PENSIERO MADRE: Federica De Paolis intervistata da Alessio Romano su La Città di Teramo

21 luglio, 2016

Tutti i nomi del pensiero madredi Alessio Romano

Chi lo dice che in Italia non si leggono racconti? A sfatare uno dei luoghi comuni più diffusi nell’editoria italiana ci pensano le molte antologie che, puntualmente, escono in estate; segno che forse la novella è la lettura più adatta per passare il tempo sotto l’ombrellone. Tra queste uscite una delle più interessanti è senza dubbio la raccolta di racconti tutta al femminile Pensiero Madre (248 pagg; 15 euro), ultima novità della piccola e dinamica casa editrice abruzzese NEO. Le autrici in campo con il compito di indagare il tema della maternità sono ben diciassette: Simona Baldanzi, Chiara Barzini, Ilaria Bernardini, Cinzia Bomoll, Caterina Bonvicini, Gaja Cenciarelli, Silvia Cossu, Camilla Costanzo, Carla D’Alessio, Gaia Manzini, Kamin Mohammadi, Melissa Panarello, Gilda Policastro, Veronica Raimo, Taiye Selasi, Simona Sparaco e Chiara Valerio. La curatrice della raccolta è la scrittrice romana Federica De Paolis, che dopo avere scritto di cinema per riviste specializzate ed essersi occupata di dialoghi per i doppiaggi dei film, dal 2008 ha iniziato a insegnare sceneggiatura. Suoi racconti sono apparsi su Nuovi Argomenti e ha pubblicato i romanzi Lasciami andare (2006) e Via di qui (2008) entrambi per la Fazi e Ti ascolto (2011), tradotto in cinque lingue, e Rewind (2014) entrambi per Bompiani. L’abbiamo incontrata per parlare di questo suo ultimo progetto.

Come è nata l’idea di questa raccolta di racconti tutta al femminile?

«Da una mia esperienza personale, arrivare alla consapevolezza di desiderare un figlio non è stato un percorso lineare. Confrontandomi con altre donne ho ascoltato molte storie diverse. L’età si è spostata, le condizioni sono cambiate dai tempi delle nostre madri. Mi sono sempre chiesta che cosa accadeva alle altre. Quando ho concepito l’antologia, ho pensato se avessi dovuto domandare alle autrici di scrivere le loro storie personali ma poi ho lasciato scegliere loro».

Il tema della maternità è un tema antico e universale; eppure in letteratura sembrerebbe meno indagato di quello della paternità. Questa antologia va a coprire una mancanza importante?

«Non sono totalmente d’accordo, secondo me la letteratura femminile indaga solennemente il tema della maternità, laddove la maternità si è espletata. Penso che una scrittrice sia “spaventata” dalla maternità, c’è una “noce” che rischia di disperdersi con un figlio, è un azzardo abbastanza pericoloso. Non si può dire lo stesso della paternità, sembra che gli uomini si duplichino letteralmente e quindi si espandano. Credo che quest’antologia racconti abbastanza una generazione: c’è un sospiro corale d’individualismo. Un sentimento più cerebrale. In questi racconti si sente che non c’è più uno sguardo verso maternità inteso come realizzazione; piuttosto una domanda personale: sono pronta?»

L’insieme delle autrici di questa raccolta risulta essere un’orchestra talentuosa e un insieme  sapienziale di scritture anche molto diverse tra loro. Quali sono stati i criteri che ha usato per la scelta delle scrittrici?

«Volevo lavorare con delle scrittrici navigate, non con delle esordienti; e volevo assolutamente che fossero in quella forbice di anni in cui esiste ancora la possibilità di riprodursi: il tema doveva essere sentito. In genere nelle antologie si tende ad accorpare degli scrittori simili. Io volevo esattamente il contrario per via del tema, identità dissimili: contenuti, stile, voci in contrasto. Tutte loro si sono poste questa domanda, tutte le donne lo fanno».

Cosa l’ha colpita di più?

«Ci sono due autrici straniere – Taiye Selasi e Kamin Mohammadi – che hanno entrambe vissuto in Italia: hanno scritto due racconti autobiografici incredibilmente simili da un punto di vista contenutistico. Tutte e due mettono sullo stesso piano la scrittura e la maternità. La loro realizzazione letteraria ha coinciso con il ticchettio dell’orologio biologico: due tensioni fortissime che sembrano difficili da conciliare».

Che cosa si aspettava da questi racconti?

«Pensavo che avrebbero “giocato” di più con le infinite possibilità di procreazione esistenti: inseminazioni, uteri in affitto, anche l’adozione. Invece nessuna di loro l’ha fatto, anche se ci sono dei racconti di pura fiction ho l’impressione che si respiri un clima di grande sincerità intellettuale».

La raccolta esce per la NEO, una casa editrice indipendente abruzzese che sta facendo molto parlare di sé in tutta Italia. Quale pensa sia il ruolo della piccola editoria indipendente in un momento di grandi concentrazioni?

«La libertà innanzitutto e una passione smodata per la letteratura. Non potrebbe essere altrimenti. I NEO sono “anarchici”, intelligenti, incredibilmente solidali con ciò che li attrae. Lavorare con loro è stato entusiasmante. Nei grandi gruppi editoriali non si respira un’aria familiare, c’è meno intimità. La piccola editoria ha ancora una dimensione artigiana che per uno scrittore è fondamentale».

Cosa possiamo aspettarci, invece, da parte della Federica De Paolis scrittrice? Quali sono i suoi progetti futuri? 

«Sto scrivendo un giallo. Un genere che mi appassiona da sempre. Lo sfondo è la Puglia, una famiglia è protagonista, circondata da un gineceo di donne. Ci sono due tate: una donna polacca e nazista che deve convivere con una nigeriana bugiarda e seduttiva. Le donne occidentali spesso finiscono per affidare i loro figli a delle donne che hanno abbandonato i loro, per sfamarli e sopravvivere, un paradosso in termini. Un tema che m’interessa moltissimo».