“Quattro soli a motore” recensito su Il Centro

21 novembre, 2012

L’adolescenza comica e dolente raccontata da Pezzoli – di Barbara Di Gregorio

Adolescenza! Paura, eh? Ammettiamolo: il grande tema della narrativa italiana degli ultimi dieci anni ci ha stancati un po’ tutti, e lo dico, sia chiarò, nella piena coscienza del fatto di aver pubblicato io stessà un romanzo della categoria. Tuttavia, a ben guardare, i protagonisti teen dei romanzi che infestano gli scaffali delle librerie oltre che l’età hanno un altro punto in comune: vale a dire, il sommo babau del trauma infantile.

Se ho scelto di recensire “Quattro soli a motore”, seconda prova del lombardo Nicola Pezzoli, in libreria da qualche giorno per i tipi di Neo, è perché il suo romanzo torna indietro di quarant’anni per raccontarci un’ adolescenza – o meglio una pre-adolescenza, quell’insidiosa età né carne né pesce dei primi anni di scuole medie – in cui un padre manesco e una madre semi alcolista sono solo ostacoli da aggirare durante le proprie spensierate corse su e giù per i campi. Che poi spensierate: si fa per dire: Corradino dettoscrofa, il protagonista di questo romanzo, vive il confronto con tutto quanto lo circonda con uno struggimento comico che è l’esatto paradigma della sua età. Se è vero che il romanzo non ha una vera e propria “storia” – ce ne sono dentro tante, a disegnare il ritratto di una becera e affascinante Italia rurale degli anni ’70 – è altrettanto vero che a compattare situazioni e personaggi c’è l’evoluzione dello sguardo di Corradino.

Il protagonista cresce attraverso le pagine: e cresce, non superando d’un balzo una di quelle linee d’ombra che nella vita vera non esistono, ma piuttosto scontrandosi a più riprese con la banalità della morte che cala sui suoi nemici giurati. Anche questo è poco realistico? Può darsi, ma “Quattro soli a motore” è un romanzo comico che vive di esasperazioni e sottigliezze stridenti: quello che è reale – il realismo è solo attitudine – è la progressiva sottrazione di certezze (più o meno infernali, più o meno consolatorie) che conduce Corradino fuori dall’ infanzia: tra una trovata e l’altra, alcune davvero esilaranti, prende forma intorno alle sue scorribande un mondo di cui la sua sfortunata persona non è più protagonista assoluta.