LA VITA SOBRIA recensito su Il Venerdì di Repubblica

17 novembre, 2014

L’alcol è un buon reagente per le emozioni e, spesso, anche per lo spirito narrativo. Lo dimostrano, nel libro “La vita sobria”, dieci giovani scrittori italiani – di Francesca Frediani

CHI NON BEVE SI SOMIGLIA MA OGNUNO È UBRIACO A MODO SUO

Per Francesco Pacifico è lo Shiraz rosso in un locale alla moda, piastrelle bianche ferro e vetro «e una lista di presunto cibo di qualità e vini selezionati», di una generazione di giovani velleitari, scrittori e filmaker, che vivono coi soldi di papà. Per Claudia Durastanti, il bourbon e i liquori barricati di una rockstar sofiacoppoliana, di molto successo e altrettanta solitudine. Per Olivia Corio, il vinaccio e noccioline del «popolino dell’aperitivo» che infesta la casa della piccola Greta e della sua mamma disgraziata.

Sono diverse le gradazioni alcoliche dei dieci «racconti ubriachi» di La vita sobria (Neo, pp. 160, euro 13, a destra la copertina e le foto degli autori), opera di una squadra scrittori italiani di ultima generazione, dove il vino è motore narrativo: le birrette e la pomolalia della coppia in pizzeria di Fabio Viola; la bottiglia di Margaux Chateau Palmer usata come vaso di tulipani a scandire il dramma del protagonista di Stefano Sgambati; il limoncello di una piccola impresa attorno a cui ruota l’umanità squallida di Gianni Solla. Coppie sbandate, famiglie disfunzionali, lavoro precario.

«Quello che emerge dai racconti non è un panorama confortante, ma è “la vita sobria”, la vita così com’è. Ogni tanto, riscattata da un gesto di dignità o da un lampo alcolico» spiega Graziano Dell’Anna, insegnante di lettere nel carcere di Rebibbia, collaboratore di Nuovi Argomenti e Il Manifesto, curatore della raccolta.

Ad alto tasso etilico è anche il contesto in cui !’idea è nata, una sorta di cenacolo eno-Ietterario di amici scrittori: «Viola, che ha vissuto quattro anni in Giappone, ci propone speciali vodke nipponiche» ride Dell’Anna. «Sgambati è specializzato nel Negroni con Punt e Mes; Filippo Tuena, come il dandy protagonista del suo racconto, è appassionato di Martini; i due editori Angelo Biasella e Francesco Coscioni forniscono liquori alla genziana. Senza dimenticare le infinite discussioni sulle birre di sottomarca con Alessandro Turati».

Liberi tutti (gli altri autori dell’antologia sono Paolo Zardi e Dario Falconi) di dare sfogo al proprio estro alcolico, quindi? «Non c’è l’esaltazione bukowskiana dell’alcol, e neppure condanna. Come hanno dimostrato i più grandi scrittori, da Hemingway a Carver, l’alcol è un ottimo reagente per tutti i sentimenti umani. Parafrasando ToIstoj, tutte le persone sobrie si assomigliano, ma ognuno è ubriaco a modo suo».