COMETA recensito da Orazio Labbate su IL MUCCHIO SELVAGGIO

Cometadi Orazio Labbate

“Il mio ricordo consiste in lampi, schegge di vetro e una cometa; per il resto ha sempre fatto fede la ricostruzione di mio nonno: passata la mezzanotte, di ritorno da una cena in agriturismo, a mezzo di una curva, il parabrezza della nostra Lancia fu colpito da un oggetto pesante ed esplose. Mauro, guidatore insipiente, frenò di riflesso. L’auto s’intraversò e cappottò oltre il guardrail”.

Cometa, di Gregorio Magini, è un oggetto letterario dall’indubbia potenza linguistica, dalla misurata matrice visionaria e, proprio per via di tale misura, oggetto in grado di sapere gestire quella corrosività dell’allucinazione, parlando del reale e smontandolo secondo la crescita della storia.

“Fabio vedeva la figura di Albert Einstein allontanarsi con quel passo morbido, sfiorando con la toppa del gomito le assi consunte di una staccionata. Einstein vedeva l’ordine e la bellezza nella natura, retta da leggi la cui portata e struttura profonda erano al di là delle povere capacità della mente umana”.

Romanzo di formazione, commedia mostruosa, Cometa si distingue per un’evoluzione narrativa fremente, ma anche per una sorta di bella ubriachezza sbilenca, quando quest’ultima percuote e produce gli eventi che investono i tempi del libro. Cometa è un libro violento, di una dirompenza vitale e intelligente, che con la sua irrealtà si compie dentro il suo materico tessuto, splendendo di miseria e di unicità.

Voto 4/5

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