COMETA di Gregorio Magini su La Repubblica recensito da Gaia Rau

16 maggio, 2018

Due eroi fuori fuoco a caccia dell’autenticità – di Gaia Rau

Con Cometa Gregorio Magini ci offre un racconto di “antiformazione” in cui il nichilismo dei protagonisti esprime il disagio della generazione di chi è stato giovanissimo a cavallo del millennio
Nello smarrimento di una generazione — quella, mortalmente stanca, di chi è stato giovane o giovanissimo a cavallo del nuovo millennio, per la quale ogni emozione e ogni vocazione, dall’arte alla politica, finanche alle relazioni amorose, sembra inevitabilmente assumere il sapore di un déja-vu — non possono che essere degli outsider a condurre una ricerca, per quanto inconcludente o strampalata, di autenticità. E proprio autenticità è il cuore, concettuale e narrativo, di Cometa, il nuovo romanzo del fiorentino Gregorio Magini, già autore de La famiglia di pietra (Round Robin, 2010) e, come cofondatore del progetto Sic, di In territorio nemico (Minimumfax, 2013), da un paio di giorni in libreria per Neo Edizioni. Un racconto di formazione — o meglio, di antiformazione — che ha per protagonisti due amici, entrambi maschi eterosessuali ed entrambi più o meno felicemente non integrati nelle dinamiche di passaggio verso l’età adulta sperimentate dal grosso dei loro coetanei. Ma cosa lega davvero Raffaele, erotomane viziato e insoddisfatto, e Fabio, nerd sovrappeso in cerca di gloria?
Di sicuro non un sentimento, un affetto, una condivisione reale, quanto piuttosto un tentare di riconoscersi nella noia, nella marginalità autoimposta, nell’ambizione di ricreare un senso più alto, un motivo per cui valga la pena.
Ecco allora che la scelta ricade sull’invenzione di un nuovo social network, un «MySpace meglio di MySpace» in quanto, appunto, «più autentico», perché se è vero che «su MySpace le persone mentono» allora «bisogna costringerle a dire la verità. Quello che non vogliono dire, si usa internet per scoprirlo. Foto, prima di tutto, poi discorsi, poi schemi di comportamento, poi vettori e campi che rappresentano astrazioni di gamme comportamentali, poi simulazioni di popolazioni stilizzate, come The Sims, ma usando flussi dati dalle persone reali». Al di là dei riferimenti squisitamente postmoderni (e generazionalmente iper mirati), riuscirà il nuovo “Comeetr” a rivoluzionare il mondo dei social o l’inconcludenza, la disgregazione, la vacuità dei suoi demiurghi ne precluderà la nascita stessa? Svelarlo sembra non essere la priorità di Magini, ben più interessato alla quête che al suo Graal, alla tortuosità del percorso che al punto di arrivo, in nome di un nichilismo che dal mondo dei protagonisti si riverbera, a macchia d’olio, sulla trama — a tratti volutamente farraginosa — e sulla scrittura, quest’ultima improntata a un cinismo rigoroso che, nel rifiuto di ogni lirismo, non teme di diventare, a momenti, disturbante.