Neo Edizioni – di Maria Orlandi
“La teoria deL Neo dice a creatori e fruitori: i viaggi deLLa mente hanno pari dignità dei viaggi deL corpo: chiusi in casa o smarriti neL mondo, gli orizzonti non cambiano. Questo è un buon passo verso La democrazia”.
Tre anni fa, dopo una lunga esperienza nell’ editoria, la passione per i libri di Francesco Coscioni e Angelantonio Biasella si trasformava in un progetto concreto, una casa editrice che si dava già nel nome una missione chiara: essere un NEO del mondo editoriale. Risaltare sulla pelle diafana della letteratura ipocrita e perbenista, cercare voci fuori dal coro e sfidare pratiche consolidate decidendo di pubblicare libri senza chiedere aiuti economici agli autori.
Un neo come simbolo e fonte di ispirazione di un’affascinante teoria (“La teoria del neo”, ndr). Perché avete scelto questo “segno” per rappresentarvi?
Innanzitutto perché ha a che fare con la pelle, quindi con qualcosa di organico che val al di là della spiritualità e dell’intellettualità. Poi il neo è un segno dalla doppia valenza: quella di macchia epidermica, a volte tumore in nuce e quella di simbolo distintivo di fascino e bellezza. Ci piaceva l’idea del neo come elemento nuovo, che talvolta destabilizza ma che anche per questo è caratterizzante; il fatto di essere collocati in un piccolo paese dell’Abruzzo e di riuscire comunque ad essere presenti sul panorama dell’editoria nazionale, ci fa essere un neo nel mondo editoriale sia per la posizione geografica che per gli obiettivi che ci prefiggiamo.
Quale linea editoriale seguite?
Ci piacciono gli sguardi un po’ laterali. Nel senso che siamo poco interessati al pensiero comune e ci piace trovare cose nuove, che siano formalmente valide ma che abbiano un approccio originale nei confronti della realtà. Anche per questo privilegiamo gli autori che usano un tono sarcastico, a volte anche caustico, perché siamo dell’idea che il sarcasmo è come un piccolo bisturi che ti permette di entrare nella realtà di cui si sta parlando e di sezionarla con degli sguardi nuovi. Approcci laterali, dunque, ma con una grande consapevolezza per ciò che riguarda la scrittura e lo strumento della della parola.
[…] una casa editrice che si dava già nel nome una missione chiara: essere un NEO del mondo editoriale. Risaltare sulla pelle diafana della letteratura ipocrita e perbenista, cercare voci fuori dal coro e sfidare pratiche consolidate decidendo di pubblicare libri senza chiedere aiuti economici agli autori […]
Come per esempio nel caso del nostro ultimo titolo “Trema la terra”, presentato in anteprima al Festival delle Letterature dell’Adriatico; è un libro importante perché, per quanto parli del terremoto, il fulcro restano i tremori, le scosse dei personaggi che via via sono protagonisti dei diversi racconti. La suggestione che domina tutto è l’idea della propagazione, di qualcosa che continua a propagarsi dentro ciascuno di noi. I terremoti sono a latere, un pretesto per parlare di altri sismi. Tra l’altro la prefazione è di Valeria Parrella, un piccolo vanto per noi.
Quale profilo di scrittore cercate?
Ci piacciono gli scrittori emergenti e ci piace in qualche modo “scovarli” e aiutarli a crescere come autori. Abbiamo anche scrittori famosi, soprattutto per quanto riguarda gli autori stranieri, già pubblicati e noti all’estero ma sconosciuti in Italia. Apprezziamo gli autori che leggono: di frequente ci capita di conoscere scrittori che dichiarano di non leggere molto per non essere influenzati e questo secondo noi è un gravissimo errore. E poi ci appassionano gli autori che non hanno reticenze, paura di morali o altre cose e che non si guardano l’ombelico: spesso in Italia c’è la tendenza, soprattutto da parte degli emergenti, di partire da storie proprie e il rischio è sempre quello di non riuscire a creare la giusta distanza.
Dal vostro punto di osservazione privilegiato, riscontrate fermento culturale e letterario in Abruzzo?
L’Abruzzo soffre il fatto di essere una regione piccola, però se facciamo una media dei lettori e degli scrittori rispetto alla popolazione totale, è sicuramente in linea con le altre regioni italiane e c’è senza dubbio un buon movimento culturale e una certa curiosità. L’unico elemento negativo è che la curiosità dovrebbe essere un po’ più individuale, e invece c’è sempre bisogno di una piccola spinta affinché essa si trasformi in azione concreta.