La teoria del Neo.

L’assunto è:
la democrazia è un’utopia, dunque irrealizzabile nella sua pienezza.
Alla domanda E’ possibile raggiungerla, la risposta è No. Ma ci si può provare.

Due gli elementi che la teoria considera:
1. la distanza che ci separa dal pieno raggiungimento della democrazia
2. la tensione che spinge verso questo obiettivo
Non c’è relazione proporzionale, certo è che laddove la tensione è maggiore, maggiore è la possibilità di approssimazione.

Tensione e distanza, dunque. (approssimazione) il Neo.

La teoria dice che è nell’espressione che la democrazia deve trovare la sua più approssimata realizzazione. Non libertà d’espressione, ma democrazia nell’espressione.

Superamento di ogni struttura, regola, forma o inganno che simulati minano l’approssimazione, infiacchiscono lo slancio.
Superamento del canovaccio, annientamento del pensiero unico, messa a bando del politicamente corretto.
Questo la teoria vuole.

La teoria dice: messa a bando dell’irruzione del marketing nel tessuto stesso dell’espressione.
Perché:

  • lo scrittore è un esploratore
  • il lettore è un esploratore
  • lo scrittore è uno straniero
  • il lettore è uno straniero
  • lo scrittore è il popolo
  • il lettore è il popolo

Il lettore non è un consumatore: è il contraddittorio vibrante alla pagina narrante.
E’ il corpo entro cui gli elementi antitetici della significazione trovano la propria sintesi.
Che gli scrittori lo sappiano, perché sono gli eletti alla rappresentanza.

La teoria vuole che il lettore sia l’habitat del testo. Non il contrario.
Lo scrittore, l’eletta guida tibetana.

La teoria del Neo non cerca l’acquirente ma il lettore.
Un lettore che cerca la sorpresa non la conferma.

La teoria dice: esplosione e frammentazione di pensieri e teorie, di vissuti e narrazioni, di espressioni in contrapposizione ed antitesi.
La teoria vuole dissacrazione, ironia, cinismo, causticità.

La teoria vuole chirurgia.

Elogio dunque della periferia, del pensiero deterritorializzato, del demodè, del desueto.
Tendere al riso, all’umorismo, per cogliere il dolore nelle sue periferie, non nei suoi centri controllati e controllabili.
Elogio alle macchie endemiche, ecdemiche, congenite, acquisite, tumorali, vezzose, sull’epidermide dello scibile.
Questo la teoria vuole.

La teoria del Neo dice a creatori e fruitori: i viaggi della mente hanno pari dignità dei viaggi del corpo: chiusi in casa o smarriti nel mondo, gli orizzonti non cambiano.

Questo è un buon passo verso la democrazia.