molto diverso dal primo ma mantiene assolutamente le caratteristiche di cui ho scritto sopra.

  10. Otello Marcacci ha detto:

    Pensa che a me Miyazachi fa venire due palle grosse così (scusa il francesismo).
    Ti ringrazio della similitudine “risotto di Hulk” dove ci infili il mio super-extra-mega-incredibile talento letterario che mi porterà a vincere l’ambito “Premio Befana” prometto di citarlo nel discorso che farò dopo aver vinto l’ambitissimo amaro al gusto di carbone.
    Prossimo editoriale cara mia sarà su Rolling Stone o su Vogue mica qua a gratis, che ti credi 😉

  11. gina ha detto:

    Scusa Marcacci, tu scrivi bene ma non ti sembra di essere un poco presuntuoso? Che vuol dire che hai difficoltà ad intendere il mondo in modo manicheo? I buoni e i cattivi? Ma è chiaro che c’è differenza tra buona letteratura e monnezza come quella di Moccia o di E.L.James (cinquanta sfumature di grigio, se il nome non ti dicesse nulla). Certo che ognuno può avere una sua opinione, ma dare un giudizio è un’autorevole presa di responsabilità. Che libro hai sul comodino tu, Marcacci? Cosa stai leggendo ora?

  12. Katia ha detto:

    Leggere un libro è come fare un viaggio e se questo ti appassiona,ti emoziona, allora la tua anima vola leggera, esce da quel pantano che a volte può essere la vita.
    Ho letto il Ritmo del silenzio e mi sono ritrovata dentro a un vortice di emozioni , un turbinio di passioni e tenerezza assieme.
    I temi che tocchi dell’amicizia, dell’amore, mi hanno fatto
    vibrare delle corde che non sentivo suonare da tempo.
    Trovo che la passione che riesci a trasformare in parola scritta è di una bellezza straordinaria.
    Anche qui ,nel tuo raccontare della signora per la quale hai provato pena e ammirazione ,riesci a dipingere meravigliosamente tutto quello che ti è girato dentro …curiosità,ammirazione,sofferenza, tristezza e molto altro.
    Ed è questo a mio avviso che deve saper fare, chi scrive.

  13. Lia ha detto:

    Catturare l’attenzione del lettore ed emozionarlo non è impresa semplice, soprattutto quando le parole sono tante ed la trama si attorciglia lungo un percorso del quale non sei più lo spettatore, ma sei il viaggiatore, il protagonista, l’eroe e l’antieroe. Mi piace molto questo tuo modo di raccontare la vita e le persone: mentre leggo scorrono davanti ai miei occhi immagini, spesso percepisco i suoni e gli odori dei luoghi descritti e i personaggi diventano uomini e donne dai quali fatico a separarmi. La tua è una scrittura che coinvolge,che tocca la parte più sensibile del cuore come la melodia di un vecchio blues.
    Penso che questo faccia la vera differenza tra un grande scrittore ed uno mediocre.

  14. Lorena ha detto:

    Si legge, Otello! anche “tra” le parole che scrive, sicuramente non importate ma espressione di particolari capacità. non solo di stimolare chi fruisce del suo operante umano alla scoperta di mondi possibili, ma anche di costituire uno sfondo, l’intento formativo di dare al suo impegno forma e spessore di un tutt’unito. Ossia la volontà di fornire a chi accede ai suoi mondi, uno strumento in grado di mettere a confronto le proprie emozioni con le proprie. rendendo il momento della lettura un transito esperenziale. non solo scrittura, dunque, scelta e maturata nell’arco concatenante delle sue acquisizioni personali, ma anche strumento pedagogico per arrivare, attraverso il suo intellegibilissimo porre i fatti, a trasferire, il tempo necessario per la comprensione delle emozioni, la voglia di individuare i fatti interiorizzati. Risultando, così, coinvolgente a 720°.

  15. Lorena ha detto:

    E.C.: Strumento in grado di mettere a confronto le proprie emozioni “con le proprie” – leggi “con le suggestioni”.

  16. Adina Pugliese ha detto:

    Ecco, ci sono motivi, come questo ad esempio, per cui è meglio lasciare il sole fuori da solo, a scaldare le piante, e mettersi in casa a leggere. Dovrebbero obbligarti a pubblicare, te dai da pensare, molto, intrecci i fili di tante storie riuscendo mirabilmente a farne un capo unico, resistente. “Buona Fortuna!” La vita dà sempre un’altra possibilità e mi auguro che questa della scrittura sia la tua.

  17. Sarah ha detto:

    Sei assurdo non smetterei mai di leggerti. Inizio i tuoi racconti e passo varie fasi. All’inizio legho e non so se mi piace divaghi cerco un senso, poi piano piano mi prendi per mano emi addentri nel racconto e come per uno di quei thriller che devi sapere come finisce, non riesco più a ladciarti. Mi fai sorridete ridere…. fino a che non mi rendo conto di avere una faccia ebete il sortiso inizia s scomparire e alla fine scendono le lacrime e mi fai conmuovere!! Ripenso a quello che ho letto… e non trovo altre parole per descriveti: ogni volta riesci a suonare dolci melodie con le corde del cuore di chi ti legge.

  18. Vera ha detto:

    E poi??? Dai, su continua.. Hai un modo così avvincente di raccontare le cose che viene voglia di rileggere tutto da capo.
    Oltre al fatto che la penso esattamente come te su certa pseudo cultura polverosa da salotto, sulla bellezza e sull’importanza del farsi un giro nella vita degli altri, che siano persone in carne ed ossa o personaggi di un romanzo: è un modo di allontanarsi da se stessi per comprendere meglio se stessi e il mondo; ti aiuta a cambiare la prospettiva sulle cose, a vedere quello che abitualmente non vedi.
    Complimenti.

  19. Otello Marcacci ha detto:

    @ Gina

    Ti ringrazio del tuo intervento perchè mi permette di esplicitare meglio il mio pensiero al riguardo. Non voglio farti cambiare idea, solo provare a farti vedere un differente punto di vista. E provare a chiarire se è più presuntuoso un approccio come il mio o quello di persone che la pensano come te.
    Partiamo dal punto principale:
    E’ chiaro che esiste una differenza tra Moccia e Shakespeare!
    Non è questo il senso del post. Ho usato un approccio paradossale per mostrare le crepe di un tipo di pensiero che fa capo a gente che non rispetta gli altri.
    Mi spiego meglio.
    Io NON ho mai letto niente di Moccia o di Fabio Volo. Non l’ho fatto perchè il processo che porta alla decisione di farlo si è ad un certo punto interrotto. Qualcosa (inutile qua adesso entrare nei dettagli) mi ha detto che non mi sarebbe nemmeno piaciuto provare a farlo. NON avendoli letti io NON posso dire niente su di loro nè su chi invece li adora. Ora, tu definisci “Monnezza” l’opera di Moccia e quella di James (che lo stesso non ho letto). Poichè fino a prova contraria io credo che tutti siano persone intelligenti sono certo che tu sei arrivata a definire a tal modo l’opera di Moccia, dopo aver letto tutto ciò che lui ha scritto. Perchè se avessi solo letto un libro che so “Tre metri sopra il cielo” avresti dovuto dire che quel libro era per te una monnezza e non tutta la sua opera. Allora mi chiedo qual è stato il tuo processo decisionale che ti ha portato a leggere ogni cosa di Moccia per poter dire che fa tutta schifo. Insomma leggi un libro che ti fa schifo e poi un secondo che fa schifo e allora decidi di leggere tutti gli altri per poterlo dire? Hai così tanto tempo da perdere o voglia di farti del male? Se invece mi dici che ti è bastato il primo che hai letto per poter dire che tutta la sua opera è monnezza si entra nel campo del PREGIUDIZIO che è ciò di cui parlo. Se al contrario dici che non hai letto niente ma ti fidi delle recensioni pessime fatte da personaggi autorevoli mi viene da sorridere. Perchè in genere le persone autorevoli non sono persone che dicono che un autore è monnezza ma solo che quella tale opera con preciso titolo lo è. Quelle che tagliano a fette così, all’ingrosso qualcuno senza averlo letto sono niente affatto che autorevoli. In genere gruppi di blog che si autocelebrano l’un l’altro insultando chi non la pensa come loro sulle loro stroncature di libri che non hanno letto facendo sempre riferimento a recensioni di qualcuno che credono autorevole. Mi chiedo se fai parte anche tu di questi tipo di club. E esagerando veniamo al punto dei punti. Supponiamo che invece tu sei una che si è letta tutto Moccia e quindi tu possa dire con autorevolezza che ogni cosa che scrive è monnezza (non credo sia così ma te lo concedo) tu sei in grado di dire che le cose che scriverà d’ora in avanti saranno sempre e comunque monnezza? Se la risposta è si siamo di nuovo nel PREGIUDIZIO. Che è il core business dell’editoriale. Io apro alla possibilità che qualcuno che ha scritto qualcosa che non mi è piaciuto possa farlo in futuro. Tu no. Quale dei due approcci è più presuntuoso scusa?
    Senza contare il fatto che quel tipo di persone niente affatto autorevoli di cui parlavo hanno il gusto di definire mentecatti, pitecantropi, sottosviluppati mentali, cerebrolesi chiunque legga qualcosa di Moccia visto che stiamo parlando di lui o di altri che non hanno mai letto ma che qualcun altro indefinibile ha dichiarato monnezza. Ora io non mi sogno nemmeno lontanamente di pensare che due milioni di persone che si sono lette un libro che io non ho avuto voglia di leggere siano a quel modo. Chi dice queste cose è un fascista. E io combatto il fascismo delle parole tanto quanto quello dei manganelli. Perchè le parole fanno più male del manganello.
    Chi non ha rispetto di chi legge cose lontane da sè oggi definisce decerebrato chi legge Moccia ieri definiva così invece l’ebreo, o l’omosessuale o gli zingari. Per chi non ha rispetto per gli altri il passo è breve. E si arriva così a godere nell’insultare un altro uomo perchè è basso (Psico_nano su tutti) o grasso o sciancato o zoppo. E gli avversari politici diventano nemici e chi li vota gente da sterminare. Questo è fascismo. E io sono un antifascista convinto.
    Senza contare, e finisco, che dei due milioni che leggono Moccia prima o poi prendendo confidenza con la lettura cominciano a leggere qualcosa di più importante e solo perchè hanno cominciato con lui magari un 1% di quelle persone arriva persino a godere di Shakespeare. E non è una cosa fantastica questa? Moccia e affini solo perchè strappano persone alla televisione e iniziano alla lettura gente che altrimenti non avrebbe mai preso un libro andrebbero solo che ringraziati altro che.
    E comunque visto che ci tieni a saperlo sul mio comodino al momento ci sono molti libri di Vito Mancuso per cui sono andato in fissa. E allora? questo mi fa più fico di chi invece ha sul suo Fabio Volo?
    Nella mia concezione di mondo no, solo diverso. Nella tua immagino di si.

  20. Otello Marcacci ha detto:

    @Katia: Apprezo tantissimo le tue parole. Grazie di cuore.

    @Lia: Ma quanto ti amo. Sposiamoci!

    @Lorena: Hai detto cotica…:) Non ho capito una mazza di quel che hai scritto, ma mi sembra una cosa ganza. Quindi denghiu.

    @Adina: Ho deciso che voglio fare una Comune. Voglio sposare anche te.

    @Sarah: Porca miseria Sarah, mi commuovi. Ed è un periodo che sono di lacrima facile. Sei adorabile, ma adesso qualcuno mi racconti una barzelletta per farmi ridere, pliiiiiiiiiss

    @Vera: Incredibile lo scoprire quante persone più intelligenti di me ci siano a questo mondo. Tu sei tra queste. Chapeau, anzi sciapò…

  21. flavio ha detto:

    Grandissimo Otello mi emozioni sempre come in “Gobbi come i pirenei ” che consiglio al mondo intero …altro che bibbia, bisognerebbe che tutti leggessero “gobbi come i pirenei” ….pero’ pero’ esigo maggior rispetto per il tuo amico Nicola, al quale va tutta la mia max stima, uno che decide, anke solo per una serata,di far scoppiare la bile ai “B”ilanisti …i filistei servi del nano eh eh eh , ecco, ad uno cosi’ va sempre la mia max stima e solidarieta’ ;;)).
    un abbraccioneeeeee OTELLO MARCACCI sei mitico firmato Flavio Bollini ;;))

  22. Paola ha detto:

    Sono d’accordo con Vera…e poi? Caro Otello, quando ti deciderai a pubbliicare qualcosa? Magari potresti farci sapere cosa è successo a Eugenio, o continuare questo editoriale che da espressione di opinioni è diventato un racconto vero e proprio. Il tuo modo leggero di parlare di argomenti spessi, la tua pirotecnica verve letteraria e i tuoi personaggi in cui, per un pezzetto, si annida ognuno di noi, mancano a me e a tutti i tuoi lettori. Dai..sbrigati…ti stiamo aspettando!

  23. Elena ha detto:

    …parole sacrosante. Ed è vero che c’è la letteratura bella e quella meno bella, quella più ‘acculturante’ secondo gli stereotipi e quella meno, ma accidenti, leggere è vita, vuol dire vivere cose che non potresti fare quotidianamente, vuol dire aprirsi a mondi differenti dalla quotidianità, vuol dire imparare tutti i giorni qualcosa di nuovo. Leggo di tutto, dai trattati di bioterapia nutrizionale, ai romanzi di Wilbur Smith, i saggi di Osho a molto altro. Non arrivo a tutto, leggere per me è un piacere e sinceramente Platone e compagnia, non sono così piacevoli per la mia ‘capraggine’, ma leggo sempre con estremo piacere tutto ciò che scrivi tu, dott. Marcacci, ma caspita, concordo con chi sopra ha detto che scrivi troppo poco… ma ci dici quando esce il nuovo libro o no?!! Attendo tue. Un abbraccio

  24. Otello Marcacci ha detto:

    @Flavio: il politically correct non è mai stato il tuo pezzo forte ma hai un cuore grande e questo ti salva da ogni cosa. Il Milan non è il max ma non è niente rispetto a una squadra condotta da una famiglia di “ovini” a rubacchiare per i pascoli d’Italia.

    @Paola: Se dipendesse solo da me sarebbe facile…. Sto seriamente pensando al self-publishing. Su Amazon coloro che vendono di più sono chi mette i propri libri in vendita a pochi centesimi in formato e-book. Certo sono tutti in inglese e il mercato mondiale non è come quello italiano, asfittico e pieno di cacche che quando ne hai pestate tre o quattro ogni cinque passi perdi la voglia di andare avanti. Le case editrici hanno logiche tutte loro che rispetto ma che spingono chi ha già pubblicato o a tentare il colpo gobbo di una BIG o a mettersi in proprio. Temo di essere arrivato a quel crocevia…

    @Elena: mi piacerebbe darti belle notizie. La verità è che non lo so. Ho imparato sulla mia pelle che se si vuole camminare nel mondo editoriale occorre accettare di ingollare bocconi super amari e dotarsi di una pazienza a livello industriale e una costanza certosina. Doti, queste ultime, che non so se davvero mi appartengano. Qualcosa di sicuro succederà ma non so dirti nè cosa nè quando nè tanto meno dove. It’s hard to be a Saint in the City, cantava Bruce Springsteen….

  25. gina ha detto:

    Caro Marcacci, ti devi rilassare.
    Capisco che avere commenti entusiastici e positivi ti tiri su il morale e ti dia modo di esternare il tuo narcisismo maschile. Tra l’altro perchè dovrebbe essere un “premio ” per le tue lettrici essere “spostate” da te?
    Ma questioni psicoanalitiche a parte, se non fossi partito in tromba con questo pezzo del “io no non sono uno schifoso intellettuale e anche se, per motivi che non vi rivelo, non ho mai letto Moccia, ritengo che per i decerebrati vada bene anche lui purchè si legga” avresti potuto vedere che io non sostengo niente di diverso dal Marcacci-pensiero. Semplicemente direi che va bene leggere tutto, anzi che ognuno legga ciò che gli pare, ma dire che non c’è differenza….beh!

  26. Otello Marcacci ha detto:

    Cara Gina (o come ti chiami davvero)
    capisco che essere messa all’angolo e scoprire di non saper sostenere un contraddittorio provoca disturbi emotivi che vengono fuori con aggressioni gratuite nella speranza che questo possa nascondere il fatto che non rispondi a una che è una delle mie domande (forse perchè non sai come????), ma ti posso assicurare che sono molto rilassato. Anzi mi diverti molto. Ce ne fossero come te. L’insulto (pure i tuoi che sono tipici di coloro di cui parlavo sopra) è l’unica arma che hanno coloro che non hanno altri argomentazioni. Te ad esempio. Che non capisci nemmeno che non ho detto che non c’è differenza ma ben altro…
    E comunque, visto che ti è sfuggito pure questo, ti dico che lo sposarmi (oltre ad essere un gioco che gli intellettualoidi come te non capiranno mai) sarebbe stato un premio a me e non viceversa.
    E con questo direi che con te ho concluso.
    Buona vita.

  27. otello ha detto:

    otello mio e di tutti noi qui presenti e in ogni dove, la cosa che più mi esalta della tua scrittura e che trovo molto eccitante (sarà per questo che piaci tanto alle donne), è che incarni esattamente il caos.
    in te c’è puzza di piscio e profumo di rose nello stesso fottuto tempo. così è nei tuoi romanzi e così è nel tuo modo di relazionarti. il fatto è otello mio che combatti da secoli per far sapere a tutti che ogni cosa è perfetta così come è e che, da secoli, ogni volta ti trovi davanti a gente che vuole la rappresentazione di un te personalizzato …come un vestito su misura….continua a scrivere è l’unica cosa che sai fare. aspetto la tua prossima goccia di caos-

    tuo otello
    ps mio tuo di tutti

  28. Nicola ha detto:

    Ci sono libri che passano e libri che ti rimangano dentro.i tuoi libri magari non sono subito accessibili perché nascondono mille sfacciettature e citazioni che solo ad una seconda lettura vengano fuori.come il buon vino i tuoi libri migliorano con il tempo,fosse anche perché leggendone altri ti rendi poi conto che quel saper pungere e scherzare,ma allo stesso far riflettere sui veri valori é possibile ritrovarlo sono nei libri “veri”.ecco,i tuoi sicuramente appartengano a questa categoria.

  29. flavio bollini ha detto:

    …e vabbe’ Otello Marcacci pero’ fammi dire che sei uno scrittore bravo davvero che sei un bollini che si legge volentieri e che regali emozioni per cui devi scrivere scrivere e scrivere mi raccomando e resistere resistere e resistere che e’ un po’ anche “esistere” come ben sai ;;)) . hasta hermano

  30. Gina ha detto:

    Sono veramente lusingata.
    Immagino che buona vita sia la tua maniera carina di chiudere definitivamente un discorso.
    Ma io, il mio nome purtroppo è questo, desidero ancora precisare un paio di punti. immagino che questo non ti disturbi, dal momento che hai scritto su un blog avrai immaginato un contraddittorio oltre che alle dovute incensazioni.
    Riguardo la mia conoscenza di Moccia o delle terribili sfumature; ebbene hai perfettamente ragione, ho letto poco, forse troppo poco per dare giudizi così lapidari. Mi sono fidata di quel senso che ti fa dire: questo libro è interessante andiamo avanti. Oppure: no veramente illeggibile non ce la posso fare. E’ un mio diritto di lettrice. Se ti può essere di aiuto per comprendere ho letto il tuo primo libro e poi sono andata a cercarmi il secondo. E come tu sai non è perfettamente facile trovarlo nella libreria sotto casa.
    Per tua conosenza non sono fascista, né ritengo che esprimere giudizi personali su scrittori sia da fascisti. Se fossi un editorialista o una personalità pubblica ed esprimessi tali giudizi forse lo sarei. Ma anche qui ho delle perplessità.
    Vito Mancuso, e qui finisco, non l’ho letto. Ma la mia curiosità sui libri sul comodino era autentica.
    Buona vita.

  31. Pandora ha detto:

    Mio caro Otello, ma lo sai che scrivi proprio bene? che riesci a catturare l’anima con la tua dolcezza mascherata da burlone? riesci ad essere duro e quasi volgare e al tempo stesso dolce e infinitamente vero, come solo le persone autentiche riescono, senza nascondersi dietro a maschere e finzioni goffe o anche raffinate.
    E poi parlare di libri e letteratura per me è la cosa più bella che potevi fare, in un momento così atroce del nostro tempo, dove il pensiero è sempre relegato ai minimi termini e a volte ci dimentichiamo pure di averlo “un pensiero” che non sia solo di testa ma anche di cuore. Mi piaci, mi piace la tua scrittura….merita davvero e non lo dico per compiacerti, lo dico perché lo sento.
    Un abbraccio
    Pan

  32. Loredana Paci ha detto:

    Caro Otello io sono stata alla tua ultima presentazione a Roma. E’ stato un po’ un caso, tramite un’amica che frequenta la libreria, ma ne sono stata felice. Ho avuto la sensazione di essere quasi ad uno degli incontri di Letterature con Graziano Piazza che leggeva il tuo libro e i tuoi interventi veramente interessanti. Quel giorno ho acquistato il tuo libro “Il Ritmo del Silenzio”. L’ho letto tutto d’un fiato. Veramente sorprendente. Forse mi aspettavo qualcosa di più, passami il termine, omologato. Una storia di amicizia maschile, la pena di morte. Una storia insomma. Invece nel tuo romanzo c’è tanto di più. C’è la crescita di un individuo e la trasformazione di rapporti umani. Ogni passaggio è emozionante e allo stesso tempo ironico.
    Ora andrò a cercare Gobbi come i Pirenei. Sono sicura che mi piacerà. Ti farò avere le mie impressioni. Spero veramente di avere di nuovo la possibilità di incontrarti in una prossima presentazione, magari di un nuovo romanzo.

  33. Otello Marcacci ha detto:

    @Otello: chiunque tu sia sappi che a me le donne mi schifano (e fanno bene…) quindi hai poche informazioni e pure sbagliate su di me. E nella prossima vita voglio essere gay.

    @Nicola: Ecco, potrei incominciare con te ad esserlo…:)

    @Flavio: No ma anche tu sei un ottimo candidato a soddisfare i miei bisogni

    @Gina: Sai una cosa? mi piaci. No davvero. E’ che con le donne che mi piacciono vado in crisi e non so più che minchia dire e divento aggressivo. Per questo non combino mai niente. Tu hai molte ragioni tra l’altro. Sono un presuntuoso di merda. Solo che non credo di esserlo nello specifico. Ho esagerato con te come tu hai fatto con me. Ti chiedo scusa. Se capitasse di incontrarti sarei molto felice di prendere un caffè con te. Giuro, senza secondi fini.

    @Pandora: non ti lasciare infinocchiare io sono SOLO rude e volgare. Il resto è artifizio. sei dolce e molto cara al mio cuore.

    @Loredana: Oh perbacco….che sorpresa. Ecco, vedi, sei riuscita a farmi iniziare bene la settimana. Cioè vuoi dire che mi hai incontrato, hai letto la mia monnezza e ancora ci tieni a stare in contatto? scusa ma faccio fatica a crederci è troppo bello…:)

  34. tina ha detto:

    “Il Ritmo del silenzio” di Otello Marcacci
    Un maremmano, un napoletano e un americano, tre amici, tre strade diverse che si perdono nel silenzio del tempo, rotto solo dopo trent’anni , al culmine di sconvolgenti e misteriose vicissitudini che hanno segnato la loro esistenza.
    “Il Ritmo Del Silenzio” è un Thriller che si sviluppa attraverso un excursus tra il passato e il futuro intrecciato da una serie di enigmi che il protagonista del romanzo, il giornalista Marco Rossi, si trova a dovere risolvere e la cui soluzione rivelerà una verità sconvolgente.
    Dietro a questi misteri si nasconde un inquietante segreto, un conto alla rovescia che preannuncia una svolta drammatica della vicenda. Ma c’è qualcosa che invece, una strada diversa da percorrere, che potrebbe cambiare il corso degli eventi. Ed è quello che il protagonista del romanzo deve assolutamente fare: trovare la verità su un duplice omicidio avvenuto anni addietro apparentemente risolto. Devo dire che questo libro ha superato di molto la soglia del romanzo di formazione, anzi trovo che l’autore in questa sua seconda opera, dimostri l’abilità e la proprietà dell’uso della scrittura de romanziere consumato.
    Con una struttura narrativa semplice ma ben articolata in tutte le sue fasi di sviluppo della trama, il romanzo di Marcacci cattura l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine le quali introducono un misterioso personaggio che ricomparirà, con il suo carico di dolore e sensi di colpa, – per fare da tred-union di tutta l’intricata vicenda.
    Come finirà? Non sta a me dirlo, ma posso garantirvi che l’ho trovato un romanzo avvincente e terribilmente intrigante.
    Un domanda per lo scrittore: ma lei nella vita reale è realmente così complicato come i personaggi dei suoi romanzi?

  35. Otello Marcacci ha detto:

    @Tina
    sono molto più complesso, anzi direi complessato. Ti ringrazio molto delle tue parole ma più di quel libro qua si dovrebbe parlare dell’editoriale. No così, per dire è…

  36. Aniello ha detto:

    “Il Ritmo Del Silenzio”
    Anche io mi sono appassionato a questo romanzo. Devo dire che condivido l’opinione della lettrice Tina. Ma vorrei aggiungere che è molto di più di un Thriller. Con un intreccio ben articolato e uno stile semplice ma avvincente, il lettore si trova catapultato da uno spazio all’altro della terra, dal passato al futuro senza mai perdere la continuità il filo conduttore della lettura. E questa per me è una delle ragioni che rendono questo romanzo appassionante, mai piatto e monotono. Ma tutte le avventure che i personaggi si trovano ad affrontare così come i misteri che devono risolvere, in realtà sono la chiave di cui l’autore si serve per introdurre temi importanti su cui fare riflettere il lettore: la pena di morte, la solitudine, la giustizia, l’amicizia e l’amore. Tante emozioni che accomunano diverse esistenze, che dividono e uniscono i personaggi del romanzo, ma come succede anche nella vita reale.
    Mi piacerebbe potere conoscere di persona l’autore per complimentarmi e se è possibile sapere se e quando presenterà un nuovo romanzo.

  37. Silvia ha detto:

    non entro nel dibattito,
    mi interessa l’Eroe
    anche io non vedo eroi solo nella gloria della vittoria
    perchè lo è soprattutto chi resta tale anche nella sconfitta

  38. tina ha detto:

    Non so se sono belle le mie parole, ma di sicuro corrispondono a ciò che penso e credo al vero.
    Complimenti comunque.
    ma cosa intende dire con la frase “più di quel libro qua si dovrebbe parlare dell’editoriale”?

  39. tina ha detto:

    Caro Otello se intendi con “editoriale” entrare nel contraddittorio fra te, Gina e altri rispettabilissimi lettori, la cosa può essere anche molto divertente, ma non la trovo costruttiva ai fini di divulgazione dell’arte. di gente che litiga in Tv e sui siti web non manca, anzi…….Ma se proprio ci tieni allora ti dico che dissento, come Gina,tanto per cominciare dalla tua opinione su Federico,Moccia, riconosciuto come uno dei maggiori esperti della comunicazione, in particolare modo del mondo adolescenziale. Pur non essendo il mio genere, ciò non toglie che Moccia con i suoi romanzi apre una finestra sul mondo della adolescenza che i “più grandi”
    genitori e professori inclusi, ( anche a qualche scrittore a quanto pare), che spesso invece quella finestra la tengono chiusa o neanche la vedono.

  40. anicia ha detto:

    Caro Otello, ha ragione la lettrice Tina, è molto più interessante parlare delle opere degli scrittori che non imbattersi in discussioni che il più delle volte non portano a niente. Io ho letto il tuo primo libro “Gobbi dei Pirenei” e mi è piaciuto tanto. ora leggerò anche “Il ritmo del silenzio” che a quanto pare sembra essere molto bello stando alle opinioni dei tuoi lettori. Poi per quanto riguarda il tuo editoriale,” Il mio eroe”, bhè tutti abbiamo qualche Superman travestito da straccione. Saper riconoscere l’eroe che si nasconde sotto le sudici vesti sta più nella sensibilità emotiva e non intellettuale e culturale delle singole persone.
    tu che ti credi un intellettuale colto e figo di primo ordine, alla signora brutta incontrata nel cesso di un autogril ti sei quasi offeso dallo scoprire di avere affinità culturali con tale soggetto. Forse il tuo amico Nicola, che a tuo dire Kurt Vonnegut crede che sia un pilota di rally finlandese, magari è una persona di una gentilezza e sensibilità intellettuale di tutto rispetto, pur cibando la sua mente della “Gazzetta dello Sport”. E poi credi davvero che 50 euro che ti sei fatto rimborsare da Nicola che ha pagato la cena, possano metterti la coscienza a posto per i tuoi i peccati di superbia? Come Moccia anche la Gazzetta dello sport serve ad aprire la mente sul mondo e sull’animo della gente. Sei un bravo scrittore ma hai troppi preconcetti e quelli non giovano alla tua mente e alla tua creatività.

  41. valerio ha detto:

    Otello ma se nel tuo libro “Il ritmo del silenzio” prima a noi napoletani ci schifi e ci chiami anche terroni e poi diventi amico fraterno proprio di uno di loro, ma allora è vero che devi fare i conti con tuoi preconcetti?
    Come alla signora del cesso dell’autogril del tuo editoriale: prima di sapere che non sempre faceva un mestiere di kakka, ma che era stata una persona importante ed era istruita, per te quella non si doveva permettersi neanche di rivolgerti la parola.
    perchè non leggi anche la Gazzetta dello sport invece di leggere solo Certi scrittori?
    Forse oltre a scrivere bellissimi libri, perdi meno tempo nella vita vera a capire la gente.
    Comunque sei un gran rompikoglione ma sei grande
    tuo fan
    Valerio

  42. Otello Marcacci ha detto:

    @Aniello: gentile lettore Aniello di persona vengo peggio che in foto e poi faccio pure le puzzette non le conviene incontrarmi
    @Silvia: gentile lettrice Silvia le è donna romantica
    @Tina: gentile lettrice Tina, non vorrei sembrarle sgarbato ma occorre che le faccia notare che si è un attimo confusa su chi difende cosa. Lo faccio solo perchè Gina potrebbe risentirsi giustamente.
    @Anicia: gentile lettrice Anicia, convengo di fare abbastanza schifo ma temo che anche lei si sia confusa un attimo.
    @Valerio: gentile lettore Valerio io sono terrone nell’animo.
    @Gina: stai a vedere che mi tocca pure darti ragione….

  43. Frank ha detto:

    Tanto vera da essere falsa tanto falsa da essere vera o semplicemente vera, comunque una storia.
    La storia narrata di un frammento quotidiano che riesce a farti vivere una cosa lontana , ma che come per magia appare davanti ai tuoi occhi e…..la vivi….la senti…..come se il marca ci fossi io (sentivo l’odore dei bagni….)
    Ecco la magia della parola scritta, ma una cosa mi sento di dire al sig. Marcacci…..a quanto un altro manoscritto?
    Ritengo il suo stile coinvolgente e mi piacerebbe leggere ancora qualcosa partorito dalla sua mente od esperienza di vita.
    Non le dico falsamente che ogni lunedì ci troviamo tra amici a discutere di libri e che lei è’ il ns. Autore preferito, ma siamo un gruppetto di persone a cui piace sia leggere la gazzetta che discutere di qualche lettura in comune ( lei rientrava tra queste) e non le nascondo che ci ha diviso tra chi , come me, la caldeggiava e chi invece……
    Augurando mi di leggere qualcosa di nuovo….un suggerimento…..faccia come noi legga la gazzetta insieme al suo amico e condivida con lui qualcosa di suo, cosa c’è’ da perdere ?

    Saluti un lettore.

    P.s. Complimenti anche alla NEO che cerca anche di far sopravvivere i “minori”…..

  44. Frank ha detto:

    Scusando mi per il perdurare con un commento fuori luogo….sono comunque a dire ( in tema con il libro però’) forza viola ora e per sempre!!

  45. Otello Marcacci ha detto:

    @Frank La ringrazio del commento. Lei è molto gentile ad avermi caldeggiato ma tifo sempre, per default per quelli che “Io invece….”. Quindi li tranquillizzi pure che non è ancora in programma nessuna nuova uscita. Le carte sono un ottimo sostituto della carta stampata. Se fossi uomo di bar la potrei sfidare a briscola ma mi limiterò a farlo a Ruzzle dove, se mai mi dicesse il suo nick name, verrà com’è giusto che sia sonoramente battuto. Forza viola sempre e comunque…

  46. Betty ha detto:

    Caro Marcacci, i suoi editoriali sono come degli orgasmi. Continui così.

  47. Gina ha detto:

    Caro Marcacci, la storia della nostra zuffa letteraria pare abbia preso una strana piega. Sono ancora piegata in due e mi sto asciugando le lacrime per i commenti dei suoi fans. Lei è veramente un personaggio speciale, me lo faccia dire, anzi fammelo dire – visto che prima ti davo del tu. Leggendo il tuo editoriale e i tuoi libri si capisce che c’è dietro un autore molto profondo, certamente colto ed anche estremamente sensibile. E non lo dico solo perchè oramai mi hai dichiarato simpatia, ma perchè pare siamo entrambi dalla stessa parte della barricata. Che il divino ci salvi dagli idioti!

  48. Paola'58 ha detto:

    Non entro nel merito di uno o l’altro libro, lascio solo un mio pensiero tra tanti incisivi commenti.
    Mi sono imbattuta in Marcacci per caso, ho iniziato a leggerlo con scetticismo, poi non ne ho potuto più fare a meno. Trovo il suo modo di scrivere originale, diverso da quanto gira in editoria al momento; dietro la sua schiettezza e ironia intravedo cultura, sentimento, capacità di rapire con le parole, che partono dal un punto che scivola in una spirale di concetti che ti portano dove tu neanche pensi di arrivare e lì scopri il cuore della storia. E devo leggere tutto d’un fiato perchè “voglio” arrivare alla fine senza interrompere quella ridda di sentimenti che scatenano le sue parole nella mia anima; sentimenti positivi negativi, contrapposti al mio credere, al mio vivere, ma che si scatetano e mi fanno mettere in gioco le mie convinzioni o le mie incertezze; saper rapire con le parole non è da tutti. Marcacci tu ci riesci.

  49. Vittorio Lograno ha detto:

    Caro Marcacci sei una gran delusione. Avevo letto con piacere Gobbi come i Pirenei e mi sei restato molto simpatico. Avrei voluto leggere il tuo secondo romanzo ma non si riesce a trovarlo. Ho cercato notizie su di te e scopro qua sopra che tu c’è l’hai con la gente del sud e che non sopporti Moccia. Secondo me e’ perché sei invidioso di quanto vende lui e ci rosichi tanto. Ti facevo migliore. Hai perso un lettore e volevo tu lo sapessi. Non leggero più il tuo secondo libro

  50. Otello Marcacci ha detto:

    @Betty: perchè non sai come scrivo gli elzeviri. E poi faccio dei “coccodrilli” che fanno resuscitare i morti

    @Paola’58: guarda, non so come dirtelo, ma io scrivo da sempre solo per avere un commento come quello che tu hai fatto qua dentro. Mi piace l’idea di arrivare al cuore delle persone ma anche alla loro pancia. A volte mi riesce a volte no. Ma le tue parole hanno rapito me questa volta.

    @Vittorio: gentile ex lettore Vittorio, lei mi ha scoperto… Inutile che finga.Io c’ho provato ma non ci sono riuscito. Ed è giusto che ammetta che ho tentato di fregare tutti. Me tapino. Ma non si può fregare il lettore. E allora qua, adesso confesso l’amara verità. E’ vero… è verissimo, a me MOCCIA fa veramente cagare. Penso lui sia un pusillanime figlio di puttana e sono invidiosissimo dei soldi che guadagna con le sue porcherie mentre io non riesco ad arrivare a fine mese. E rosico abbestia per questo. Però se adesso lei mi dice che non mi leggerà più io vado nel panico e potrei anche fare gesti incosulti. Che so, smettere di mangiare la focaccia e mettermi finalmente a dieta che sto ingrassando troppo. Ma si immagina che cosa accadrà per colpa sua??? il mio fornaio entrerà anche lui in depressione..la prego ci ripensi

    @Gina: adesso che ho fatto Outing posso invitarti a cena con il cuore più leggero. It’s up to you now…

  51. lanciostory ha detto:

    Leggendo bene la storia del personaggio del mio eroe si scopre che, sotto sotto, la sua vera natura sta nello sperare che esista in qualsiasi parte del mondo qualcuno che possa riconoscere in lui il proprio eroe personale. Ma questo potrebbe essere anche banale. La vera bellezza è riuscire a far sentire al lettore quanto questo sia importante per lui, quanto sia importante non solo sperare ma credere che ci sia in un remoto angolo della terra almeno una persona che lo consideri il proprio eroe. Ma non una persona qualsiasi, una persona che corrisponda a quei parametri di profondità culturale, intellettiva e umana che lui ha nella testa. Una persona insomma che lo riempa di quel vuoto che ha dentro e che gli genera il suo caos interno. E in questo, caro Marcacci, sei un maestro. Riesci a fare rimanere il lettore incollato al tuo racconto perchè la domanda che gli rimane in testa è ” ma ce la farà o no?”. Perchè se ci riesce il protagonista ci riesce anche il lettore. Riesci a scatenare il caos che è dentro ogni tuo lettore, sia in quelli che pensano di non averne sia in quelli che, avendo imparato a gestirlo, lo nascondono perfettamente.
    Spero di poterti leggere nel tuo prossimo libro, così un altro pezzettino di caos uscirà fuori.
    Un abbraccio

  52. Carla Bonollo ha detto:

    @Otello Marcacci: Hai toccato un aspetto fondamentale della lettura, la capacità di attraversare altri mondi, magari lontanissimi dal nostro sentire ma che offrono sempre degli spunti sui nostri mondi interiori. E la cultura dovrebbe aiutarci a superare l’agguato dei pregiudizi; certi ambienti letterari si sa sono noiosissimi, soffocati da un’auto-referenzialità senza speranza, in realtà rivelano un bisogno mai assopito di essere apprezzati in modo gerarchico da chi è più in vista, niente di più sbagliato a mio avviso…e poi ci sono gli incontri casuali della vita, che tu descrivi sempre così bene con una sensibilità accogliente, la signora con cui scambi quattro chiacchiere, che ama Vonnegut come te, e che a sorpresa ritrovi a pulire i cessi dell’auto-grill, e che però è la dimostrazione vivente che bisognerebbe imparare ad ascoltare gli altri senza giudicare, “ascoltare bene è quasi rispondere”.
    In attesa del tuo nuovo libro…

  53. Otello Marcacci ha detto:

    @Lanciostory: con un nick così non puoi che essere della mia generazione. Quanti ricordi… Tra Lanciostory e L’Intrepido: Billy Bis, Cristal, Ghibly, L’Eternauta.
    Solo per questo amarcord ti voglio bene. Davvero tanto…

    @Carla: sembri una persona di spessore e come tale sai che “..Per fare un tavolo ci vuole il legno per fare il legno ci vuole l’albero per fare l’albero ci vuole il seme per fare il seme ci vuole il frutto per fare il frutto ci vuole un fiore
    ci vuole un fiore, ci vuole un fiore, per fare un tavolo ci vuole un fio-o-re…”

  54. GOBBI COME I PIRENEI ci è piaciuto moltissimo.a quando la pubblicazione di un nuovo libro?

  55. Elena Rinate ha detto:

    Sentite un po’, gente. Sì, dico a voi, fans di Gobbi.
    Ormai è chiaro: insistere con Otello perché ci racconti il seguito della storia di Eugenio è assolutamente inutile.
    Io propongo una diversa strategia: rivolgersi direttamente a lui.
    Provo ad iniziare

    Da “I diari della montain bike”
    di un’anonima e attempata neofita delle due ruote

    ovvero: “La bici come metafora della vita”
    ovvero: “Il macrocosmo che si riflette nel microcosmo”

    Sembrano stronzate come altre, ma quando inforchi una bici ti sorge il dubbio che in questi luoghi comuni ci sia un fondo di verità.
    “Lei” mette alla prova e ti rivela il tuo carattere. Ti svela a te stesso.
    Carissimo Eugenio, ho scoperto di assomigliarti più di quanto credessi.
    Tu sei uno che non aveva mai portato a termine una gara ed io sono una che abitualmente molla alla prima difficoltà.
    La bici per me è stata terapeutica: mi sta insegnando a tenere duro, a tenere occupata la mente, a non permetterle di dire “non ce la farò mai” e a portarmi in cima alla salita senza nemmeno accorgermene.
    Eugenio, mi manchi. Mi porto sempre dietro un pezzetto di te ogni volta che inforco la mia montain bike.
    Grazie, veramente, di cuore, per esserti intrufolato tra le pagine della mia vita.
    Qui c’è un bel po’ di gente che sta sollecitando il tuo autore a continuare la tua storia.
    Tutta fatica sprecata. Io mi rivolgo direttamente a te: fatti vivo di nuovo, trovala tu la strada.
    Se Otello vuol continuare a trovare scuse, peggio per lui.
    Sono sicura che da qualche parte c’è qualcuno che muore dalla voglia di raccogliere questa sfida, uno che troverà il modo di raccontarci una buona volta cosa hai fatto dopo il coronamento dei tuoi sogni e di quali odori e sapori sono pieni oggi i tuoi giorni.
    Spero un giorno di poterti incontrare di nuovo… e magari senza quella smorfiosa di Isabella tra le palle.
    Arrivederci, mio eroe

  56. Luca ha detto:

    Maremma cane!!! a parte il fatto che mi sono messo a leggere quasi tutti i commenti….e non so bene il perchè….poi mi ero appassionato alla piccola diatriba venuta fuori fra gina e otello…si quella era ganza….e spero non sia finita…Otello!!…che mi piacciono i tuoi libri lo sai, mi è piaciuto un sacco anche l’editoriale…perchè mi piace come scrivi, e come lo scrivi…poi io non sono un grande lettore, e non voglio entrare nel confronto tra te e gina sulle differenze-nondifferenze…perchè mi fareste un culo così…però per come la vedo io scrivere un libro e saper raccontare una storia non è come correre i cento metri…vabè un sacco di cose non sono come correre i cento metri…voglio dire che per me ….sei il mio scrittore preferito perchè mi emozioni e perchè pur leggendo poco ho voglia di leggere come prosegue la storia anche quando mi si chiudono gli occhi dal sonno…e poi mi sveglio alle tre di notte e continuo a leggere….per questo spero che tu scriva ancora altri libri…poi magari leggerò anche moccia….o fabio volo ….o altri…ma intanto aspetto di leggere un altro libro TUO. Un abbraccio

  57. Otello Marcacci ha detto:

    @Guido e Michelangelo: credo di aver ampiamente già detto in merito

    @Elena Rinate: che cosa bella che hai scritto. Eugenio mi pare si stia allenando per un’altra grande gara però…Sshhh non ti ho detto niente eh….:)

    @Luca: ecco quando leggo cose come questa che hai scritto te penso che è veramente un peccato non essere gay. Ti amerei alla follia.

  58. Carla Bonollo ha detto:

    @Otello Marcacci: mi hai spiazzato con la canzone di Sergio Endrigo, brutta ma con un finale insperato, per “fare tutto ci vuole un fiore”…in bocca al lupo al fiore 😉

  59. Paola'58 ha detto:

    Mi intrometto in un argomento che leggo aver creato una costruttiva discussione: piace o non piace un autore anche senza averlo letto.
    Personalmente a volte non leggo un libro anche solo per il titolo, perchè magari si conosce l’autore biograficamente anche se in linee generali, magari leggo la prima pagina e mi fermo….Facilmente non provo a leggere dello stesso autore anche le altre opere se la quella in cui mi sono imbattuta non mi è piaciuta. E’ sicuramente un limite culturale, ma per me è così. Ad esempio Moccia non lo leggo, non mi piace neanche un pò, ma come non me ne piacciano tanti altri. Non si è autori solo perchè qualcuno (critica, media, e quant’altro) decreta il tuo successo, sei autore quando procuri una vertigine, una sensazione, una voglia di tirare alla fine senza sosta…Sei autore quando arrivi “alla pancia”.

  60. Marco ha detto:

    Mi è piaciuto molto sia il modo di scrivere, sia l’ argomento trattato. Complimenti Otello marcacci spero tu sia già in procinto di scriverne un altro. Marco

  61. Anna Maria ha detto:

    Aspetto con impazienza il prossimo libro: voglio emozionarmi di nuovo!!!
    🙂
    Fai in fretta!

  62. Sandra ha detto:

    Hai una modo di scrivere e di comunicare fluido e coinvolgente. Ogni volta in ciò che scrivi riesco a trovare spazio per riflettere su qualcosa, per commuovermi ma anche paradossalmente per fare una grande risata. Una penna versatile, originale e che non annoia mai. Bravo Otello, continua così!