COMETA recensito da Giulia Siena su “Leggere Tutti”

31 luglio, 2018

Vite che lasciano il segno –  Giulia Siena

Raffaele è un inquieto; lo era già quando, dalla sua culla, osservava il mondo attorno. Lo era già da quando, a causa di un incidente, perse la mamma. Raffaele, però, non si è mai pianto addosso, non ha mai usato quel dolore come lasciapassare nel mondo. Il suo posto – tra le braccia delle donne o nelle vite dei suoi coinquilini squattrinati – è dove c’è libertà di scelta, ovunque e in nessun luogo, anche a costo di non scegliere nulla. Raffaele è un osservatore, un esteta e un teorico. Prende tutto come viene, anche quando non va bene niente; nel suo incontro con Fabio, dopo vari anni di irrequietezza e dissesto, trova almeno un lontano obiettivo da raggiungere.

Raffaele e Fabio sono due “comete”, lasciano la loro scia nel mondo, vivono in una normalità resa anomala dal silenzio, dal perbenismo. Gregorio Magini, attraverso il suo romanzo Cometa (pubblicato da Neo Edizioni) scrive e descrive queste vite distratte rese vive dal piacere, dalla sofferenza e dalla frustrazione. Cometa ha i tratti fondamentali del romanzo di formazione: attraverso le pagine Raffaele cresce, modifica le proprie aspettative, stravolge tutto per non cambiare nulla, si cuce addosso gli abiti dell’uomo qualunque, quelli che tutti vogliono veder indossare, ma si straccia anche gli ultimi scampoli di quelle vesti che non è abituato a portare.

La normalità è una trappola troppo dura da vivere se hai ancora gli occhi del fanciullo. Dall’altra parte Fabio, un nerd in fissa con i pc e internet, condivide con Raffaele il folle progetto di diventare i nuovi Steve Jobs. E mentre tutto intorno è incertezza e crollo, attesa e mortificazione, la scrittura tagliante e precisa di Gregorio Magini – fondatore, insieme a Vanni Santoni, del progetto SIC (Scrittura Industriale Collettiva) – ci colloca in un presente onirico e a tratti distopico. In una società che elimina le certezze e toglie ogni minima pagliuzza di pudicizia, gli eroi, i sopravvissuti, rimangono sempre un po’ bambini.