Cronache del Mezzogiorno. 21/11/2010.

30 novembre, 2010

Trema la Terra, 30 anni d’un brivido inenarrabile… – di Vincenzo Salerno

Questa sera, (ore 20.,30) a trent’anni dal sisma del 1980 in Campania, sarà presentato al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli ”Trema la Terra”, antologia di racconti della Neo Edizioni sui terremoti in Campania e Abruzzo. La presentazione è il primo appuntamento de L’ARTE DEL RACCONTO, la rassegna di letteratura a teatro organizzata da Massimiliano PaImese.

‘Trema la Terra”, a cura di Isabella Tramontano, prefazione di Valeria Parrella, Neo Edizioni.

”Un ben preciso concetto di mimesi” è ciò che tiene insieme, per René GiraId, questioni antropologiche e opere letterarie. Scrivendo a proposito di una novella di Heinrich von Kleist – “‘Terremoto in CiIe” -lo studioso francese osserva: ”Kleist riconosce molto chiaramente che, dal punto di vista storico, gli eventi naturali e sociali non possono venir separati gli uni dagli altri. Il problema che qui si pone è trovare nuovi concetti per descrivere questa relazione; il nostro orizzonte simbolico tradizionale, che fa del terremoto una semplice e generica metafora, non è pÌù sostenibile”.

Senza nessuna pretesa mimetica, piuttosto come un tentativo di porsi fuori dall’ orizzonte di simboli e di metafore ‘sismiche’ della nostra tradizione letteraria; andrebbero forse lette così le diciotto storie che compongono l’antologia Trema la Terra, pubblicata dalla casa campano-abruzzese “Neo. Edizioni”. Dal Friuli all’Aquila giù fino a Noto passando per l’Irpinia, il terremoto pare essere il tema e lo scenario comune di tutti i racconti. Tuttavia, scorrendo le pagine della raccolta, ci si rende conto che il sisma è, di fatto, un argomento pretestuoso; una possibilità data aglia autori – molti quelli già affermati e, tra questi, una discreta rappresentanza campana, ricordando almeno Maurizio de Giovanni e Massimo Cacciapuoti – per parlare, in modo nuovo e diverso, di altra ‘materia’.

Terremoti “interiorlzzati” e “somatizzati” li chiama Valeria Panella nella prefazione, capaci di far vibrare alla stessa maniera luoghi e protagonisti delle storie. Simile a un terremoto che non “frantuma” ma “compatta” può essere il primo bacio che un uomo dà al suo compagno in mezzo alle macerie aquilane. Uguali alle scosse sono i brividi di freddo di un bambino, in un container nel campo degli sfollati di Ponticelli. “Un terremoto in testa” sconvolge la vita di un avvocato benestante e lo trasforma in un barbone che vive di elemosine in una stazione ferroviaria.

“In tutti i racconti il Terremoto”, scrive nella postfazione la curatrice Isabella Tramontano, “c’è, vicino o lontano, di sfuggita o al centro di tutto, alla fine o in principio, in mezzo, ma è guardato con gli occhi – e le penne – di chi si sposta sempre un po’, di chi ha voluto guardare “dall’altro angolo” e magari da un altro angolo ancora. Sguardi trasversali, accigliati o ridenti, spaventati o stanchi sul terremoto”.

(nell’articolo, estratto dalla prefazione di Valeria Parrella, e dal racconto “Cherosene” di Gianni Solla)