“Mette pioggia” recensito da L’Unione Sarda

20 maggio, 2014

Se con lo scirocco arriva anche la voglia di compiere quotidiane crudeltàdi Alessandra Menesini

Macabra scoperta nelle campagne di Bancali. Gratta e scava, un cane ha disseppellito i resti di un ragazzino. Trattenendo nelle fauci un pollice del morto. Ha molto da faticare, il caporale, per interrogare il padre – muto – della vittima. Non immagina che le successive pagine del nuovo libro di Gianni Tetti siano un crescendo di nuovi crudelissimi orrori.

Mette pioggia (Neo.Edizioni) (sarà presentato domani da Roberto Delogu alle 18,30 alla libreria di Zurru in via Tola), inizia nel segno dello scirocco. Vento foriero di umido e nervosismo, il più adatto a scatenare le nevrosi dei protagonisti di un romanzo che è una nera successione di follie. Da lunedì a domenica, va la cronaca dei fatti sinistri e strepitosi che sconvolgono un quartiere e i suoi abitanti. A dare il segnale d’avvio, il suicidio del barbone greco Hans Telemachos. Si butta dal ponte del Rosello e lì rimane per sette giorni. Se ne parla a lungo, e con indifferenza, nel bar di Gianfranco, locale frequentato da disoccupati cronici. L’epidemia contagia casalinghe e laureati. Ad accomunarli, forse, una serie di otto coltelli comprata a tredici euro. Ratti, agnelli a sei zampe, scarafaggi, scorpioni, gatti satanici nelle teste di personaggi che si conoscono e si odiano, spiano i vicini, li temono e li minacciano.

Gianni Tetti è un gran narratore. Secco, incalzante. Sdegna il concetto della trama, va avanti per accumulo, attinge alla tecnica cinematografica con mestiere. Schiaffeggia il lettore, senza mai cercarne la simpatia. Nessuna pietà per i tristi destini dei protagonisti: gente normale, è questa la tragedia, che uccide, si dissangua, s’impicca. L’unico vagamente lucido è un forestiero, il dottor Zanon: che ha un gran mal di pancia, un figlio che parla come un sardo e una moglie che riceve di nascosto i Testimoni di Geova. Quando arriva il maestrale, quando finalmente piove, le menti un poco si snebbiano. La casa editrice paragona lo stile di Gianni Tetti, sceneggiatore sassarese con dottorato in Scienze dei Sistemi Culturali, a quello di Aldo Nove e Cormac McCarthy.