Alessandra Racca e le sue poesie su “L’Eco Mese” in un lungo articolo di Daria Capitani

I versi (e i calzini) di Alessandra Racca – di Daria Capitani

Di calzini spaiati, persi e tenuti lì in borsa, come scorta. Di spogliarelli che non ti svestono ma ti mettono a nudo, di amore e delusioni, di futuro e di quante volte hai sentito oggi la parola “crisi”. Di biciclette, di foglie rosse d’autunno, a bordo di un tram, dialogando con il proprio utero o con quella sensazione a volte scomoda di esser figli. Di tutto questo scrive Alessandra Racca, in arte “signoradeicalzini”, origini a Volvera ma oggi torinese, 36 anni, poetessa.

«Tutto è iniziato nel 2008, quando, a forza di scrivere mi son ritrovata con un tot di poesie in mano – racconta -. Non pensavo a pubblicare un libro, mi sembrava prematuro, cercavo un confronto». E così, raduna un gruppo di amici, li invita a casa per un tè e dopo il tè scatta il reading casalingo. Un’unica premessa: «Se fanno schifo, ditemelo che cambio strada». E invece no, agli amici i suoi versi piacciono: c’è entusiasmo. Il primo a crederci è un amico architetto che la invita a  inaugurare il nuovo studio con il suo reading. Poi s’inventa un blog (signoradeicalzini.it), e conquista locali, teatri, pub.

Una delle prime poesie è “Nostra signora dei calzini”, un dialogo ironico dal retrogusto amaro tra l’autrice e la venditrice di calze al mercato. Lo stesso titolo diventa il nome del libro d’esordio e poi un vero e proprio alter ego. «Un po’ per timidezza, un po’ con intento dissacrante, avevo bisogno di un’altra “me” per salire sul palco, prendere il microfono e lanciare versi dal web», dice.

Le poesie di Alessandra sono come le calze che tanta fortuna le hanno portato: stanno nei libri ma anche nei cassetti del web. Se ne perdi una, ne arriverà presto una nuova, da tenere in borsa, da rilanciare a un’amica, da lasciare ferma in attesa di ritrovare la coppia. Sono attimi rubati in ufficio per interrompere la corsa, gocce da lasciar cadere la sera sorseggiando una tisana, divertenti incursioni da accogliere al pub nel tempo libero. Se le chiedi perché fa poesia, subito ti risponde «per gioco», poi ragiona ad alta voce e aggiunge: «La poesia mica deve stare sui piedistalli! Io la trovo nella vita di tutti i giorni, è il mezzo che scelgo perché s’infila facilmente nella mia realtà frenetica, in cui il tempo a disposizione è poco». Perfetti per i social («Scrivere un post è come imbucare una cartolina!»), i versi “dei calzini” coinvolgono allo stesso modo se interpretati a voce alta, con ironia e femminilità, dall’autrice. «È uno scambio – dice -, un modo per arrivare anche a chi non comprerebbe mai un libro di poesie».

• Dove trovare le poesie di Alessandra Racca: in rete, su riviste e antologie collettive

(“Bastarde senza gloria”, 2013, Sartoria Utopia; “Liscio assassino”, 2015, Ed. Zona) e nelle raccolte “Nostra signora dei calzini” (2008, Ed. Seed), “Poesie antirughe” (2011, Neo Edizioni) e “L’amore non si cura con la citrosodina” (2013, Neo Edizioni).

• La signora dei calzini è organizzatrice e presentatrice di “Poeti in Lizza” e “Atti Impuri Poetry Slam” e fa parte del direttivo della Lega italiana Poetry Slam.

Comments are closed.