“Il giorno che diventammo umani” recensito da Liborio Conca su IL MUCCHIO.

12 novembre, 2013

Il giorno che diventammo umani – di Liborio Conca

A tre anni da Antropometria, e dopo il romanzo La felicità esiste, Paolo Zardi pubblica questa seconda raccolta di racconti, caratterizzata ancora da uno stile essenziale, minimalista – si potrebbe dire senza fronzoli, che va dritto al sodo, con precisione meticolosa in un processo che scava ed evidenzia la nudità (la solitudine) delle esistenze che descrive; storie cariche di azione, di “fatti”.

Un modo di scrivere che risalta con potenza maggiore quando Zardi tratteggia scene che paiono messe giù da un (brillante) giornalista di nera: è il caso, ad esempio, della violenta sequenza che apre La forza dell’amore, uno dei venti racconti, per lo più brevi, alcuni brevissimi, che compongono Il giorno che diventammo umani. Violenza, incomprensioni, infelicità, difficoltà nei rapporti (uomo-donna, padre-figlio, ma anche interiore): Zardi pone al centro della sua poetica un’indagine spietata, che brilla per assenza di luce, eccedendo a volte, nel ricorso ad un’ironia rude, piuttosto cruda (Fiat Duna), la stessa ruvidezza che pervade tanti dei suoi infelici protagonisti.

Li cattura, Zardi, i suoi mariti, padri o casalinghe infelici più che disperate, in situazioni che possono essere indifferentemente banali (ecco un uomo davanti ad un’insalata, in una tavola calda, a pranzo con un collega e la figlia che serve nel locale) o decisive (il tragico padre de L’ultima sigaretta), momenti che vengono caricati di significato fino a fare, ecco, “boom”. Non sempre lo choc che segue l’esplosione narrativa è qualcosa che, per così dire, trascende lo choc fine a se stesso. Ma il dolore in cui Zardi inzuppa le sue storie, è lacerante – è il caso di Perturbazioni, la vicenda di una donna che perde marito e figlio in una sola notte – e quello che attraversa i racconti dello scrittore padovano – città fortemente presente nella raccolta, spesso per offrire un panorama di alienazione desolante – è in definitiva un viaggio senza scampo nell’inevitabilità del dolore, nella perversa banalità con cui le cose accadono, con poche spiegazioni, o persino nessuna.

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Letture di rimando consigliate dal giornalista: AA.VV. – E morirono tutti felici e contentiNiccolò Ammaniti – Il momento è delicato; Raymond Carver – Principianti