Frigidaire. Giugno 2010.

09 giugno, 2010

Gianni Tetti – I cani là fuori – di Vincenzo Sparagna 

Racconti duri e cupi, dove le morti e le tragedie non si contano. Una scrittura oggettiva e contenuta, secca, essenziale, senza nessun compiacimento, anche se il tipo di narrazione potrebbe suggeridi.

Così ecco uno straniero che scova e uccide Indio, un ex torturatore cileno rifugiato in un paese sperduto. Oppure un geometra Pinna che, perdutamente innamorato di un’Adela, le ammazza il fidanzato.

Tutto è sempre in prima persona. Frasi brevi. Rapide. Essenziali. Nessuna indulgenza. Spesso è l’assassino che parla. Oppure la vittima. Come uno sguardo su di sé, ma anche su un “altro”, visto da fuori. Un libro che si fa leggere d’un fiato, che tira da una pagina all’ altra, fino all’ultimo respiro, come quel famoso film di Godard con Jean Paul Belmondo. Finché lettore e protagonisti dei racconti stramazzano al suolo o, scompaiono nella notte, mentre i cani continuano ad abbaiare.