COMETA recensito da Alessandro Beretta su “La Lettura – Corriere della Sera”

27 agosto, 2018

Il neonato guardone è diventato un satiro – di Alessandro Beretta 

Due personaggi, dall’infanzia all’età adulta, danno il passo a Cometa, seconda prova di Gregorio Magini, un romanzo di formazione che distingue le tracce: quella di Raffaele, raccontata in prima persona nella prima e terza parte, e quella di Fabio, narrata in terza persona nella seconda e nella quarta. Raffaele è più espansivo ‒ fin dall’incipit spiazzante in cui ricorda da neonato i suoi genitori fare sesso con chiunque e commenta: «Mi godevo lo spettacolo e mi succhiavo le gengive».
La famiglia si spezza presto, esaurendosi certo edonismo anni Ottanta, e il piccolo rimane in custodia al ricco nonno che gli dà piena libertà. Da adolescente ha un’etica ben chiara, seguirà «i Tre comandamenti dell’ebrezza: I. Non lavorare. II. Non aspettare. III. Non invecchiare». Nel mentre, l’unica cosa da fare è cercare ragazze, con dedizione totale, tanto da politicizzarsi per trovarne frequentando un collettivo «FAP ‒ Frenocomio Autogestione Perenne», finendo a Genova nel 2001 per far la corte più che per manifestare.

Se questa è una linea fondamentale e un po’ ripetitiva della trama, la continua quête erotica anti-eroica che esploderà anni dopo nella doppia relazione con Barbara e Fiorella, l’autore sa far filtrare bene dallo sfondo il clima di chi è nato, come lui, nel 1980, dando copro a «quell’umorismo autoironico sull’incapacità di calzare nelle situazioni che sarebbe diventato la camicia di forza della loro generazione». Un tono, quest’ultimo, che riguarda anche la vita di Fabio, negato per le donne, ma ossessionato a sua volta, nerd perso nei videogame fino all’incontro con Raffaele, che aiuterà in una disastrosa performance artistica e in seguito a pensare a un social rivoluzionario, «Cometr», di cui incasserà il bottino.

Nel romanticismo scalcagnato delle relazioni, nella presenza dei videogame come fuga, in certa capacità di tracciare gli anni Zero, tra rave, ritrovi di hacker, allucinogeni e bizzarri studenti fuori sede ci sono temi ricorrenti dell’area fiorentina che delineano a loro modo una scena: anni fa Magini con Vanni Santoni è stato tra i fondatori del progetto Scrittura Industriale Collettiva da cui nacque In territorio nemico (minimum fax 2013). Certo sapore désengagé, contro tante zuppette sociologico-realistiche, ha insomma un suo preciso perché e una continuità. Magini è uscito per Neo, editore che fa un buon lavoro di scavo tra scritture irregolari, e se il romanzo in sé abbonda e si ripete, la scrittura è matura.

La cometa del titolo, infine, segna la parte finale ‒ la quinta in cui Raffaele e Fabio sono insieme per un finale aperto in California ‒ ma delinea anche la relazione tra i due. Si sono sfiorati e conosciuti, bruciando nell’altro qualcosa di sé. Nel dar conto anche di questa «strana meccanica dell’amicizia fra adulti, come relitto di un’epoca più appassionata», al di là della cronaca di tanti amori falliti, sta la forza del libro.