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	<title>NEO. Edizioni</title>
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	<description>CAUSTICI SARCASTICI CRITICI</description>
	<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:59:53 +0000</pubDate>
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		<title>La Neo. edizioni su &#8220;La domenica d&#8217;Abruzzo&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Neo, il fascino delle periferie - di Barbara Di Gregorio



Il neo è la macchia, l&#8217;imperfezione, il punto di luce, l&#8217;irrinunciabile cortocircuito epidermico che genera il fascino o scatena la repulsione; del neo non si sente alcun bisogno finché all&#8217;improvviso compare e diventa il valore aggiunto di un volto: questa, in pochissime parole, la filosofia di una delle realtà più coraggiose e
interessanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Neo, il fascino delle periferie</strong> - <em>di Barbara Di Gregorio<span id="more-4079"></span><br />
</em>
</p>
<p style="text-align: left;">
<div class="div_items" style="text-align: left;"><span class="font2">I</span>l neo è la macchia, l&#8217;imperfezione, il punto di luce, l&#8217;irrinunciabile cortocircuito epidermico che genera il fascino o scatena la repulsione; del neo non si sente alcun bisogno finché all&#8217;improvviso compare e diventa il valore aggiunto di un volto: questa, in pochissime parole, la filosofia di una delle realtà più coraggiose e</div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"><span class="font1">interessanti della nuova editoria abruz</span>zese.</div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"><span class="font1">La Neo è una piccola (per ora) casa edi</span>trice, fondata, nel giugno 2007, dall&#8217;esperto di marketing Francesco Coscioni e dall&#8217;editor ex giornalista Angelo Biasella; ha sede non a caso in quel di Castel Di Sangro: a metà strada tra Roma, Napoli e Pescara, si propone di dare spazio al fascino delle periferie culturali offrendo un&#8217;alternativa alla produzione letteraria mainstream. Belle parole, certo: ma oggi, dopo quattro anni di lavoro intensissimo, forse quella che sembrava una banale utopia si sta lentamente trasformando in realtà.</div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"></div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"><span class="font1">Basta dare un&#8217;occhiata ai libri in catalogo </span>per farsi un&#8217;idea della politica editoriale di Neo: antologie, raccolte di racconti, poesie, teatro, un romanzo (<em>Tre io</em>, di Mario Rossi) che esula felicemente da qualsiasi definizione di genere. Libri tutt&#8217;altro che immediati, tutt&#8217;altro che facili da piazzare sul mercato, ma che riflettono una scelta precisa che fa della coerenza il proprio punto di forza: la sfida è di riuscire a ritagliarsi uno spazio, nell&#8217;attuale sovraffollamento del panorama editoriale italiano, senza limitare le proprie prospettive in funzione di una qualunque nicchia di mercato: “anche se molto specifica - spiega Francesco Coscioni - la nostra linea commerciale abbraccia uno spettro piuttosto ampio di possibilità narrative”.</div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"><span class="font1">In questo senso, il primo libro pubblicato </span>da Neo ha la portata di un vero manifesto: l&#8217;antologia <em>E morirono tutti felici e contenti </em>raccoglie, infatti, 18 fiabe rivisitate e quasi sempre ribaltate da 18 autori diversi. Dunque pluralità, anticonformismo, ricerca perenne di una prospettiva diversa contro l&#8217;appiattimento dei gusti generato dalla cultura mainstream. Un orientamento perfettamente confermato dall&#8217;altra antologia pubblicata da Neo: <em>Trema la terra</em>, raccolta di racconti dedicata ai grandi terremoti della storia, avrebbe avuto senz&#8217;altro vita più facile se fosse stato un piagnucoloso libro-verità sulla tragedia dell&#8217;Aquila: “poteva diventare uno dei tanti libri che cavalcavano quanto successo - spiega ancora Francesco - ma è stato proprio quello che non volevamo fare. Volevamo pubblicare un libro che restasse, come dovrebbe</div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"><span class="font1">accadere con la letteratura in genere”.</span></div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"></div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"><span class="font1">Per riuscire ad emergere, date le scomode </span>premesse, è necessario un lavoro di promozione continuo e su più fronti: la presenza in rete è fondamentale, e Neo riesce in questo senso a far sentire la propria voce e a far parlare dei propri libri; ma altrettanto fondamentale è il confronto diretto col pubblico, tramite eventi sempre</div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"><span class="font1">diversi pensati in funzione di ogni singolo </span>caso: “l’idea della presentazione è che, in un breve momento ed in una data cornice, il libro viva oltre se stesso. Ad esempio al Salone del Libro di Torino abbiamo presentato due libri contemporaneamente. L’autore di uno ha illustrato il libro dell’altro e viceversa. Due libri, due visoni della scrittura, due scrittori diversissimi costretti a introdursi”.</div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"></div>
<div class="div_items" style="text-align: left;">Al di là delle strategie commerciali, tuttavia, è la passione il primo motore immobile dell&#8217;operazione tentata</div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"><span class="font1">da questa casa editrice: è stato per pas</span>sione o diciamo pure per follia, se Francesco e Alessio, nel 2008, hanno comprato i diritti dell&#8217;opera che forse finora ha più fatto parlare di loro. <em>Palace of the end</em>, della canadese Judith Thompson, riunisce in un solo libro tutti i peggiori spauracchi dell&#8217;editoria italiana contemporanea: è una pièce teatrale; è articolata in monologhi; racconta una guerra scomoda, quella dell&#8217;Iraq, attraverso la reinvenzione di personaggi realmente esistiti; usa un linguaggio lucido e duro, spietato, e infine, come se non bastasse, è l&#8217;opera di un’autrice finora in Italia praticamente sconosciuta.</div>
<div class="div_items" style="text-align: left;">“<span class="font1"><em>Palace of the end </em></span>è uno dei nostri orgogli: non tanto perchè l’autrice è una pluripremiata drammaturga, molto famosa nel mondo anglosassone, quanto piuttosto per la portata universale che ha” dice Francesco, spiegando i motivi di una mossa quanto meno azzardata. “Questo libro non ti dice che la guerra è sbagliata o giusta, non ti dice chi sono i buoni o chi i cattivi: affida il racconto a tre personaggi e nel suo stile, per noi strepitoso, fa nascere nel lettore una visione personale dei fatti”. Scelta di pancia eppure azzeccata, la pubblicazione di <em>Palace of the end</em> è riuscita a fare un discreto rumore: non solo il libro è stato recensito da testate quali Frigidaire, Il secolo d&#8217;Italia, Nazione Indiana e Liberazione, ma si è anche fatto notare dall’agenzia teatrale di Ottavia Piccolo; la messa in scena dell&#8217;opera, prevista entro il prossimo anno, probabilmente con la stessa Piccolo nella parte della madre irachena, farà da cassa di risonanza alla fama italiana dell&#8217;autrice e si spera anche a quella del suo coraggioso editore.</div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"><span class="font1">Un editore che non ha alcuna intenzione di </span>fermarsi, né sul fronte degli autori stranieri né su quello degli italiani: se da una parte, solo un mese fa, ha acquistato i diritti di un romanzo francese pubblicato dall&#8217;importante casa editrice <em>Gallimard</em>, dall&#8217;altra ha presentato a Torino (padiglione 3, stand T52 &#8216;Nuovi editori indipendenti&#8217;) un nuovo autore ed una nuova collana. <em>Gobbi come i Pirenei</em> di Otello Marcacci, in libreria a fine maggio, rappresenta nel percorso di Neo non una svolta ma una nuova prospettiva allargata: Francesco ce ne parla come di un romanzo d’amore, ironia, ciclismo e anarchia, certo più arioso, forse più &#8216;leggero&#8217; rispetto ai testi pubblicati finora, ma comunque dotato della profonda intelligenza che ha sempre caratterizzato tutti i libri di Neo. “Abbiamo sentito il bisogno e la voglia di dare vita ad un’altra collana - ci spiega - nei libri &#8216;Dry&#8217; la ricerca stilistica cederà il passo al piacere della storia, del raccontare puro e semplice: <em>Gobbi come i Pirenei </em>inaugura appunto questo nuovo percorso”</div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"></div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"></div>
<div class="div_items" style="text-align: left;"><a href="http://www.quotidianodabruzzo.it/ladomenica/EEER2E2RR2T/files/assets/seo/page28.html" target="_blank">versione consultabile on-line</a></div>
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		<title>La letteratura secondo Sik - di Angelo Biasella</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<category><![CDATA[letteratura]]></category>

		<category><![CDATA[neo edizioni]]></category>

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Un amico una volta mi pose quattro improvvise domande. Le domande erano queste:

Cos&#8217;è veramente la letteratura? 
 Cosa fa di un romanzo qualcosa che vale la pena leggere? 
 Quali nervi deve farti vibrare? 
 Quali sono gli ingredienti che un libro deve necessariamente avere?

 Da quella sera al Pub Morrison è passato non [...]]]></description>
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<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: bold;">Un amico una volta mi pose quattro improvvise domande. Le domande erano queste:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span><span><strong><span id="more-4067"></span></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span><span>Cos&#8217;è veramente la letteratura?</span></span><span><span> </span></span><span><br />
<span> Cosa fa di un romanzo qualcosa che vale la pena leggere?</span><span> </span><br />
<span> Quali nervi deve farti vibrare?</span><span> </span><br />
<span> Quali sono gli ingredienti che un libro deve necessariamente avere?</span></span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span><span> Da quella sera al Pub Morrison è passato non meno di un lustro e adesso, finalmente, mi sono schiarito le idee. Andiamo per ordine…</span></span><span><span> </span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span><span> Premettendo che ogni impressione è puramente soggettiva e che ogni tentativo di ridurre la materia in questione ad un concetto singolo non può che risultare incompleto, disadorno e riduttivo, vado ad ingrossarvi la prostata con la mia tediosa disamina.</span></span><span><span> </span></span><span><br />
<span> Allora, un romanzo che possa dirsi tale, in prima istanza, deve soddisfare il desiderio di scoperta del lettore.</span><span> </span><br />
<span> Mi spiego: ogni libro, specie nel panorama editoriale italiano, mira a non destabilizzare l&#8217;autostima del lettore. Le case editrici, puntando a vendere il più alto numero possibile di copie, si sforzano di pubblicare libri che il lettore medio italiano sia in grado di metabolizzare ed introiettare senza dover troppo penare. Essendo il lettore medio italiano equiparabile ad un&#8217;ameba che sonnecchia placida sul fondo dell’Adriatico, l&#8217;editore punta su libri facili da scorrere, non troppo lunghi, e che siano incapaci di mettere il lettore nella condizione di porre in dubbio le proprie abitudini, la propria capacità intellettiva o, addirittura, la propria visione del mondo.</span><span> </span><br />
<span> La maggior parte delle pubblicazioni attuali (parliamo di libri di varia&#8230; di intrattenimento) seguono uno schema narrativo ben definito e collaudato che può facilmente essere riassunto nel grafico sottostante:</span><span> </span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span><br />
<!--[if !supportLineBreakNewLine]--><a href="http://www.neoedizioni.it/neo/wp-content/uploads/2012/02/grafico.png"><img class="alignnone size-full wp-image-4068" title="grafico" src="http://www.neoedizioni.it/neo/wp-content/uploads/2012/02/grafico.png" alt="" width="256" height="130" /></a></span></p>
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<p style="text-align: left;"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span><span>A: Inizia il romanzo. Di solito, l&#8217;autore procede ad una descrizione (sommaria o molto accurata) dei personaggi, dello scenario, dell&#8217;epoca storica.</span></span><span><span> </span></span><span><br />
<span> Da A a B: L&#8217;autore comincia a tessere la tela. Intreccia le vite dei personaggi. Dosa a dovere qualche colpo di scena per mantenere la tensione ad un livello di crescita costante, senza strafare. </span></span>Quando l&#8217;autore è convinto che il lettore sia ormai entrato nella trama, è il momento del colpo di scena vero e proprio (da B a C in breve tempo).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span> <span> Dopo il culmine della tensione (C), in genere, c&#8217;è bisogno di un breve periodo di assestamento per permettere al lettore di assimilare lo stupore (qui solitamente è dove l&#8217;autore, compiaciuto del proprio estro, ride da solo, si offre da bere o esce e cammina per strada lanciando sguardi sprezzanti ad ignari avventori evidentemente incapaci di arrivare a lambire il suo genio).</span><span> </span><br />
<span> La pressione, poi, scema gradualmente fino al punto D e, infine, il romanzo si trascina, su un piano di sostanziale equilibrio, fino all&#8217;epilogo (E).</span><span> </span></span>
</p>
<p style="text-align: left;"><span> Ora, il lettore medio è inconsciamente abituato a riconoscere questo schema ed è talmente assuefatto a questo modo narrativo da autocompiacersi quando presagisce, prima, e indovina, poi, ognuno dei punti focali del romanzo che ha sotto mano. Il più delle volte è quando vedendo qualcuno leggere si nota nei suoi occhi un bagliore di appagamento o un impercettibile sorriso di ammirazione che rimanda a disapprese soddisfazioni post-coitali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span><span> Ecco, i romanzi che vorrei leggere non hanno nulla di questo. I libri che cerco devono essere capaci di stupirmi, di spiazzarmi, di dimostrarmi che tutto ciò che ho letto prima non è servito a niente e che di fronte alla Letteratura vera non sono che un piscialletto. Devono provare che tutte le mie certezze, gli assiomi che mi ero imposto, le mura che avevo eretto a difesa del mio scialbo sapere non sono che futili cazzate. I libri che cerco mi devono mettere alla prova, devono umiliarmi perché non arrivo a capirli, devono sfuggire ad ogni tentativo di classificazione e trovare nuovi modi per comunicare.</span></span><span><span> </span></span><span><span>Devono rappresentare una rottura netta col passato, devono fregarsene della dottrina ed interrare paletti ognuno ad iniziare una strada propria, dissimile dalle mille già tracciate. Non devono aver paura di osare, devono fregarsene della morale vigente e pestare i calli ad ogni tipo di potere secolare.</span></span><span><span> </span></span><span><br />
<span> Nonostante questo, devono essere condivisibili e, anche se non immantinente, potenzialmente intuibili da tutti: questo è importante!</span><span> </span><span>Una vecchina che scivola sul ghiaccio è piuttosto equivoca a livello di percezione; la Santanchè che cade e si frattura una tibia ha un valore icastico trascendentale… si avvicina al divino.</span><span> </span></span>
</p>
<p style="text-align: left;"><span> Insomma, per farla breve, in un romanzo non cerco la conferma ma la sorpresa.</span><span> </span></p>
<p style="text-align: left;"><span> Tutto il resto viene dopo: una trama originale o l’assenza totale della trama, un particolare registro letterario, trovate ad effetto, padronanza nei dialoghi, capacità descrittiva e caratterizzante di luoghi e personaggi… sono tutti elementi importanti ma non fondamentali. Sono lo scafandro in cui è racchiusa l’essenza stessa della storia e soprattutto dell’autore. Io, leggendo un romanzo, voglio poter conoscere chi l’ha scritto, l’uomo che c’è dietro la tastiera del computer. Lo voglio vedere nudo come mamma l’ha fatto, senza alcun artificio letterario a fargli da paravento.</span><span> </span></p>
<p style="text-align: left;"><span> Questo è tutto.</span><span> </span><br />
<span> Vi ho annoiato abbastanza?</span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p><!--EndFragment-->
</p>
<p style="text-align: right;">
<p></mce></p>
<p></mce></p>
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		<title>&#8220;E morirono tutti felici e contenti&#8221; su Alcolibrianonimi.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 16:29:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[alcolibrianonimi.wordpress.com
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		<title>&#8220;Antropometria&#8221; su Librerie.it</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:44:39 +0000</pubDate>
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		<title>Le videocamere di XL seguono Roberto di Egidio e &#8220;La mia Waterloo ventricolare&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 11:31:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Repubblica XL e il mini tour ottombrino de &#8220;La mia Waterloo ventricolare&#8221;. Video.
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		<title>Il Centro. 08/01/2012.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 10:27:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Abruzzo stampa le &#8220;Poesie antirughe&#8221; «I miei versi pop» - di Barbara Di Gregorio
Un utero che ticchetta come una bomba ad orologeria, una vagina che insiste per essere chiamata Chantal, l&#8217;estetista Melina che scava in faccia punti neri e ricordi e un parrucchiere saggio che si rifiuta di tagliare i capelli: la vita è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>L&#8217;Abruzzo stampa le &#8220;Poesie antirughe&#8221; «I miei versi pop»</strong> - <em>di Barbara Di Gregori</em>o<span id="more-4047"></span></p>
<p style="text-align: left;">Un utero che ticchetta come una bomba ad orologeria, una vagina che insiste per essere chiamata Chantal, l&#8217;estetista Melina che scava in faccia punti neri e ricordi e un parrucchiere saggio che si rifiuta di tagliare i capelli: la vita è un inferno buffo, e l&#8217;amore, quello vero, una nonna che gracida e salta per la nipotina malata. che non può giocare alla rana. Se credete in una poesia fatta solo di sofferenza e tormento questo libro non fa decisamente per voi.</p>
<p style="text-align: left;">Facili da leggere, simili all&#8217;acqua; &#8220;versi scalzi&#8221;, come le definisce l&#8217;autrice in uno dei deliziosi haiku delle ultime pagine, le &#8220;Poesie antirughe&#8221; di Alessandra Racca, ultimo gioiello editoriale della Neo edizioni di Castel di Sangro, danno per scontato il male di vivere e si concentrano piuttosto a cercarne la medicina. Ne trovano una, l&#8217;unica forse possibile, in un quotidiano coloratissimo e pop che appartiene a chiunque sappia lasciarsi andare un istante. Le poesie di questa raccolta mettono in scena una prospettiva che ha del paradossale: masticando del chewing gum, gonfiando sui tetti e il dolore un pallone rosa più grande delle nostre paure, guarda al quotidiano dall&#8217;alto e ne coglie allo stesso tempo i più infinitesimali dettagli: perché appunto nei dettagli, miracoli minimi che affollano ogni aspetto delle nostre esistenze, si annida la consolazione dell&#8217;essere vivi e quindi il coraggio di fare di ogni cosa un sorriso. E se credete sia un controsenso, un libro antirughe che costringe la faccia a strizzarsi e contrarsi, ebbene vi state sbagliando di grosso: perché le rughe cui si propone come rimedio sono in realtà i solchi, inevitabili, lasciati dalla vita che percorre avanti e indietro le nostre facce coi tacchi.</p>
<p style="text-align: left;"><em>La leggerezza è una sua fondamentale cifra stilistica. È il suo naturale approccio alla vita o, piuttosto, il frutto di un percorso artistico e personale che, dòpo aver scavato tutto quanto possibile, ha preferito agli abissi dell&#8217;anima le verità della superficie? </em></p>
<p style="text-align: left;">«Confesso che non sono affatto leggera: sono stata una bambina serissima, e conservo ancora tracce di una pesantezza d&#8217;animo con cui combatto ogni giorno. La combatto perché penso che le cose importanti della vita siano già sufficientemente serie per essere anche seriose. La poesia spesso si occupa di temi carichi di peso, per questo tendo a alleggerire il modo di trattarli. Pensi ad esempio a quando, subito dopo un lutto, Ci si ritrova a condividere una risata con qualcuno. La potenza, e la bellezza della vita stanno tutte nei suoi paradossi: è il senso che cerco anche nelle piccolezze quotidiane, quelle di cui spesso scrivo in poesia».</p>
<p style="text-align: left;"><em>Lei si occupa anche di teatro: combina le due cose nella forma del reading (quello tratto dal suo libro precedente, &#8220;Nostra signora dei calzini&#8221;, metteva in scena uno spogliarello) ma anche in &#8220;poetry slam&#8221;,veri e propri contest in cui i poeti si sfidano a colpi di versi. La poesia per farsi sentire ha bisogno di alzare la voce?</em></p>
<p style="text-align: left;">«La poesia è un bisogno, che è anche bisogno di essere riconosciuti e dunque di parlare &#8220;ad alta voce&#8221;. Quando ho scoperto reading e slam ho capito che facevano per me. Offrono una possibilità di scambio che mi hafatta crescere, aiutandomi a capire molte cose importanti rispetto al linguaggio che ho scelto, e in più mi permettono di parlare anche con il corpo. La poesia d&#8217;altra parte ha sempre avuto una dimensione orale. Se oggi la cosa stupisce, è perché purtroppo è relegata in uh limbo fatto di libri e circoli nei quali rischia di essere muta. lo credo che la dimensione orale sia connaturata ·alla parola poetica: porto in giro i miei versi &#8220;alzando la. voce&#8221; perché trovo nella poesia uno strumento potentissimo, un canale di comunicazione che merita una dimensione più &#8220;popolare&#8221; e condivisa».</p>
<p style="text-align: left;"><em>Lei ha una facilità di scrittura, almeno apparente, che cede spesso alla tentazione narrativa regalandoci alcuni dei suoi risultati migliori. Penso, ad esempio, a &#8221;Mia nonna una volta ha fatto la rana&#8221; e &#8220;Principesso del pisello&#8221;. È attratta dall&#8217;idea di scrivere racconti o romanzi? </em></p>
<p style="text-align: left;">«Ho scritto racconti in passato e attualmente lavoro anche come sceneggiatrice. Ho sperimentato linguaggi diversi, anche se, devo dire la verità, il linguaggio poetico è quello con il quale mi sento più a mio agio, che mi viene più naturale. La narrativa mi impone uno &#8220;sforzo&#8221; di attenzione prolungato che per una come me, impaziente e ansiosa, è difficile».</p>
<p style="text-align: left;"><em>Lei è nata e vive da sempre di Torino, città molto vivace dal punto di vista editoriale e in cui certo non le saranno mancati i contatti. Come è avvenuto il suo incontro con la Neo edizioni, e perché ha scelto di pubblicare con loro? </em></p>
<p style="text-align: left;">«L&#8217;incontro è avvenuto grazie a uno dei loro libri, quello di Roberto D&#8217;Egidio, poeta che apprezzo moltissimo, che ha partecipato a &#8220;Poeti in Lizza&#8221; nella scorsa edizione. Ho letto le poesie di Roberto e ho pensato che se avevano scelto lui forse poteva piacere loro anche il mio modo di scrivere. Ho avuto ragione e sono molto felice di questo incontro: raro è trovare persone sensibili, dotate di senso dell&#8217;umorismo e con il giusto coraggio e la giusta follia per fare gli editori veramente, con libri coraggiosi e interessanti».</p>
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		<title>Alessandra Racca e il suo &#8220;Poesie Antirughe&#8221; su TeleAesse. Intervista video.</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 11:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<title>Il Roma. 21/12/2011.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 12:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Se la poesia è una rivoluzione - di Filippo Trotta
Da qualche giorno, un originalissimo e sincero poeta abruzzese, Roberto di Egidio (nella foto), è in Campania per promuovere la sua ultima raccolta “La mia Waterloo ventricolare” per la Neo Edizioni di Francesco Coscioni.
Il lavoro di Roberto è interessante, molto preciso riguardo alle definizioni e ricco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Se la poesia è una rivoluzione</strong> - <em>di Filippo Trotta<span id="more-4032"></span></em></p>
<p style="text-align: left;">Da qualche giorno, un originalissimo e sincero poeta abruzzese, Roberto di Egidio (<em>nella foto</em>), è in Campania per promuovere la sua ultima raccolta “La mia Waterloo ventricolare” per la Neo Edizioni di Francesco Coscioni.<strong></strong></p>
<p style="text-align: left;">Il lavoro di Roberto è interessante, molto preciso riguardo alle definizioni e ricco di suggestioni.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Nella tua poesia ”DisneyWorld” racconti di due personaggi dell&#8217;immaginario Disneyano, Minnie e Topolino, arrestati per terrorismo. È una citazione di Andrea Pazienza?</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>«Conosco bene il lavoro di Andrea Pazienza (che oltretutto nella mia città, Pescara, ha frequentato il liceo artistico) però no, non è una sua citazione. Almeno non lo è ad un livello consapevole. La verità è che mi piace giocare. Si tratta di un gioco serio, un gioco di denuncia, di disvelamento di una verità che informa attraverso il comportamento, le azioni di personaggi che non avremmo mai pensato di poter osservare in certe situazioni e proprio per questo ne diventano i testimoni più forti. Nel libro, un altro esempio di questo uso di personaggi che appartengono ad un immaginario ampiamente condiviso è la</em><span><strong> </strong></span><em>poesia “Ci sono Batman che volano nel cielo”».</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Perché hai scelto la poesia?</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>«In verità non sono io che ho scelto la poesia, è la poesia che ha scelto me. È successo e basta. Io in verità stavo scrivendo testi per delle musiche che erano già pronte. Col tempo questi testi hanno però iniziato ad allontanarsi dalla musica, a rendersi indipendenti. Le parole hanno acquisito forza, sono diventate capaci di interagire con precisione ed esattezza fra di loro. Mi hanno in qualche modo iniziato a parlare e la poesia ha cominciato a vivere con me, mi ha eletto a suo testimone. Come dico sempre nelle presentazioni del mio libro - citando Borges - la differenza fra me ed i lettori è solo quella di aver ascoltato le poesie che stanno per leggere un </em><em>attimo prima di loro ed averle fissate su carta. Ma la cosa importante è ricordarsi sempre che la poesia esiste indipendentemente da noi e che noi possiamo semplicemente renderci pronti a riceverla».</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Una tua bella definizione di poesia come ”stupore rispetto alla semplicità delle cose”. Potresti approfondire quest’affermazione?</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>«Si tratta di un atteggiamento senza il quale la poesia non accade. Bisogna in un certo senso porsi in ricezione, orientarsi verso il segnale ed attendere che la comunicazione abbia inizio. Questo è il senso dello stupore di cui parlo. Quando questo accade il velo si strappa e vediamo la natura profonda dell&#8217;universo esprimersi in noi e in tutto ciò che è intorno a noi. Comprendiamo anche che ogni cosa è degna di partecipare a questa comunione - che poi la poesia celebra attraverso le nostre parole - perché ogni cosa è espressione dell&#8217;unico Verbo».</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Sei molto lontano dall&#8217;idea di un poeta che sospira alla luna, tu sei sicuramente uno scrittore che si sporca le mani e che scrive con diretta semplicità popolare. Oggi ritrovi nella poesia e nella scrittura in genere la stessa semplicità?</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>«L’unica poesia che ritengo degna di essere chiamata tale è quella che parla al nostro io profondo. A quell&#8217;uomo che ci mantiene in contatto con la dimensione del tempo eterno. È una</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>poesia che non lavora sui contenuti bensì sulle modalità, perché non è importante quello che si racconta ma come lo si racconta: un rubinetto che sgocciola, se descritto nella maniera giusta, può essere capace di suscitare meraviglia molto meglio di tanto inchiostro versato per raccontare sospiri alla luna. Il problema è che, se quando scriviamo, siamo dimentichi di questo uomo eterno o non conosciamo un linguaggio adatto a dialogarci, questo risulterà dalla nostra scrittura che sarà orizzontale e informativa ma incapace di toccare le corde del cuore. Se guardiamo alla storia </em><em>della poesia possiamo constatare che non ha mai avuto vita facile. Tanto meno può averla attualmente. Come già osservò Jung a metà del secolo scorso, viviamo un&#8217;epoca dell&#8217;uomo nella quale la perdita di questa comunicazione intima è necessaria al mantenimento di un determinato ordine sociale».</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Nel tuo lavoro sembra esserci sempre un filtro tra quello che realmente scrivi, in prima persona, e quello che sembra radiotrasmesso o teleraccontato. Insomma un&#8217;incursione del linguaggio dei media nel tuo e viceversa. È una visione schizofrenica della scrittura e della comunicazione?</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>«Credo nell&#8217;esistenza di un universo di possibilità i cui confini sono determinati solo dalla nostra capacità di estenderli. In questo senso la nostra cosiddetta realtà è solo un piccolo pianeta di questo affollato universo. In un altro pianeta magari usano degli imbuti di plastica per parlare con l’aldilà. Oggi è estremamente difficile fare poesia di protesta - come anche canzone di protesta -perché è il sistema stesso che, nella società dello spettacolo, crea il suo opposto e, creandolo, lo rende inoffensivo. La protesta diventa intrattenimento. Personalmente credo che l’unica rivoluzione possibile sia quella interiore. Una rivoluzione che ha come obiettivo proprio il recupero di quel dialogo interiore di cui si parlava prima. La poesia, le arti in generale, sono formidabili strumenti per ottenere questo recupero perché ci abituano all’ascolto e alla condivisione. Ci abituano ad accertarci e ad accettare l’altro».</em></p>
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		<title>&#8220;Poesie Antirughe&#8221; su I-Libri.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 11:31:02 +0000</pubDate>
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		<title>Alessandra Racca intervistata da I-Libri.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 11:30:23 +0000</pubDate>
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