Pulp. Gennaio/Febbraio 2010.

09 febbraio, 2010

I cani là fuori – Giuseppe Roncioni

È tanta la violenza che domina i personaggi di questo libro, scomposto in undici microcosmi attraversati da una perenne ferocia senza mediazioni, arcaica, istintiva, dove non c’è spazio per alcuna forma di apparente normalità, visto che le relazioni umane vivono un costante fallimento. Gianni Tetti ribadisce che l’uomo è per natura un animale selvaggio, perverso, cattivo, capace di vedere nel prossimo solo un nemico da cui difendersi costantemente e azzannare quando è necessario. “Mentre strisciava a terra e cercava di rialzarsi aveva gli occhi spalancati, mi guardava. Finalmente mio padre mi guardava negli occhi mentre lo bastonavo, ora mi guardi, adesso guardi i miei occhi, stronzo, bastardo. Gli ho dato un calcio in faccia e ha chiuso gli occhi, gli ho rotto tutti i denti e il sangue gli usciva dalla bocca colando sul mento. Attento ai denti, gli ho detto. Lui me lo diceva sempre, attento ai denti”.

Ognuno dei protagonisti dei racconti vive una quotidianità marchiata da un’incurabile solitudine. Tutti si ritrovano a vagare nella vita randagi e schiumanti di rabbia atavica e insaziabile, che non perdono occasione di vomitare su una realtà filtrata dal loro sguardo disilluso e stravolto da un’inesprimibile sofferenza.

La scrittura di Gianni Tetti è diretta, senza ipocrisie. Le parole descrivono i fatti con necessaria e voluta crudeltà, senza mediazioni e inutili addolcimenti, o strizzatine pulp d’effetto. La realtà di questi racconti è talmente raccapricciante che le parole devono solo impedire allettare di restare abbagliati da sterili sfumature, visto che tutto è tremendamente bianco o nero. In tutto questo continuo marcire del mondo, Gianni Tetti concederà ad uno dei personaggi la voglia di strappare al futuro un altro domani. “Respiro. Respiro profondo. Tranquillo, mi diceva sempre un mio amico. Sono tranquillo, gli rispondevo sempre io. E non era vero. Respiro e penso a domani. Domani.
“Farà bel tempo, venti leggeri su tutti i versanti, mari calmi, pericolo afa nelle grandi città, si teme per gli anziani. Domani è domani. Sarà una giornata piena domani.”
E’ solo un’ eventualità indefinita alla quale resterà attaccato fino alla fine, per dare un senso diverso ai suoi giorni e rinnovare la speranza vaga che qualcosa della sua malandata vita possa finalmente cambiare.