Il Mucchio. Gennaio 2010.

09 febbraio, 2010

I cani là fuori – di Conca Liborio

Dovessimo utilizzare una parola che possa descrivere l’umanità deragliata che popola I cani là fuori, sarebbe qualcosa di molto vicino a: squallore. Uno squallore desolante che si affaccia nelle bettole e nei bar sporchi e pieni di video poker, con figure sudicie nel ruolo ora di protagonisti ora di coro a imprese oscure, neglette. Scritte tutte in prima persona, con stile uniforme di brevi frasi che si rincorrono nel testo, queste scene da una vita di provincia narrano dell’alienazione contemporanea che invade la periferia dell’Impero – uomini falliti, sogni infranti, balordi segnati da un destino infame. L’unica via di fuga/catarsi sembra esistere nella violenza: tutte queste storie sono contrassegnate da esplosioni regolari di attacchi bestiali, sia che si tratti di consumare vendette, sia di dare sfogo a un profondo malessere covato negli anni: troppo amore o troppe medicine o troppe privazioni. E c’è da dire che le esecuzioni non sono mai banali…

Dopo aver partecipato assieme ad altri 17 autori alla raccolta di racconti E morirono tutti felici e contenti, Gianni Tetti, sassarese, classe ’80, esordisce dunque con un libro composto da undici racconti che complessivamente si fanno leggere con piacere, anche se “piacere”, considerando il tono generale che pervade le storie, è da prendere con le molle.

Per essere più chiari: una frase che ho letto da qualche parte, l‘unico problema è che c’è cosi tanta bellezza mescolata alla bruttura, non può andare bene se ci riferissimo al piccolo mondo disumanizzato costruito da Tetti. Qui non ce n’è granché di bellezza. E neppure di riscatto, anche se l’idea di lasciare qualche criminale dei nostri tempi legato in balia di una squadra di ratti norvegesi non è cosI malvagia (evidentemente quelli norvegesi devono essere particolarmente cattivelli). Comunque: oltre ad aver costruito buoni racconti, Tetti ha saputo ben inscriverli in una cornice coerente, con rimandi tra una storia e l’altra e brevi flash intermittenti seminati nelle pagine. Una Spoon River che non vorremmo mai frequentare; ma attenzione, a una lettura attenta qualche rinnegata, nascosta parte di noi stessi finiremmo per trovarla.