COMETA recensito da Gabriele Ametrano su “Lungarno”

25 luglio, 2018

Cometadi Gabriele Ametrano

Per parlare del libro di Gregorio Magini occorre prima parlare di Gregorio Magini. Credo sia necessario avvicinarsi alle sue pagine con un po’ di dettagli. Gregorio è un ragazzo alto, un poco schivo negli ambienti pubblici, che preferisce la solitudine del tavolo all’angolo con vista e non quello al centro della sala. Porta gli occhiali e veste in maniera semplice, poco evidente. Abbiamo parlato poche volte ma l’ho osservato in molte occasioni: quelle in cui ci si incontrava nei circolini di quartiere o a qualche presentazione. Magini è uno dei ragazzi che tirarono su Torino una sega, momento che non ho mai ben capito se fosse di rottura o in simpatica competizione con il Salone, ma poi al Salone ci ho rivisto tutti quelli che hanno organizzato l’evento fiorentino. È stato con Vanni Santoni l’ideatore del progetto Scrittura Industriale Collettiva da cui è nato “In territorio nemico”, pubblicato da Minimum Fax.

Questo per dire che Magini non è uno qualunque anche se ad incontrarlo a Firenze potrebbe sembrare. Le apparenze ingannano parecchio, a volte. Nel 2010 ha pubblicato “La famiglia di pietra” con Round Robin e a maggio è uscito con questo, “Cometa”, per Neo Edizioni. Questo romanzo è fin dalle prime pagine un affronto alla quiete e al ben pensare. Un linguaggio puntuale, da confessione di una vita che nella sua normalità mostra quanto sia assurdo lo stesso vivere se ci costruiamo sopra delle banali etichette. Raffaele e Fabio sono i due personaggi: uno con una vita erotica irrequieta, l’altro misantropo e fin troppo nerd. L’unione diventerà una serie di gesta eroiche, sconnesse e straordinarie. “Scoprirai che tutti sono identici nella profonda inconfessata convinzione di essere unici”, l’epigrafe di David Foster Wallace che apre le pagine. Forse basta questa scelta a comprendere dove vuole arrivare Magini ma non importa dove voleva portarci: “Cometa” ci sposta comunque fuori dalle nostre banalità.