Gli Altri. 03/12/2009.
15 Dicembre, 2009Non si esce dal “Palazzo della fine” - di Ade Zeno Come spesso capita dalle nostre parti, se non fosse per l’attenzione e l’intraprendenza di certa piccola editoria molti libri importanti e bellissimi non avrebbero alcuna possibilità di raggiungere anche il lettore meno pigro, né di poter offrire le proprie grazie a un pubblico magari non folto, ma almeno curioso, permeabile, e soprattutto non ancora del tutto arreso. Se, per esempio, la minuscola casa editrice aquilana Neo non avesse scelto di tradurre fra i primi titoli di un catalogo che ci auguriamo possa crescere e proliferare questo doloroso e sorprendente Palace of the End, la sua pur navigata, pluripremiata e attivissima autrice sarebbe ancora, almeno qui, una perfetta sconosciuta. Considerata una tra le voci più eminenti della drammaturgia canadese, Judith Thompson ha all’attivo una considerevole quantità di testi per teatro, cinema e televisione, eppure fino ad oggi non ne sapevamo nulla. E sarebbe stato davvero un peccato perdersi questo tanto breve quanto fulminante testo, intanto perché parla di tragedie che ci appartengono nel profondo, e in secondo luogo perché è scritto (e tradotto) con una forza e un’eleganza dawero rare. Articolato in tre monologhi distinti, Palace of the End mette in scena i corpi e le voci di personaggi realmente esistiti che nel nostro recente immaginario hanno già occupato dei posti di primo piano, soprattutto i primi due: Lynndie England - la soldatessa americana resa tristemente celebre dalle foto in cui veniva ritratta nell’atto di seviziare i prigionieri di Abu Ghraib - e David Kelly - il biologo inglese che, dopo aver dato prova dell’esistenza in Iraq delle famose armi di distruzione di massa, rivelò al mondo intero la falsità di tali prove, confermando così l’assurdità (o, se preferiamo, l’illegittimità) di una guerra organizzata a tavolino. Carnefici e vittime allo stesso tempo, la rozza Lynndie e il raffinato David (quest’ultimo, per inciso, si suicidò - o venne suicidato? - pochi giorni dopo la famigerata confessione) mettono sul piatto tutta la loro fragile drammaticità di esseri umani alle prese con una coscienza colma di rimorsi e con la consapevolezza di essere solo insignificanti pedine nelle mani di mostri insaziabili, cannibali, spietati: i padroni della Storia che divorano il mondo e vincono sempre trasformandolo giorno dopo giorno nel luogo inospitale che continua ad essere. Tre sguardi opposti e trasversali sull’identica apocalisse, occhi che si incrociano su un palcoscenico desolato in cui la narrazione diventa specchio di anime in pena (le loro, le nostre) intrecciando in un unico magma verità e fmzione, dimensioni che si sfiorano, stabiliscono un contatto, creano l’alchimia giusta per l’innesco di cortocircuiti emotivi. Judith Thompson |
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