“Voglio sollevare il coperchio sul non detto”. Fa l’ingegnere, scrive libri e con il romanzo XXI Secolo è candidato al Premio Strega. A colloquio con Paolo Zardi – di Ilenia Appicciafuoco
Oltre a essere uno dei più validi scrittori italiani del momento, il padovano Paolo Zardi, classe 1970, porta con sé un’eredità pesante che, se non ha condizionato il suo stile, ha forse influenzato le tematiche e i campi d’indagine. Zardi infatti è ingegnere, come l’ “ingegnere e scrittore” della letteratura italiana per antonomasia, Carlo Emilio Gadda. Zardi è il lizza per il Premio Strega con il romanzo intitolato XXI Secolo, edito dalla casa editrice abruzzese Neo Edizioni di Cstel di Sangro (pp 160, 13 euro). La candidatura, giunta improvvisa e inaspettata, fa l’effetto della pietra lanciata da Davide sulla fronte di Golia. Una pietra che diventa diamante se ci addentriamo nella capacità di quest’ ‘uomo di scienza’ di insinuarsi nella mente e nel corpo dell’uomo, e nella tela del quotidiano con una prosa rigorosa e sintetica e una sincerità che non fa sconti. È evidente il tributo che le narrazioni dell’autore, più per le sensazioni che lasciano nel lettore che per lo stile, pagano ad autori cardine del Novecento, come Franz Kafka, ma soprattutto David Foster Wallace.
XXI Secolo arriva dopo un esordio nel 2008 con una storia nella raccolta Giovani Cosmetici e sorprendenti sillogi di racconti come Antropometria e Il giorno che diventammo umani (apparse anch’esse per Neo Edizioni): libri in cui Zardi si concentra su attimi di vita quotidiana senza però lasciare mai margine di spazio alla dimensione consolatoria. Chiacchierando con lui ci rendiamo conto anche che appartiene a una classe di scrittori, un po’ vecchio stile, che non ama le luci della ribalta né la popolarità.
Come hai accolto la notizia della partecipazione allo Strega?
“È stata una sorpresa. Il libro è stato pubblicato da una piccola casa editrice, fuori dai grossi giri editoriali. Più che per la candidatura in sé, mi ha stupito la manifestazione di sostegno e affetto da parte di tantissime persone”.
Come nasce Paolo Zardi scrittore?
“Un po’ casualmente. Scrivevo racconti quando ero bambino, ma poi ho smesso per un periodo abbastanza lungo. Intorno al 2006, dopo la laurea in Ingegneria, ho aperto un blog e lì ho riscoperto questa passione che in realtà non si era mai spenta. Non avevo, tuttavia, alcuna intenzione di pubblicare i miei scritti, di entrare nel meccanismo editoriale e via dicendo. Sono stati i lettori del blog a esortarmi. Mi hanno consigliato di partecipare a concorsi, di osare di più. Quindi, per caso e senza aspettarmi nulla, ho cominciato a mettermi in gioco in qualche contest, accogliendo le notizie delle vittorie con autentico stupore”.
Non solo in XXI Secolo, ma anche nei tuoi racconti, tu parli sempre di routine quotidiane ed esistenze normali che vengono sconvolte da notizie o situazioni terribili che però, al tempo stesso, sono estremamente ordinarie, comuni a tanti. Tutto questo lo fai con molto distacco, come se fossi un reporter di cronaca più che uno scrittore. C’è un po’ di cinismo, non al livello umano ma ‘narrativo’, in questa operazione?
Non lo definirei cinismo, ma distacco che chi scrive, a mio parere, dovrebbe sempre conservare. L’autore di romanzi non deve esprimere giudizi, ma esporre problemi o quesiti, meglio se di natura morale, lasciando trarre al lettore le proprie conclusioni. Allo stesso tempo, non credo di voler mai essere crudele con i miei personaggi, solo sincero. Quello che desidero è sollevare il coperchio sul non detto. Credo ci sia un po’ di catarsi in tutto questo, una purificazione che in qualche modo mi fa guardare le situazioni, anche quelle che mi riguardano, con un certo distacco. L’obiettivo non è quello di consolare il lettore, ma far sì che non si senta solo.
XXI Secolo parla di un uomo che, nell’arco di poche ore, scopre che la sua vita non è quella che gli è sempre sembrata. Torna anche il tema della malattia, molto comune nei tuoi racconti. Cosa ti ha dato l’ispirazione?
Un articolo di giornale che parlava di un signore che, tornando a casa, scoprì la moglie assassinata. Fu indagato per mesi, ma poi si venne a sapere che a uccidere la donna era stato l’amante di lei, di cui il marito non sospettava minimamente l’esistenza. La malattia, o meglio la scoperta della malattia è ciò che più cambia la vita dell’uomo comune, ciò che, direttamente o indirettamente ci rende tutti simili.
Concentri la tua attenzione anche sul corpo umano, e spesso con un approccio che somiglia più a quello di un medico o di uno scienziato che a quello di un romanziere. Inoltre, leggendoti si ha come l’impressione che tu prenda spunto da eventi singolari per portare avanti ragionamenti che riguardano tematiche universali, prime tra tutte amore e morte.
Mi interessa la frattura che esiste tra il corpo, le sue debolezze e l’anima. Poi, ovviamente, amore e morte sono i due poli opposti per eccellenza. Secondo tanti scrittori che amo, primo tra tutti Franz Kafka, l’amore nasce come risposta alla morte, non potrebbe esistere l’uno senza l’altra e viceversa. Riguardo alle mie storie, tutte devono superare un test che faccio sempre. Quando penso a una trama mi chiedo: “questa cosa potrebbe succedere anche a me?”. Se la risposta è no, la abbandono subito.
Parliamo del tuo stile. È rigoroso, asciutto, spesso paratattico… niente fronzoli insomma. Credi che i tuoi studi scientifici ti abbiano condizionato in questo senso?
Sì, “rigoroso” è il termine più adatto, ma credo che la scienza e la letteratura abbiano molto in comune. In fondo entrambe cercano, tramite un sistema formale, di esprimere qualcosa e di trovare soluzioni o risposte.
Ti consideri di più uno scrittore o un ingegnere? E cosa ti aspetti dal Premio Strega?
Essendo sia io che la Neo Edizioni gli outsider assoluti della manifestazione, non ci aspettiamo nulla, ma stiamo vivendo tutto con molta tranquillità. Devo dire che dal mio personalissimo punto di vista, la candidatura allo Strega ha cambiato determinati equilibri e non in meglio. Mi considero sempre un ingegnere e mi piaceva considerare la scrittura come una professione marginale, senza riflettori puntati addosso. Ho sempre detto che la scrittura è il mio giardino dietro casa e non vorrei che ciò cambiasse.
Prossimi progetti?
Pubblicherò a breve un altro romanzo, la storia di un padre e di un figlio ambientata in Ucraina prima che il paese fosse coinvolto nel sanguinoso conflitto odierno. Poi ho preparato un racconto per un libro che sarà pubblicato da Zoom Filtri, collana digitale di Feltrinelli dedicata alla narrativa di genere. Inoltre, sto già impostando un altro romanzo.
Il libro è pubblicato dalla Neo Edizioni di Castel di Sangro. Presentato da Valeria Parrella e Giancarlo De Cataldo. è tra le 12 opere fra cui il 10 giugno sarà selezionata la cinquina del Premio Strega.