VINPEEL DEGLI ORIZZONTI recensito da Alessandro Moscè su “Il Foglio”

17 agosto, 2018

Vinpeel degli orizzontidi Alessandro Moscè

Peppe Millanta è lo pseudonimo di un artista eclettico, onnisciente, che ama suonare e raccontare storie, che si esercita con successo nella sceneggiatura, nella drammaturgia, nella musica di strada e nelle arti narrative. E’ finalista al Premio John Fante con il suo romanzo Vinpeel degli orizzonti (Neo Edizioni 2018), che sta collezionando un riconoscimento dietro l’altro. Millanta racconta una storia fantasmatica, favolata, sulla scia del sogno e di una verità cinta come nei romanzi degli scrittori sudamericani, amanti di un romanticismo lirico ed epico, gotico e corale. Ma come nel Piccolo Principe, in cui le azioni contano più delle parole e l’importante è conoscere innanzitutto se stessi, ci dimostra che siamo condizionati da piccole, grandi relazioni in cui chiunque ha bisogno dell’altro.

Millanta ha la sua Macondo, Dinterbild, un paese con le strade di terra battuta, perso in un continente indecifrato, inesistente: una terra che nasce da dentro, ma che si respira e si alimenta di estasi, contemplazione, lontano da ogni rotta turistica e intrusione. Vinpeel è un piccolo peccatore che si confessa da padre Earl anche sei volte al giorno. I protagonisti, eccentrici, percorrono un viaggio tra realtà e finzione, parlando “parole impossibili da vedere”, ma con il dovere di vivere e di far vivere. In queste pagine originalissime sembra che il tempo sia rovesciato come gli orologi, l’orizzonte, la vita e la morte. “Vinpeel fece un grande respiro e più giù, di corsa, verso Dinterbild, con gli occhi chiusi, lungo quei sentieri impastati di polvere e di passo ormai dimenticati, giù oltre le siepi, oltre gli alberi, oltre quell’odore di solitudine e indolenza”. Corpi errabondi di persone e animali abitano spazi angusti: un pittore parla a monosillabi; un maiale viene trascinato a spasso per il borgo e riporta indietro qualsiasi cosa gli si lanci come fosse un cane; un pazzo insegue il sole di corsa, nell’ora del tramonto, alla ricerca dell’attimo perfetto che trasformi le cose e le renda sacre accarezzando l’idea di un altrove, che deve pur esserci da qualche parte. Lady Sawen è una donna che scatena strani pensieri peccaminosi mentre stende i panni dietro la veranda di casa, suadente e imprendibile. Come superare il mare e il cielo che si hanno davanti agli occhi?

A volte basta ascoltare il rumore di una conchiglia, ma la sensazione non dura, suscita un’emozione purtroppo destinata a perdersi. Vinpeel, l’unico bambino di Dinterbild, continua a cercare parole e oggetti, una via d’uscita da Dinterbild, limite di una geografia confinata che nasconde, probabilmente, la felicità. Camminare sulle acque, volare, superare a forza di gravità: si può riuscire a non difendere solo la memoria, ad andare oltre le nuvole? La vicenda prosegue con l’intensificarsi di una dimensione magica. Il luogo di incontro di questa bizzarra comunità è una locanda, una specie di punto di partenza metafisico. Vinpeel vorrebbe portare gli abitanti con sé per una grande dimostrazione d’amore. Una palla gigante si alza all’improvviso, simbolo della libertà: il dono più grande. Una fune d’acciaio lega il cesto al pallone volante, mentre la voglia di proseguire oltre quel pugno di case dove non arriva nessuno è grande. “L’allegria è quando non riesci a star fermo e vuoi solo saltare, correre e stare in compagnia. In genere si ride così tanto che poi ti può far male la pancia”. Basta conservare l’immaginazione del bambino e gli adulti saranno salvati dalla malinconia. In fondo Millanta ci suggerisce non bisognerebbe mai smettere di giocare.