Primo Piano Molise segue Riccardo Finelli nel suo viaggio per “Coi binari fra le nuvole”. L’arrivo.

16 ottobre, 2012

A piedi da Sulmona, termina l’avventura di Riccardo Finelli – di Adelina Zarlenga

PESCOLANCIANO. Ha calpestato migliaia di pietre e chilometri di rotaie, un piede dopo l’altro, lungo la storica ferrovia che da Sulmona conduce a Carpinone. Lo scrittore Riccardo Finelli, accompagnato dall’amico Stefano e ieri per l’ultima tappa da Sergio De Spirito dell’associazione “Le Rotaie Molise”, ha concluso la sua avventura coast to coast, con qualche vescica nelle scarpe, ma con grande entusiasmo e con tantissime cose da raccontare. Li incontriamo nella stazione dismessa di Pescolanciano-Chiauci, pronti per proseguire ancora verso Sessano.

“Siamo partiti stamattina da Cerreto, il paesaggio molisano è straordinario, molto più tondeggiante rispetto a quello abruzzese”, dice Finelli divertito, zaino sulle spalle e abbigliamento sportivo. “Questa ferrovia –continua – ha delle grandi potenzialità, di cui la gente dovrebbe rendersi conto. È una linea che si racconta da sola, che parla di un’altra epoca, di un altro mondo. A Carovilli, per esempio, Sergio, un segugio delle ferrovie, mi ha fatto notare lo scambio dei binari della ferrovia pre–elettronica, che non è solo un aspetto meccanico o tecnico, ma anche concettuale, perché serviva per le fermate dove i treni si incrociavano. Si intrecciavano due mondi. Gente che sorrideva. Mi spiegava la moglie del casellante di Carovilli, che abbiamo incontrato oggi, di quando da ragazzina negli anni Settanta andava in stazione per aspettare l’incrocio delle “napoletane”, un momento di forte socialità”.

“In quei tempi le stazioni erano come gioielli – spiega lo scrittore che in estate raccoglierà aneddoti e testimonianze del suo viaggio in un libro edito dalla Neo Edizioni di Castel di Sangro – da cartolina, con giardini e fontane dentro, che partecipavano a concorsi nazionali. I capo stazione si facevano paladini di questo ambiente. La signora ci ha raccontato di quando andava a fare i pic nic con le amiche sulle gallerie, per guardare i treni passare”. E di gallerie il giornalista modenese ne ha attraversate tante in quattro giorni di cammino, come quella di Monte Pagano, lunga quasi tre chilometri.

“Vista la pioggia – sorride – non è stato tanto male. Inoltre questo ambiente buio ed ovattato mi è servito per pensare”. Ma ciò che ha arricchito la sua esperienza sono state senza dubbio le persone che ha incontrato, come la giovane sindaco di Scontrone, che li ha attesi in stazione come se stesse per aspettare un convoglio. “Spero davvero che si possa prendere coscienza dell’opportunità che questa linea rappresenta, non solo per il turismo, ma anche per viaggiare. Può essere un volano economico per questo territorio. La speranza che ho da profano è che possa essere anche utilizzata anche per il traffico passeggeri, ma credo che solo la tratta Pescara – Napoli possa assicurare un volume di gente accettabile”.

Fine della corsa. O meglio, della traversata. Con un’esperienza preziosa da portare con sé.