LA PASSIONE SECONDO MATTEO recensito da Angelo Di Liberto su Repubblica Palermo

30 gennaio, 2018

I consigli di Billy. Padre e figli la musica dell’ultimo incontro – di Angelo Di Liberto

Gentili lettori, ci sono motivi musicali che accompagnano da sempre i momenti più significativi della nostra vita. Risuonano in un’alternanza di amore e abbandono, gioia e caso e passano per i vicoli dell’anima raggiungendo spazi di soffitta. Non mi riferisco di certo alle musiche da film, che pure hanno importanza nella memoria sentimentale, ma alle melodie che risuonano accompagnando il battito cardiaco, l’espansione della gabbia toracica, la ricognizione olfattiva, l’estasi dell’ammiccamento accelerato. Cioè a tutti quei suoni che inducono ascesi della carne e ebrezza dello spirito.

Ci sono sospensioni necessarie che esulano dal quotidiano e ci permettono di entrare in uno stato di coscienza alterato, in cui non siamo più noi ma vibrazione con la musica archetipica dell’energia vitale. Forse nemmeno conoscevamo quella canzone, quell’aria, quella sinfonia, eppure agiscono con una forza inusitata, sorprendendo la vulnerabilità della finitezza umana. Che cosa succede in quei frangenti? Che ci si spogli degli usi e delle abitudini, che si dismettano i costumi di scena di un’esistenza posticcia e si penetri nell’incanto nudo della contemplazione.
L’incontro con la musica avviene in modi e tempi diversi e ogni volta fulminei, stordenti.

Quando alle note si aggiunge la letteratura allora siamo in presenza di episodi di rara bellezza e di un’inafferrabilità degna del mistero ultimo della conoscenza.

Mi sono imbattuto in un testo che riesce coniugare la sacralità della vita all’azione umana più deplorevole in un sillogismo vertiginoso. Sto parlando di “La Passione Secondo Matteo” di Paolo Zardi, in cui l’autore prosegue a fianco delle note di Bach, al limite di un precipizio disperante e carico di pericoli ma dotato di fascino.

Siamo a Voronyhrad, a pochi chilometri da Kiev, ai giorni nostri. Ci troviamo dentro una casa modesta, un palcoscenico ideale per osservare i destini di tre persone legate da un rapporto di sangue. Un padre, Giovanni, e due figli, Giulia e Matteo, avuti da due donne diverse e attraversati da contraddizioni, crisi, desideri al limite del lecito.

I figli sono stati chiamati dal padre per compiere l’atto finale, la consegna del Cristo ai posteri. È arrivato il momento di gettare la maschera e varcare l’ultima soglia. Ogni finzione è inutile. I tre non si conoscono, hanno vissuto esistenze lontane creando, a modo loro, un sistema di vita. Zardi ci consegna una storia in cui la legge morale da obbligo esterno s’impone come imperativo interiore. Il richiamo paterno perde la funzione sociale e s’insedia come esigenza intrinseca. La chiamata è personale, il genitore è un ricordo che attualizza un conto da sistemare.

Registro simbolico-musicale e letterario vanno di pari passo alla Matthäus-Passion e alla situazione dell’Ucraina venticinque anni dopo la fine dell’URSS. «Passare dal capitalismo al comunismo è come fare una zuppa di pesce da un acquario: si scalda l’acqua e si aspetta. Il problema nasce quando si cerca di ottenere un acquario a partire da una zuppa di pesce. Questi paesi stanno cercando d’imparare tutto adesso, in un corso di liberismo accelerato. Imitano le persone libere senza capire in cosa consista la libertà. Ma queste cose non s’imparano in vent’anni, e neppure in cento: s’imparano quando si è piccoli e loro non sono più piccoli da un sacco di tempo».

Cosa è rimasto? Spoglie personali e comunitarie. Come fanno però tre persone che non si conoscono e che tuttavia sono legate da un rapporto così forte a comunicare, a comprendersi? Quali sono le leggi, se ne esistono, che sottendono al diritto d’intesa tra sconosciuti? Zardi sembra esserci riuscito intessendo una trama a incastro, in cui, giocando sull’ambivalenza del testo evangelico, riattualizza un dramma umano intrecciandolo in una drammaturgia musicale che è teatro gestuale. Allora ciò che era inadatto alla passione si allontana per sempre.

L’Antiquario vi saluta.