La letteratura secondo Sik – di Angelo Biasella

01 Febbraio, 2012

Un amico una volta mi pose quattro improvvise domande. Le domande erano queste:

Cos’è veramente la letteratura?
Cosa fa di un romanzo qualcosa che vale la pena leggere?
Quali nervi deve farti vibrare?
Quali sono gli ingredienti che un libro deve necessariamente avere?

Da quella sera al Pub Morrison è passato non meno di un lustro e adesso, finalmente, mi sono schiarito le idee. Andiamo per ordine…

Premettendo che ogni impressione è puramente soggettiva e che ogni tentativo di ridurre la materia in questione ad un concetto singolo non può che risultare incompleto, disadorno e riduttivo, vado ad ingrossarvi la prostata con la mia tediosa disamina.
Allora, un romanzo che possa dirsi tale, in prima istanza, deve soddisfare il desiderio di scoperta del lettore.
Mi spiego: ogni libro, specie nel panorama editoriale italiano, mira a non destabilizzare l’autostima del lettore. Le case editrici, puntando a vendere il più alto numero possibile di copie, si sforzano di pubblicare libri che il lettore medio italiano sia in grado di metabolizzare ed introiettare senza dover troppo penare. Essendo il lettore medio italiano equiparabile ad un’ameba che sonnecchia placida sul fondo dell’Adriatico, l’editore punta su libri facili da scorrere, non troppo lunghi, e che siano incapaci di mettere il lettore nella condizione di porre in dubbio le proprie abitudini, la propria capacità intellettiva o, addirittura, la propria visione del mondo.
La maggior parte delle pubblicazioni attuali (parliamo di libri di varia… di intrattenimento) seguono uno schema narrativo ben definito e collaudato che può facilmente essere riassunto nel grafico sottostante:


A: Inizia il romanzo. Di solito, l’autore procede ad una descrizione (sommaria o molto accurata) dei personaggi, dello scenario, dell’epoca storica.
Da A a B: L’autore comincia a tessere la tela. Intreccia le vite dei personaggi. Dosa a dovere qualche colpo di scena per mantenere la tensione ad un livello di crescita costante, senza strafare.
Quando l’autore è convinto che il lettore sia ormai entrato nella trama, è il momento del colpo di scena vero e proprio (da B a C in breve tempo).

Dopo il culmine della tensione (C), in genere, c’è bisogno di un breve periodo di assestamento per permettere al lettore di assimilare lo stupore (qui solitamente è dove l’autore, compiaciuto del proprio estro, ride da solo, si offre da bere o esce e cammina per strada lanciando sguardi sprezzanti ad ignari avventori evidentemente incapaci di arrivare a lambire il suo genio).
La pressione, poi, scema gradualmente fino al punto D e, infine, il romanzo si trascina, su un piano di sostanziale equilibrio, fino all’epilogo (E).

Ora, il lettore medio è inconsciamente abituato a riconoscere questo schema ed è talmente assuefatto a questo modo narrativo da autocompiacersi quando presagisce, prima, e indovina, poi, ognuno dei punti focali del romanzo che ha sotto mano. Il più delle volte è quando vedendo qualcuno leggere si nota nei suoi occhi un bagliore di appagamento o un impercettibile sorriso di ammirazione che rimanda a disapprese soddisfazioni post-coitali.

Ecco, i romanzi che vorrei leggere non hanno nulla di questo. I libri che cerco devono essere capaci di stupirmi, di spiazzarmi, di dimostrarmi che tutto ciò che ho letto prima non è servito a niente e che di fronte alla Letteratura vera non sono che un piscialletto. Devono provare che tutte le mie certezze, gli assiomi che mi ero imposto, le mura che avevo eretto a difesa del mio scialbo sapere non sono che futili cazzate. I libri che cerco mi devono mettere alla prova, devono umiliarmi perché non arrivo a capirli, devono sfuggire ad ogni tentativo di classificazione e trovare nuovi modi per comunicare. Devono rappresentare una rottura netta col passato, devono fregarsene della dottrina ed interrare paletti ognuno ad iniziare una strada propria, dissimile dalle mille già tracciate. Non devono aver paura di osare, devono fregarsene della morale vigente e pestare i calli ad ogni tipo di potere secolare.
Nonostante questo, devono essere condivisibili e, anche se non immantinente, potenzialmente intuibili da tutti: questo è importante! Una vecchina che scivola sul ghiaccio è piuttosto equivoca a livello di percezione; la Santanchè che cade e si frattura una tibia ha un valore icastico trascendentale… si avvicina al divino.

Insomma, per farla breve, in un romanzo non cerco la conferma ma la sorpresa.

Tutto il resto viene dopo: una trama originale o l’assenza totale della trama, un particolare registro letterario, trovate ad effetto, padronanza nei dialoghi, capacità descrittiva e caratterizzante di luoghi e personaggi… sono tutti elementi importanti ma non fondamentali. Sono lo scafandro in cui è racchiusa l’essenza stessa della storia e soprattutto dell’autore. Io, leggendo un romanzo, voglio poter conoscere chi l’ha scritto, l’uomo che c’è dietro la tastiera del computer. Lo voglio vedere nudo come mamma l’ha fatto, senza alcun artificio letterario a fargli da paravento.

Questo è tutto.
Vi ho annoiato abbastanza?




26 Commenti



  1. ennio il

    Non mi hai annoiato…..oserei definire la tua disamina quasi un “dogma inconfutabile”.
    Bravo!!!

    P.S. Comunque nonostante l’apprezzamento, TI ODIO SEMPRE!!!!


  2. Sik il

    Il sentimento è reciproco: molto astio e rancore.


  3. chiara patitucci il

    Sarò breve.
    Ultimamente apprezzo particolarmente due tipologie di romanzi:
    a) quelli che, mentre la sera rientro a casa o metto a bollire l’acqua del thè o mi faccio lo shampoo, mi ritrovo i personaggi affianco, o penso di voler andare al bar XYZ ad incontrare uno dei personaggi. Quelli, insomma, che ti entrano dentro come se fossero stati una tua esperienza di vita, e infatti lo sono stati.
    b) quelli che, anche se li ho letti da 2,3,4 settimane, ancora ci ripenso e ho da pensarci su, e ancora ne avrò. Quelli, insomma, che si metabolizzano molto molto lentamente perchè hanno troppe cose da insegnarmi.

    Lo schema da te descritto potrebbe applicarsi, ad esempio, anche alle canzoni, tipicamente quelle di musica pop che hanno davvero una struttura fissa (e tra l’altro identica al grafico del romanzo da te disegnato: sostituisci colpo di scena con ululato + acuto del cantante). Anche qui, basta cambiare genere e si trovano molte sorprese.
    Tuttavia, non credo che si possa ridurre tutto alla sola questione di conferma/sorpresa: a parte che possono essere entrambe presenti in un romanzo di qualità, io credo che l’unico scopo di un libro non sia scioccarmi, ma aggiungermi qualcosa. Anche senza shock. Possibilmente, aggiungermi qualcosa che abbia un effetto psicagocico. E/o, aggiungermi delle emozioni forti, ma molto forti: belle o brutte, non importa. La scena di Mishima che si conficca la spada nelle viscere descritto in Yukoku mi ha fatto fisicamente contorcere sul treno Crotone/Pescara, provocando la curiosità e il disgusto in tutto il vagone.
    De gustibus!!!


  4. Sik il

    Chiara, se non c’è shock non c’è aggiunta. E una cosa che si aggiunge è una cosa nuova che, per forza di cose, ti sorprende.


  5. Mirko il

    Ebbravo Sik. Per dirla in breve, condivido in parte. Capisco il tuo discorso, che in pratica si potrebbe far coincidere con il manifesto di Neo Edizioni, ma non sono così reciso nella dicotomia tra i lavori che prescindono dallo schema “da A a E”. Ci sono dei libri che mi sono piaciuti e che rispettavano quello schema, e quindi non sono originali o validi nel senso che dici tu, ma secondo me rimangono belli, o semplicemente piacevoli da leggere, perché hanno altri aspetti positivi. In questo momento mi vengono in mente solo esempi di letteratura di genere (che ti risparmio :-) ), ma più in generale credo che un autore possa innovare, nel senso che dicevi tu, anche senza destabilizzare la storia della letteratura dai graffiti nelle grotte ai giorni nostri. Per fare un esempio di casa Neo, dal basso della mia ignoranza, mi sembra che “Gobbi come i Pirenei” non rientri quasi per nulla nella tua descrizione qui sopra, ma l’avete pubblicato comunque – presumo perché ci avete visto qualcos’altro. A me è piaciuto molto, mi ha divertito, me lo sono letto tutto d’un fiato e via così. È un libro di rottura? Non direi. Stravolge il concetto di romanzo? Non direi. E chi se ne frega! Non dimenticare l’aspetto ludico, che per quanto banale credo rimanga il principale motore di noi lettori, anche se non il solo.

    Chiudo qui, spero di aver messo assieme dei pensieri di senso compiuto con un minimo di filo logico…

    Come si dice a Bologna, te la caccio nel saluto!


  6. Sik il

    Mirko, per dirla tutta, io non l’ho ancora letto il romanzo di cui parlo. :-)
    Lo cerco da una vita e, cercando, sono incappato in molti libri che mi hanno incuriosito, divertito, formato, interessato. Alcuni mi hanno anche sorpreso ma il Romanzo di cui parlo probabilmente è quello che non leggerò mai.
    E’ l’unicorno che tutti dicono di aver visto ma che nessuno sa dove si abbevera.


  7. Barkolla il

    Io direi che si possono avere shock anche con lo schema tipico.
    Poi, se la Santanchè si rompe il culo, per me va bene tutto… :-)


  8. Mirko il

    D’accorda con il Barkolla (non ti conosco, ma mi prendo lo stesso la licenza di riferirmi a te col tuo nome di battaglia). Ovvio che se la Santancaz si rompe il culo, il ROMANZO è compiuto!

    Sik, vedi mai che un romanzo di fantapolitica (per così dire, mettere politica e Santancaz nella stessa frase è cosa impervia) con la nostra che si rompe dove sappiamo fosse il tuo santo graal letterario? :-)


  9. Sik il

    Pubblicherei anche uno starnuto della Santanchè.


  10. paolo il

    sounds good


  11. chiara patitucci il

    Rispondo al Sik di “Chiara, se non c’è shock non c’è aggiunta. E una cosa che si aggiunge è una cosa nuova che, per forza di cose, ti sorprende.”

    Non sono d’accordo: può esserci aggiunta anche senza shock. E una cosa può essere nuova anche in un senso a te noto, che non necessarimanete ti soprende, ma ti accresce. In un senso nuovo indubbiamente, ma non necessariamente sorprendente.

    Attendo tua risposta: però ad un certo punto fermiamoci, il dibattito sul significato delle parole shock, sorpresa, aggiunta, crescita, e tutte le loro possibili implicazioni potrebbe andare avanti per mesi!!!


  12. Sik il

    Non so, io non mi fermo nemmeno a pensare su una cosa che non mi destabilizza. E “destabilizzare” in questa accezione non ha niente a che vedere con cose eccezionali o eclatanti. “Destabilizzante”, per me, si riferisce semplicemente ad una cosa che cattura la mia attenzione. Di qui, una cosa che cattura la mia attenzione è, per me, una cosa nuova e una cosa nuova è sempre una sorpresa.
    Ci stiamo incartando?
    :-)


  13. laura il

    “I libri che cerco mi devono mettere alla prova, devono umiliarmi perché non arrivo a capirli, devono sfuggire ad ogni tentativo di classificazione… rappresentare una rottura netta col passato…iniziare una strada propria, dissimile dalle mille già tracciate”
    In bocca all’unicorno…


  14. Sik il

    Forse devo leggere la Bibbia. Che ne pensi, Laura?


  15. laura il

    Mi sembra un ottimo punto di partenza. Suggerirei la versione originale ebraica, senza traduzione a fronte,così da rendere il percorso più impegnativo :-)


  16. Sik il

    Non mi spaventa. Niente può essere peggiore di Proust. Nella bibbia ci sono tempeste, inondazioni, anatemi, uccisioni, sangue e ogni tipo di barbarie. Ne “La recherche” tutto si riduce ad inzuppare una madeleine in un cucchiaino di tè.
    Vuoi mettere la rottura di coglioni…


  17. laura il

    Peggio di Proust solo la Prost(ata)ingrossata di cui sopra.


  18. Barkolla il

    Si ma la Bibbia è come un film splatter di terz’ordine…

    P.S. Tranquillo Mirko!


  19. Sik il

    Pensavo fosse il miglior romanzo di fantascienza mai scritto…


  20. mariano il

    sempre a schiarirti le idee! già negli anni della laurea, ben oltre un lustro fa, con le tue tempeste mentali! prima bastava un intruglio di bollicine e ginseng e due fili di erbaccia nata gramigna tra le mattonelle di un balcone a scatenare le turbe…ora sei cresciuto. Gigante


  21. Angelo il

    Piglialo in culo.


  22. Sik il

    Mariano, che bei ricordi. Negli anni precedenti alla laurea ero in formissima. Poi, da allora fino ad oggi, ho subito una regressione misteriosa. Ora mi commuovo guardando “Uomini e donne”.

    Angelo: ahimè, ho l’anello anale poco capiente.


  23. Zio Scriba il

    eheh… arrivo solo ora ma concordo in pieno con quanto scrivi… l’ameba-lettore ha bisogno di una bella scarica elettrica, altrimenti moriremo tutti di noia: l’ameba, i restanti pesci-lettori e pesci-scrittori, il Mare della Narrativa nel suo insieme (prosciugato dagli eruditi e inquinato dai banali)… e se l’ameba rivitalizzata diventerà una torpedine potremo vederne, e farne, delle belle…

    però la tv (uomini e donne??!!) è meglio se la spegni… :D


  24. Sik il

    eheheh… il trash è vita!
    Oltre una certa soglia di abominio, l’esecrando sublima se stesso e diventa cult.
    Tipo questo: http://www.youtube.com/watch?v=ZKkF4ThySPQ
    La pagina migliore della televisione italiana: dalla sua nascita ad oggi. Ricordo che mi sono pisciato sotto dal ridere… e ancora rido.


  25. Zio Scriba il

    azz… peggio dei morti di fama sull’isola ci sono solo le sciacquette che blaterano in studio… sono le classiche cose che giustificano il titolo dal gusto vagamente atomico di un mio racconto semidemenziale: “SUGGERIRE AGLI IRANIANI DI AUMENTARE LA GITTATA”… :-) )))


  26. Sik il

    A pensarci bene, lo pubblicherei un romanzo sull’Isola dei famosi. Serve soltanto un naufrago capace di mettere insieme una principale e una subordinata. Mica una figa blu, mica Brunetta impalato in piazza, mica il santo Graal… solo un naufrago che sappia argomentare.
    Forse ce la posso fare a farcela… forse non tutto è perduto.