Roma. 29/01/2009. “Fiabe di una volta per uomini d’oggi”.

Fiabe di una volta per uomini d’oggi – di Mario Rovinello

Ma chi l’ha detto che soltanto i grandi centri costituiscano terreno fertile per la nascita di editori capaci di affermarsi all’attenzione degli appassionati lettori con libri belli e affascinanti?A Castel di Sangro, un paesino abruzzese, è nata la casa editrice Neo, che intende proporre “testi caustici, sarcastici, turbativi, ironici, concettualmente forti e scomodi, deliranti nel contenuto ma non nella forma. Capaci di insinuarsi nell’epidermide della cultura e della società attraverso sguardi inattesi, poco considerati”, puntando soprattutto sugli esordienti italiani, di qualunque età, nella convinzione che in essi sia ancora vibrante il germe della ricerca, della scoperta, della provocazione.

Da questi propositi è già uscito il primo volume: E morirono tutti felici e contenti, una raccolta di fiabe moderne, di racconti che vanno oltre i titoli caldi e familiari che li hanno ispirati, “racconti, ironici, dolorosi, che dissacrano passato presente e futuro e che portano a paradossi inattesi”.

Il libro si presenta come una raccolta di fiabe capovolte, di fiabe che non sono più fiabe, di fiabe che non possono più esserlo perché troppo vicine alla confusa realtà dei nostri giorni. L’idea, a cura di Massimo Avenali, è quella di rivisitare fiabe classiche in modo originale e con degli spunti sull’attualità. Una tradizione del tutto ribaltata, una memoria che va costruendosi sotto i nostri occhi e che modella un immaginano nuovo: la Piccola fiammiferaia è una prostituta grassa e indifesa (“E come spesso accade, dietro quello che sembrava un tenero, vezzaggiante nomignolo, quasi conferito con affettuosa complicità, si celava invece il sarcastico scherno di un epiteto crudele”), Cenerentola è un’adolescente smarrita in una Milano assopita nel caldo estivo, Pollicino è la vittima di un sistema che vorrebbe dimenticarlo (“Ti lasci chiamare PolIicino, tanto lo sai che è per sfottere e che in fondo è vero: tutte le tue dita se l’è ingoiate l’impastatrice del cemento, lasciandotene uno solo per prenderti in giro”); l’Aladino di Gianni SoIla, liberamente ispirato alla favola dell’anonimo arabo, diventa “il genio dei disperati” (“Uso l’Anesteril, il Biopezan, il cortisone, l’ormone della crescita. La mia massa si sviluppa giorno dopo giorno. Mi alleno, ma più che altro mi imbottisco di medicinali. Tutto questo avrà delle conseguenze, ma al momento mi sento bene”).

I personaggi delle favole sembrano avere in comune tra loro un forte senso di malessere e una profonda inquietudine generata dall’ odierna “impossibilità di distinguere la fantasia dal tangibile, l’invenzione dalla verità'”: proprio da questa impossibilità sembra derivare il limite, ma, allo stesso tempo, il fascino della scrittura contemporanea.

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