LA STRADA DA FARE recensito da Valentina Di Cesare su La Città

29 gennaio, 2018

La terapia del cammino  – di Valentina Di Cesare

Molte cose possono nascere da un viaggio, molte altre possono nascere da un libro. La strada da fare. In cammino nella regione che (non) c’è di Maria Clara Restivo, edito da Neo nel giugno del 2017, è un viaggio divenuto libro eppure al suo interno vi è molto di più di un itinerario da scoprire. Quello compiuto da Maria Clara e dalla sua compagna di viaggio Giulia Rabozzi attraverso il Molise, è un percorso che contiene intuizioni e riflessioni illuminanti utili anche per chi, dopo la lettura del libro, non deciderà di fare la valigia e mettersi in cammino.

Maria Clara e Giulia decidono di visitare il Molise a piedi, dopo essersi a lungo confrontate sui tanti “dove”desiderati: lo fanno anche grazie al sostegno da parte di FuoriRotta, un progetto nato nel 2015, destinato a viaggiatori dai 18 ai 30 anni che finanzia la realizzazione di viaggi non convenzionali, attraverso itinerari liberi e poco battuti, che abbiano all’origine una forte motivazione di ricerca e di conoscenza. Ma perchè la scelta di Giulia e Maria Clara ricade proprio sulla regione che “non esiste”? Molte le cause e una di queste è sicuramente il tentativo di ribaltare lo stereotipo, nato qualche anno fa come una battuta di spirito ma trasformatosi ben presto in uno strano  pregiudizio piuttosto diffuso, (esiste una pagina Facebook con ben 13.000 iscritti e intitolata “Il Molise non esiste” ) che vede nel Molise una regione poco o per nulla caratterizzata e quindi “irriconoscibile”. Nulla, per molti italiani,  rende tale regione identificabile: un dialetto, una città d’arte, un piatto tipico, una località turistica. Eppure, non si può certo dire che il Molise sia l’unica regione in Italia ad avere piccole dimensioni, ad essere caratterizzata maggiormente da piccoli centri e a possedere un’ampia varietà dialettale e quindi culturale,  sviluppatasi proprio in forza di tali caratteristiche. Nonostante ciò, qualcosa l’ha resa e la rende tuttora diversa dalla altre.

«Non sappiamo se a intrigarci maggiormente sia l’idea di non sapere assolutamente nulla su dove metteremo i piedi o il fatto che agli occhi di tutti, il Molise esista soltanto nella sua nomea di non esserci affatto. Pozzanghera d’Italia, piccolo abbastanza da scavalcare o da attraversare veloce come passaggio per la gustosa Puglia, lo scegliamo soprattutto per questo, alla fine. Molise sia».

 Lasciandosi Torino alle spalle e mettendosi in cammino, Maria Clara e Giulia desiderano dunque superare la percezione stereotipata del Molise: per questo decidono di attraversarlo a piedi, riuscendo così, con l’aiuto di un preciso itinerario, a godere appieno di tutte le sfumature della sua bellezza. Una bellezza che trae forza dalla diversità dei suoi elementi, dalla durezza delle campagne ruvide e selvagge alla morbidezza delle colline che si apprestano alle coste, dalla prorompere del suo mare azzurro e vivido alla scontrosità dei suoi sentieri. Duecento chilometri di panorami, strade, segreti, da Torrella a Larino, da Agnone a Trivento, da Montenero di Bisaccia a Campobasso, da Isernia a San Giuliano del Sannio, fino a Bojano, Termoli e Oratino. Il loro non è un viaggio in solitaria o almeno, non completamente: molti sono  gli incontri durante il percorso, e poi i silenzi condivisi, l’ospitalità ricevuta, le curiosità appagate, le domande poste, le risposte udite; non è neanche un viaggio fine a se stesso, col solo obiettivo di raccogliere materiale visivo e nozionistico su una o più località. Maria Clara e Giulia camminano per capire, imparare, interpretare; dalle vette più aspre ai vecchi tratturi sterrati, dai vicoli bianchi alla campagna più impervia, le due viaggiatrici compionoo un itinerario attento sia all’osservazione degli spazi che al rispetto dei tempi.

«Forse i tratturi sono come le onde per i surfisti: bisogna imparare a conoscerli, a intuirli, a ritrovarli. Anche quando, in campagna come in mare, affiorano i rifiuti: ci imbattiamo in un divano appoggiato al bordo del bosco, una catasta di vestiti, flaconi maleodoranti, un cartello che indica pericolo di amianto. Incontriamo dunque un pezzo d’Italia anche qui. Chissà come, abbiamo creduto di essere altrove finora. Abbiamo pensato i tratturi come torrenti immacolati, avulsi dal contagio dell’incuria e del tempo; li abbiamo immaginati come sentieri partigiani, combattenti di una guerra asimmetrica al di fuori delle mappe, nascosta fra le fronde, senza segnavia, oltre le regole, li volevamo feroci e ruvidi, autentici, intatti insomma. Non è così».

Il gusto, il piacere ma anche la fatica di muoversi lentamente, rendono il viaggio di Maria Clara e Giulia un’esperienza unica (raccontata di giorno in giorno sulla pagina Facebook “Due passi in Molise-in cammino nella regione che non c’è”), anche se il viaggio a piedi è una strada che sempre più persone, in tante parti del mondo, decidono di intraprendere. Forse viaggiare in cammino, è una piccola grande  terapia, un modo per ritrovare la propria collocazione nel mondo, forse farlo in un luogo come il Molise, da sempre poco conosciuto, per molti versi impervio e aspro, per altri accogliente e caloroso è stato il modo migliore di raccontarlo. E’ un mosaico di nomi antichi e suggestivi, una lunga collana di piccoli grandi regni, il Molise che pian piano emerge leggendo “La strada da fare”  ed ha il volto vivido di una regione forte, prudente, autentica, ricca di segreti, così tanto taciuti da essere nascosti persino a sè stessa.