Gianni Tetti e il suo METTE PIOGGIA tra i cinque migliori scrittori da tenere d’occhio secondo Il Mucchio, Intervista.

08 luglio, 2014

Gianni Tetti – di Liborio Conca

Sardegna a tinte nere in Mette pioggia (NEO), seconda prova di Gianni Tetti dopo l’esordio con la raccolta di racconti I cani là fuori. Indagando sul male che si propaga di individuo in individuo, Mette pioggia si innesta su uno scenario di provincia popolato da personaggi che hanno la forza di penetrare il nostro immaginario.

Quali sono stati i tuoi primi passi da scrittore?

Mio nonno era un grande appassionato di archeologia, lo vedevo come una sorta di Indiana Jones. Nelle giornate di primavera, portava noi nipoti in gita nei siti archeologici della zona. Alla fine ci chiedeva di scrivere un resoconto della giornata. Mi divertivo così tanto a scriverli che i miei resoconti diventavano spesso dei racconti western o storie di animali parlanti e coraggiosissimi. Avevo lO o 11 anni, ed è stato lì che ho pensato di voler fare lo scrittore.

Nelle tue storie spesso prevalgono le tinte cupe, se non nere; c’è molta violenza.

L’uomo è un animale, preda di istinti e pulsioni. La violenza è insita nella sua natura. Ogni essere umano ha il suo lato oscuro, un nucleo nero che tiene ben nascosto per convenzione sociale. Mi piace scrivere di questo, mi piace quando il lato oscuro viene fuori e prende il sopravvento, è in quel momento che le cose diventano interessanti, per chi deve raccontare intendo. Per questo, se dovessi dare una definizione alla mia letteratura, la definirei “nera”, né più e né meno. L’aggettivo “nera” si può abbinare anche con la parola “commedia”. Mi interessano tutti i lati del nero, mi piace anche far ridere.

Il tuo stile si caratterizza per la prevalenza di frasi brevi, secche, che si abbattono sul lettore: scrivi cosÌ “naturalmente” oppure è una scelta stilistica precisa?

In generale mi piacciono gli scrittori secchi, decisi, che vanno subito al dunque. Naturalmente mi sono orientato verso uno stile del genere. Ma non è stato così facile arrivare allo stile di Mette pioggia. Volevo che fosse la mia voce, il mio modo di esprimermi, che ricalcasse il mio modo di rapportarmi con gli altri. Per cui ho fatto una scelta stilistica precisa, alla ricerca del modo di scrivere che mi veniva più naturale.

Mi sembra che tu abbia un legame molto forte, non solo “geografico”, per cosÌ dire, con la tua terra …

La Sardegna è anche un modo di pensare, di rapportarsi col mondo e interagire con gli altri, di connettersi con la propria memoria personale, familiare e collettiva, fatta di storie epiche, meschine, favole spaventose e dicerie sussurrate. Thtto quello che racconto è ambientato in Sardegna perché è il luogo che conosco meglio. Non parlo esclusivamente di conoscenza geografica o storica, ma soprattutto di conoscenza affettiva, sentimentale. Ovviamente è tutto rapportato col mio tempo, la mia generazione, il melting pot di input che ogni giorno ingurgitiamo.

Un’altra caratteristica della tua scrittura è la presenza di creature animali.

Da ragazzino vivevo in campagna ed ero circondato da animali, domestici e non. Ora non immagino una storia in cui gli animali non abbiano un loro ruolo. E poi anche l’uomo è una creatura animale e condivide questa terra con le altre creature, per cui mi sembra sempre molto naturale che nelle mie storie ci siano anche altri animali oltre l’uomo e mi risulta strano il contrario.

Leggi molta narrativa italiana? Quali sono gli autori che preferisci? Cogli un’essenza comune tra i libri migliori pubblicati negli ultimi dieci anni?

illtimamente sì, prima leggevo molti più americani e inglesi. Le mie preferenza variano nel tempo, direi che in questo periodo preferisco Cesare Pavese, Niccolò Ammaniti, Gipi e Sergio Atzeni. Premesso che non saprei individuare i migliori libri pubblicati negli ultimi dieci anni se non attraverso un atto di arbitraria e totale soggettività, penso che se c’è un’essenza comune, sia da ricercare nell’incomunicabilità dell’era della comunicazione, nella molteplicità di punti di vista e nel relativismo esasperato che ne consegue. <