LA VITA SOBRIA recensito da Simone Gambacorta su La Città di Teramo

20 novembre, 2014

Penna e bottiglia: Graziano Dell’Anna cura per Neo Edizioni un’antologia di racconti di giovani scrittori italiani – di Simone Gambacorta

PUNTO DI PARTENZA È un dato di fatto, scrive il curatore nella sua premessa, che molti scrittori abilissimi nel maneggiare le parole non lo sono stati meno col bicchiere.

Dieci storie ubriache per una vita sobria

La Neo Edizioni, intraprendente casa editrice di Castel di Sangro, manda in libreria un’antologia di racconti con un titolo che è tutto un programma: “La vita sobria. Racconti ubriachi” (pp. 160, 13 euro).

Il curatore Graziano Dell’Anna via ha riunito le storie di dieci giovani scrittori italiani, che rispondono ai nomi di Claudia Durastanti, Gianni SollaFabio Viola, Alessandro TuratiFrancesco Pacifico, Olivia Corio, Dario Falconi, Paolo Zardi, Stefano Sgambati e Filippo Tuena.

Nel mondo sempre rigoglioso e quasi sempre deludente delle antologie, ecco finalmente un titolo che si distingue e che offre ore di piacevole e variegata lettura. «Euforia, malinconia, angoscia, dolcezza, rabbia, allegria inopportuna l’alcol altera, nel bene e nel male – recita una nota editoriale – I racconti di quest’antologia affrontano un tale viaggio: uomini immersi nel corpo a corpo coi fantasmi delle proprie ossessioni o briosamente surfanti sul nonsense della vita, coppie a pezzi tenute insieme dallo scotch, apocalissi familiari consumate sullo sfondo di una macchia di vino sulla tovaglia».

“La vita sobria”, nella sua molteplicità di prospettive, nei differenti stili e registri che ne imbevono (nel vero senso della parole) le pagine, è anche un modo per riflettere su una piaga sociale senza superficialità e senza facili moralismi, «dribblando i facili cliché di condanna o celebrazione». Scrive Graziano Dell’Anna nella prefazione: «È un dato di fatto: molti scrittori abilissimi nel maneggiare le parole non lo sono stati da meno col bicchiere. Indotti al vizio da predisposizioni genetiche, traumi personali o da quella stessa ipersensibilità che li ha resi artisti, bere è stata per questi autori una pratica quotidiana. Impossibile, dunque, che qualche goccia e più del loro hobby non si versasse sulle pagine. Dall’«oracolo della Divina Bottiglia» di Rabelais a Jack London, che in John Barleycorn diede forma a una bizzarra «autobiografia alcolica». Da Malcolm Lowry, che con Sotto il vulcano si promise di scrivere una «Divina Commedia ubriaca» al giornalismo psichedelico di Hunter S. Thompson e del suo Diari del rum. E poi Khayyam, PoeFitzgerald, Hemingway, FaulknerErofeev, DovlatovParkerCarver, BukowskiCheever. Provare a tenere il conto degli scrittori che hanno intinto la penna nella bottiglia è come pretendere di non biascicare ubriachi… Da qui l’idea di convocare alcuni interessanti scrittori italiani in un’antologia che rinnovasse questo binomio di vecchia data».

Sul «Venerdì di Repubblica», il libro è stato salutato così: «L’alcol è un buon reagente per le emozioni e, spesso, anche per lo spirito narrativo. Lo dimostrano, nel libro “La vita sobria”, dieci giovani scrittori italiani». Insomma, un nuovo censimento “a tema” della narrativa italiana dei giorni nostri da bere d’un fiato e cui non si può che guardare con interesse.