PENSIERO MADRE recensio su LA CITTA’ di Teramo da Ilenia Appicciafuoco

21 luglio, 2016

Pensiero madre, da oggi in libreria i racconti di 17 scrittrici di Ilenia Appicciafuoco

Se c’è una scrittrice che ha regalato ritratti femminili indimenticabili, questa è Alice Munro. Le sue figure sono contenitori di vita quotidiana, di errori e contraddizioni, per nulla eroiche o straordinarie, né padrone o vittime di tragici o invidiabili destini. E proprio tratta da un’opera della Munro, Premio Nobel 2013, la citazione che introduce Pensiero Madre (Neo Edizioni, pp. 248, 15 euro), l’antologia di racconti – da oggi in libreria – a cura di Federica de Paolis. «Durante quel periodo della vita che dovrebbe coincidere con una sorta di sbalordimento riproduttivo, con la mente femminile in teoria a bagno in un concentrato di ormoni della maternità – recita l’esergo – noi ci sentivamo comunque in dovere di discutere di Simone de Beauvoir e Arthur Koestler e di The Cocktail Party».

Simona Baldanzi, Chiara Barzini, Ilaria Bernardini, Cinzia Bomoll, Caterina Bonvicini, Gaja Cenciarelli, Silvia Cossu, Camilla Costanzo, Carla D’Alessio, Gaia Manzini, Kamin Mohammadi, Melissa Panarello, Gilda Policastro, Veronica Raimo, Taiye Selasi, Simona Sparaco e Chiara Valerio sono le autrici dei racconti.

Sono passati molti anni dall’esplosione delle teorie per l’emancipazione nell’universo femminile, e siamo forse più vicine alle massime di Carrie Bradshaw in Sex and The City o alle peripezie protagoniste di Grey’s Anatomy, ma in fondo ogni donna vive il dilemma a modo suo. Ogni donna immagina, spera o teme di diventare madre: è questo il filo rosso che accomuna le storie.

Le protagoniste hanno più di vent’anni o hanno da un pezzo superati i trenta: sono per lo più convinte che sia meglio dedicarsi prima alla carriera e poi alla famiglia, più per sicurezza che per ambizione. Fanno i conti col tempo che passa e col ricordo di un’adolescenza eterna che le ha abbandonate senza difese nel bel mezzo del percorso. C’è chi vive a maternità come dono, chi come traguardo, chi si rassegna la fatto che potrebbe non arrivare. Il tempo è l’orologio biologico che ticchetta, uno scorrere inesorabile che genera un senso di perdita e panico che l’uomo faticherà sempre a comprendere. D’altro canto la parte maschile in quest’antologia è pressoché nulla. E teorie femministe non c’entrano. Nei racconti in cui compare, l’uomo è sempre impossibili raro, senza colpa alcuna, a comprendere questo pensiero racchiuso in ogni animo femminile. Per sua stessa natura.