Antropometria – Liborio Conca

Esordio vigoroso e assieme corposo, questo del veneto Paolo Zardi, con Antropometria.

Vigoroso perché la scrittura non ha paura di osare, arrampicandosi spesso su strade tortuose in forma di periodi lunghi e insidiosi, costruiti con una padronanza notevole; corposo perché sono ben sedici i racconti che compongono questo libro di racconti, come sottolinea Zardi in una delle storie, intendendo con questo la volontà di voler comporre diversi pezzi di un unico insieme. E l’insieme che viene tratteggiato è composto di violenza, carnalità, atti brutali, e animato da personaggi ossessivi e maniaci, uomini e donne che di volta in volta subiscono o infliggono sofferenza, in linea con la visione cupa delle precedenti pubblicazioni della giovane casa editrice NEO.

La galleria di personaggi che Zardi ritrae, alternando narrazioni ora votate all’analisi meticolosa, quasi scientifica di singoli istanti ora osservando con imparzialità coppie che si sciolgono a causa delle durezze che la vita sembra sempre sul punto di poter riservare, è composta prevalentemente da esseri alienati e incapaci di reagire alla propria condizione. Prigionieri delle proprie pulsioni, raramente riescono a sfuggirne, solo quando riescono a lanciare un ponte emotivo/comunicativo verso l’altro, come nel caso di Non del tutto, non per sempre e di Per grazia ricevuta, tra i pochi episodi a lasciare che un velo di speranza si possa intravedere.

In Antropometria affiorano di tanto in tanto alcune imperfezioni, riassumibili in una certa tendenza all’autocompiacimento e in un debito in alcuni casi eccessivo verso certi autori contemporanei citati a fine libro; ma si tratta, nel complesso, di un buon esordio. Con una segnalazione particolare: Cellule, una disperata quanto asciutta analisi di un dolore insopportabile, della fatica di comprendere le sofferenze più angoscianti degli altri.

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