MilanoNera. Luglio 2010.

14 luglio, 2010

“I cani là fuori” – di Giampietro Marfisi

Gianni Tetti scrive racconti, lo fa con impegno, sforzandosi di essere originale e cercando di usare una sintassi rapida e sintetica. Il trucco gli riesce per i primi racconti, poi alla lunga ci (si?) stanca, forzando la ricerca del dissacrante e dell’originalità. Il prodotto finale di Tetti è comunque sufficientemente interessante, soprattutto in alcuni capitoli (Aureliano, Per il resto niente e Domani): solo i grandi, o presunti tali, ci fanno ridere quando parlano di morte, di violenza, di stupri, e Tetti lo fa.

Il grottesco e l’orrido con cui riempe le pagine del libro vengono proposti con leggerezza, quasi noncuranza; i protagonisti dei racconti sembrano vivere in un mondo parallelo fatto di dolce e tranquillizzante violenza: la casa editrice e la collana (Iena) che pubblicano il libro hanno fatto di questo genere una bandiera, forse per ricordarci come i mezzi di comunicazione di massa tentino quotidianamente di vaccinarci e narcotizzarci con messaggi pieni di odio per innalzare le nostre difese immunitarie.

Tetti, evidentemente assuefatto alla “violenza-spettacolo”, contribuisce a renderci sarcastici, cinici, dry, noir.