POESIA Roberto di Egidio – La mia Waterloo ventricolare • Neo • pag 144 • euro 10 – di Fabio Donalisio

È un piacere vedere che alcuni matti terminali, magari giovani, hanno ancora il coraggio di cimentarsi con la disperata impresa di avviare una casa editrice. Il piacere si intensifica allorché i suddetti giovani, non paghi del loro autolesionismo, si dedicano a pubblicare (anche) poesia. È questo il caso di Neo (l’editore), e di Roberto di Egidio (il poeta), entrambi abruzzesi. La mia waterloo ventricolare è, a partire dal titolo, un’opera leggera di esorcismo della tristezza, un tentativo di misticanza linguistica tra serio e faceto, tra sorriso, ghigno e commozione. Si parte sempre da lì, dalle immancabili pene d’amore. Dagli usuali abbandoni. Ci si gira intorno, si allarga la propria disperazione dall’intimo al pubblico, dalla cronaca all’infinito.

Cita, di Egidio, e gioca con dediche e imitazioni/sublimazioni, le più disparate. Da Calvino al conte Giacomo, dalla mamma a Pete Townsend. Si infila, rischiando, nel campo minato dell’haiku (venendone fuori se non vincitore, almeno illeso) con la stessa nonchalance con cui prova pezzi più lunghi.

Dice che per lui scrivere è un po’ come pescare, cefali per la precisione. E qui sta un po’ la falla, per rimanere tra le metafore acquatiche. Si ha la netta percezione di uno scrivente dallo sguardo attento, dal cuore sanguinante e dal sorriso pronto. Doti promettenti per chi si diletta in versi, insieme alla sacrosanta volontà di non prendersi sul serio. Quello che (per ora) manca, è un lavoro più rigoroso, la volontà di asciugare, di non sbavare, di rendere atto quel sottilissimo equilibrio tra quello che c’è e (soprattutto) quello che non c’è prima di ogni a capo. Attendiamo news. nella notte / una perturbazione ormonale / si è abbattuta / su tutto il centro nord / del mio lenzuolo / chiederò / alla lavatrice / lo stato di calamità naturale.

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