{"id":8168,"date":"2015-10-16T15:11:51","date_gmt":"2015-10-16T13:11:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.neoedizioni.it\/neo\/?p=8168"},"modified":"2021-01-25T17:30:57","modified_gmt":"2021-01-25T15:30:57","slug":"sartre-sale-su-un-taxi-e-calvino-gli-fa-fare-un-giro-di-onironautica-di-alan-poloni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.neoedizioni.it\/neo\/8168\/","title":{"rendered":"Sartre sale su un taxi e Calvino gli fa fare un giro di onironautica &#8211; di Alan Poloni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">(la letteratura in sette mosse assolutamente folli e illogiche)<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0Non sappiamo cosa sarebbe una cultura nella quale \/<\/i><i>\u00a0 non si sappia pi\u00f9 che cosa significhi raccontare.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0(Paul Ricoeur)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>uno<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Spesso dimentichiamo che quando parliamo di libri, di letteratura, di lettura, stiamo facendo riferimento ad un mondo la cui marginalit\u00e0 si fa ogni giorno pi\u00f9 netta e triste e incurabile: fascette che ululano al capolavoro del secolo, apocalittici e integrati dinanzi al totem dell\u2019ebook, beghe per premi letterari, appelli per salvare la letteratura\u2026 tutto questo rumore \u00e8, se non per nulla, per pochi, riguarda una piccolissima minoranza dell\u2019umanit\u00e0. In realt\u00e0 il mondo va avanti anche senza libri, ed \u00e8 l\u00ec a dimostrartelo in continuazione e con una certa supponenza. In fondo Flaubert gi\u00e0 ci avvertiva che \u201ctre cose occorrono per essere felici: essere imbecilli, essere egoisti e avere una buona salute. Ma se vi manca la prima tutto \u00e8 finito\u201d. Figuriamoci se uno deve star l\u00ec a leggersi l\u2019Ulysse.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il fatto \u00e8 che la scritta <i>la protezione norton \u00e8 scaduta<\/i> fa pi\u00f9 effetto della fascetta dell\u2019ultimo libro di Paolo Giordano. Eppure siamo qui a scriverne e a parlarne perch\u00e9 ci rimane il piccolo sospetto (sempre pi\u00f9 piccolo) che la faccenda della protezione norton sia o dovrebbe essere milioni di volte meno importante dell\u2019ultimo libro di Paolo Giordano*.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>due<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Sartre, per spiegare il ruolo del lettore all\u2019interno del gioco narrativo, paragonava il testo letterario ad una trottola che esiste solo quando \u00e8 in movimento. Voi pensate ad una trottola, pensatela immobile e spenta: ecco, in quel momento, dice Sartre, non esiste, nel senso che non \u00e8 la vera trottola, la cara vera vecchia trottola che tutti conosciamo dai tempi in cui il bavaglino era un bene primario. La trottola diviene trottola solo nel momento in cui la mettiamo in movimento. Ora, il caro vecchio e un po\u2019 strabico Sartre (troppe ore con le trottole, amico?) diceva che quando voi entrate in una libreria, una di quelle belle librerie dove migliaia di libri riposano ordinatamente, ebbene, se ci pensate bene, tra voi e quei libri pu\u00f2 scattare la stessa faccenda della trottola: essi non sono ancora libri, non sono altro che un piccolo cimitero di lapidi, come li chiama Cavazzoni, sospesi in una sorta di sonno temporaneo provocato dal maleficio di chi li ha scritti: sarete voi il principe azzurro che ridar\u00e0 loro vita a fior di labbra?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questa concezione del libro vivo solo in virt\u00f9 di un\u2019attivazione esterna mi \u00e8 sempre piaciuta, ho sempre trovato affascinante l\u2019idea del libro come qualcosa di inerte finch\u00e9 qualcuno non lo aprisse e si mettesse a leggerlo. C\u2019\u00e8 stato un periodo (breve) in cui il mio trip era la \u201cteoria della ricezione\u201d, la risposta da parte di un gruppo di studiosi teutonici allo strapotere del formalismo russo: i tedeschi ribaltavano la centralit\u00e0 del testo (e dell\u2019autore) e, richiamandosi alla fenomenologia e all\u2019ermeneutica, mettevano in primo piano il momento della ricezione, mettevano in primo piano gli occhietti assorti del lettore e i mondi in costruzione in uno dei suoi emisferi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quando poi ho cominciato a scrivere, questa centralit\u00e0 del lettore ha iniziato a venirmi un po\u2019 a noia: quelli della scuola di Costanza la menavano continuamente con la storia del lettore ideale, a pagina 33 de <i>La teoria della ricezione<\/i> arrivavano perfino a dire che \u201cogni opera letteraria contiene l\u2019immagine del suo lettore\u201d e \u201cil lettore \u00e8, si potrebbe dire, un personaggio dell\u2019opera\u201d. Erano passati da una cosa che condividevo, la faccenda che soltanto la lettura attualizza l\u2019opera, ad una vera e propria ingerenza, quella del lettore. Gli davi la mano, a questi di Costanza, e si prendevano la letteratura. Insomma, io, quando scrivevo non avevo in mente nessun lettore ideale e il lettore (ci mancava altro) non era un personaggio dell\u2019opera!**<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>tre<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E cos\u00ec mi sforzai infinitamente fino a sostituire la metafora della trottola con qualcosa che mi piacesse di pi\u00f9. Mi salt\u00f2 fuori un taxi. Se con Sartre e la faccenda della trottola eravamo arrivati a mettere freno all\u2019icarismo dall\u2019autorit\u00e0 autoriale, con la teoria del taxi non so bene dove eravamo, probabilmente dalle parti in cui il lettore aveva la sua bella importanza ma l\u2019autore continuava ad averne un pochetto di pi\u00f9, di fatto per una questione di centimetri; in entrambi i casi si tende a considerare la letteratura un gioco a due: da una parte c\u2019\u00e8 qualcuno che dice \u201c\u00e8 il lettore a fare la letteratura\u201d, poco oltre, entriamo in un territorio delimitato dall\u2019insegna borgesiana: \u201ctu che mi leggi, sei sicuro di intendere la mia lingua?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In questo mondo di taxi-letteratura c\u2019\u00e8 un lettore che stipula un contratto con l\u2019autore: \u00e8 la corsa, col suo bel punto di partenza e il suo bel punto di arrivo; il lettore sale sul taxi e indica all\u2019autista dove vuole andare, ma il volante ce l\u2019ha l\u2019autore ed \u00e8 lui a portare il mezzo. Trovo pi\u00f9 che giusto che l\u2019autore resti il vero padrone del gioco: la parte del lettore \u00e8 limitata, forse perfino illusoria, in quanto gli spazi che l\u2019autore gli concede sono davvero pochi e, probabilmente, gi\u00e0 determinati. Il lettore dal canto suo pu\u00f2 sempre decidere di interrompere la corsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>quattro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Spesso l\u2019autore \u00e8 professionale: dice una cosa e poi, effettivamente, la fa. Dice al lettore: la porto a scoprire chi \u00e8 il maledetto assassino di questa povera ragazza mutilata, e poi lo fa. Dice al lettore: la porto in un incredibile paesaggio distopico dove le pecore suonano il punk-rock, e lo fa. Ma talvolta l\u2019autore \u00e8 un cialtrone e non mantiene le promesse: magari fa fare un giro pi\u00f9 lungo, o sceglie delle strade secondarie o fa delle deviazioni non previste, magari si perde oppure arriva prima di quanto avesse concordato***. Pensate a uno sciagurato libraio che consiglia <i>Quer pasticciaccio<\/i> ad un appassionato di noir: il lettore sale sul taxi e si frega le mani alla vista di tutto quel bailamme delittuoso, ma ad un certo punto, cio\u00e8 prima di essere arrivati a destinazione, poco prima di giungere allo svelamento del mistero, si sente dire da Gadda \u201cla corsa \u00e8 finita, amico\u201d****. S\u00ec, perch\u00e9 \u00e8 vero che il lettore paga, controlla, sbircia, e in qualunque momento pu\u00f2 decidere di scendere, se la guida, il percorso, la compagnia del tassista non gli garbano, ma \u00e8 altrettanto vero che pure l\u2019autista del taxi-letteratura pu\u00f2 mollarlo l\u00ec da un momento all\u2019altro. Ecco, io quando scrivo sono uno di questi tassisti poco professionali. Mi piace allungare, deviare, perdermi via in storie inutili, risacche e appendici, scorci e panorami non preventivati. Mi piace Luk\u00e0cs*****, che in <i>Teoria del romanzo<\/i> scrive \u201copponendosi all\u2019essere che riposa sulla forma finita, il romanzo appartiene dunque ad un altro ordine: al divenire, al processo\u201d. Ibrido, meticcio, aperto, il romanzo non riposa su una forma finita, \u00e8 una non forma, e ha sempre basato la propria forza proprio sul non averne.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>cinque<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ho sempre sentito l\u2019esigenza di trovare buone giustificazioni al fatto di leggere e scrivere storie. Forse avrei dovuto leggere le <i>Citt\u00e0 invisibili<\/i> a nove anni, giusto per mettermi subito in circolo gli anticorpi. La diffidenza verso le storie \u00e8 da addebitare alla ragione (la \u201csospensione dell\u2019incredulit\u00e0\u201d di Coleridge vien sempre pi\u00f9 difficile) in quanto artefice di quel pensiero scientifico che si \u00e8 sostituito al mito. Troviamo tutte le risposte alle nostre domande su Focus e con la mappatura delle neuroscienze un giorno avremo il navigatore satellitare nel cervello. Presso il mondo adulto, un mondo che relega le storie all\u2019et\u00e0 infantile (pi\u00f9 o meno fino allo svelamento di Babbo Natale), l\u2019unica possibilit\u00e0 di ridurre il caos a ordine \u00e8 data dal discorso scientifico (e da quello politico, ahahahahah!). Il logos, innestato dalla cultura ellenica su un arbusto pi\u00f9 che ricettivo come quello del principio di non contraddizione, ha camminato per quasi tre millenni col preciso obiettivo di cancellare l\u2019indebita pretesa della narrazione di poter dare forma all\u2019esperienza, di poter interpretare il reale attraverso la rappresentazione dello stesso, un sistema del tutto inaffidabile al confronto del prefetto meccanismo logico-matematico. Che poi il logos (la parola, il discorso\u2026) era un modo che ancora lasciava spazio alle storie\u2026 Il problema \u00e8 stato quando si \u00e8 imposta la ratio (il numero\u2026 <i>reddere rationem<\/i>: fare i conti), quella cosa che dall\u2019analogico ci ha portati dritti dritti all\u2019alta definizione del digitale. Ecco: a me il romanzo piace proprio perch\u00e9 non \u00e8 digitale, \u00e8 una cosa imprecisa, che non sa che farsene dell\u2019alta definizione; mi piace perch\u00e9 non fa i conti, perch\u00e9 non ha la pretesa di spiegare tutto, di mostrare tutto, di capire tutto******; ci permette di vedere cose che vanno oltre il tutto, perch\u00e9 ci d\u00e0 spiegazioni assurde e implausibili, perch\u00e9 ci fa conoscere il commissario Ingravallo e Rastignac, perch\u00e9 ci fa ammazzare una vecchietta e risvegliare nell\u2019uomo scarafaggio. Il romanzo \u00e8 la libert\u00e0 dell\u2019imprecisione, e io continuo a desiderare di vivere in un mondo dove a piantare degli zecchini poi spunta un albero che fa gli zecchini. Nel nostro invece non si pu\u00f2, perch\u00e9 arriva subito la Finanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>sei<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Abbiamo cos\u00ec bisogno di storie che, perfino nel sonno, ce le raccontiamo. A proposito di sogni: sapete chi \u00e8 un onironauta? L\u2019ha studiato e coniato lo psichiatra Frederik Van Eeden: l\u2019onironauta \u00e8 il protagonista di un sogno lucido, cio\u00e8 un sogno consapevole, un sogno caratterizzato dal rendersi conto che si sta sognando. L\u2019onironauta \u00e8 in grado di cercare nel sogno delle prove che gli confermino che sta sognando; le prove, detti test di realt\u00e0, sono cose come guardare l\u2019orologio pi\u00f9 volte (l\u2019orario indicato cambia sempre), spegnere la luce (nel sogno non si riesce), respirare sottacqua, guardarsi allo specchio (guardandosi allo specchio nel corso di un sogno, si ha come esito un\u2019immagine deformata, sostituita o persino assente: questo \u00e8 indice che il soggetto non \u00e8 in stato di veglia). L\u2019onironauta, il sognatore lucido, \u00e8 colui che pu\u00f2 esplorare e addirittura, se \u00e8 bravo, governare il proprio sogno. Il primo onironauta fu un marchese francese di un paio di secoli fa: aveva capito che il momento migliore per l\u2019onironautica era quello del primo sonno, quello leggero e superficiale, e allora il nobiluomo si faceva svegliare in continuazione, anche venti volte a notte, e in questo modo governava i propri sogni. Un pazzo. Non si fa prima a leggere un libro?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>sette<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il fatto di non potersi riconoscere nell\u2019oniro-specchio mi sconvolge. Io voglio riconoscermi anche nei sogni! Scriveva Proust che \u201cin realt\u00e0 ogni lettore, quando legge, \u00e8 soltanto il lettore di se stesso. L\u2019opera dell\u2019autore \u00e8 soltanto una sorta di strumento ottico ch\u2019esso offre al lettore per permettergli di scorgere ci\u00f2 che forse, senza il libro, non avrebbe visto in se stesso.\u201d Leggere se stessi \u00e8 una cosa meravigliosa. Leggere ed essere letti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Lo specchio, da Colombo agli omonimi neuroni, passando attraverso Borges e Lacan, racchiude qualcosa di ben pi\u00f9 profondo e misterioso di una bella allegoria. Altrettanto profondo, forse sconfinato, \u00e8 il mondo onirico. La letteratura \u00e8 onironautica e, allo stesso tempo, speculazione (intesa come specchiarsi): il fatto di specchiarsi dentro una cosa scritta da un altro \u00e8 una possibilit\u00e0 inestimabile per i nostri tempi schizoidi (brutta storia l\u2019identit\u00e0, eh?): avere la sensazione di capire qualcosa di noi attraverso vite altrui (per giunta inventate, e spesso di sana pianta!) ha davvero del miracoloso. La letteratura \u00e8 onironautica: il fatto di entrare dentro un sogno che un altro governa per noi, e che lo governa cos\u00ec bene che ci specchiamo pure (e non dobbiamo essere svegliati venti volte a notte) non ha pari in nessuna avanzatissima tecnocosa\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Tra l\u2019altro smettere di essere noi stessi GRATIS, senza rischiare sistema nervoso e fegato, \u00e8 un\u2019altra faccenda di un certo interesse, non \u00e8 vero? Voi lo sapete che, mentre leggete <i>Le citt\u00e0 invisibili<\/i>, voi assumete la voce, anzi no, voi siete ATTRAVERSATI per ore e ore dalla voce di Italo Calvino? Cio\u00e8, siete dei medium. Cio\u00e8, non c\u2019\u00e8 app che tenga, signori.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ah. La corsa \u00e8 finita. Potete scendere.*******<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">*E stiamo parlando di Paolo Giordano, mica di Julio Cort\u00e0zar\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">**Ci aveva gi\u00e0 provato Calvino, e il libro era un gioiello, ma quello restava un unicum.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">***A proposito di Cort\u00e0zar: \u201cCredo di irritare un po\u2019 i miei compagni di passeggiate con le mie soste e sparizioni laterali in ogni istante\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">****Naturalmente un avveduto lettore di noir prender\u00e0 coscienza che il libraio gli ha rifilato un prodotto avariato nel momento stesso in cui si ritrova a leggere la descrizione di escrementi di gallina lunga una pagina.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">*****Non siate banali. Il filosofo, intendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">******Anche quando si propone di metterci dentro tutto, come nell\u2019opera-mondo, chiaramente fallisce, e noi mica ci lasciamo prendere a codate da <i>Moby Dick<\/i> perch\u00e9 \u00e8 un\u2019opera mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">*******Se vi gira un po\u2019 la testa, \u00e8 la trottola\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(la letteratura in sette mosse assolutamente folli e illogiche)<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8176,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[65,1],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v19.10 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Sartre sale su un taxi e Calvino gli fa fare un giro di onironautica - di Alan Poloni - NEO. 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